Domenica mattina all’Auditorium dell’Istituto Massimo di Roma gestito dai gesuiti (ed uno dei preferiti da Papa Bergoglio) si è tenuta una manifestazione del centro – destra sul referendum.
Presenti tutti i leader ed un folto pubblico che ha gremito la sala romana fin dalle prime ore della mattinata.
Ha esordito Franco Mugnai presidente della Fondazione di AN, a seguire Fabio Rampelli, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia.
Poi esponenti della società civile che hanno espresso le ragioni del No.
Salvini nel suo intervento ha parlato del percorso in comune che sta facendo con la Meloni e che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile.
Il leader della Lega ha poi posto l’accento sul fatto che “non va bene che qualcuno si sia fermato al passato”, chiaro riferimento a Silvio Berlusconi che proprio ieri si è riproposto come leader della coalizione senza passare per le primarie.
Salvini ha espresso le ragioni per cui vota per il No: la contrarietà al “pensiero unico”, all’ “uomo marmellata” e alla massificazione del pensiero.
Ha attaccato la precarizzazione, il Job Act portando l’esempio della moglie di Renzi che il posto di lavoro non solo l’ha trovato -grazie alla legge del marito ma “pure sotto casa”.
È poi tornato sul fatto che il ministro dell’economia Padoan neppure sa quanto costa un litro di latte “e poi vogliono fare le riforme costituzionali”
Su Fidel Castro ha detto che si è trattato “di un feroce dittatore osannato dai media come se fosse stato Padre Pio”.
“Ilaria D’amico, Caterina Caselli, Tardelli votano Sì: una buona ragione per votate per il No”.
“Meglio stare con la gente che con gli pseudo intellettuali”. “Noi vogliamo cose chiare: controllo della moneta, sovranità, controllo sui confini; questo vuole il popolo e sia chiaro che poi dopo il 4 dicembre i Cicchitto, i Casini, gli Schifani, gli Alfano non si facciano più vedere in giro”
Giovanni Toti, governatore della Liguria, ha invece fatto un intervento più di analisi definendo una “nuvola tossica” la proposta di Renzi fatta “per coprire il suo periodo di permanenza a Palazzo Chigi”.
Il finale è stato tutto per Giorgia Meloni, padrona di casa, che in una quarantina di minuti ha posto l’accento sul perché votare No: in primis contro il radical – chic, quelli che non anno voluto i migranti a Capalbio, quelli che parlano e basta ma quando ci sono da fare cose concrete fanno il contrario di quello che dicono.
La Meloni ha detto di parteggiare per i “diritti dei molti, cioè il No” contro i “diritti dei pochi cioè il Si”.
Il problema -per la leader di FdI- è la globalizzazione che “riduce i diritti dei lavoratori livellandoli verso il basso”. Parole aspre anche per la Presidente della camera Laura Boldrini “tipico esempio di radical -chic che di immigrati ha conosciuto solo la sua colf e il suo giardiniere”,
L’ex ministro ha poi fatto il punto analitico sulle ragioni tecniche del No alla riforma voluta da Renzi e sulle spese per le consulenze a Palazzo Chigi che sono aumentate di 100 milioni di €.
“Il Movimento Cinque Stelle vota come la sinistra…per me essere populista è stare con il popolo”.
Al sindaco di Capalbio che mi ha invitato dico vieni a vedere Tor Sapienza e poi ne riparliamo”.
L’incontro odierno ha coperto vai temi ma oltre la parte didascalica incentrata in una spiegazione tecnica delle ragioni del No è stato ribadito, sia da Salvini che dai Meloni, perché ormai il passato è passato e il futuro non è più Berlusconi.
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