
di Alberto Maggi e Fabio Massa
Tutti a Palazzo Grazioli. Il Cavaliere aveva previsto la buriana al punto che – secondo quanto può riferire Affaritaliani.it – aveva già lanciato la convocazione a governatori, vicegovernatori, ministri ed esponenti del governo per una riunione che si terrà a Roma giovedì. La discussione non verterà tanto sul Governo, per il quale, secondo fonti di Affari, viene giudicato irrilevante il risultato delle urne, quanto sulle prospettive interne al Popolo delle Libertà. In più, l’analisi che sarà fatta avrà un focus eccezionale su Brescia, una delle poche partite che veramente stavano a cuore al Cavaliere. Del resto, Gianni Alemanno nella Capitale non era di certo un uomo del Cavaliere. Così come Giancarlo Gentilini, a Treviso, ha decretato la sconfitta più che altro della Lega Nord. Tutto diverso invece il discorso sulla città della Leonessa. Ad ottenere mano libera sulla vicenda bresciana era stata Mariastella Gelmini, ex coordinatrice lombarda. Dietro alla Gelmini, l’intero partito si era compattato per sostenere la ricandidatura di Adriano Paroli, ciellino doc. Sarà lei a dover spiegare che cosa è andato storto. Di certo – ragionano alcuni – questa è la peggior tegola che potesse cadere sulle aspirazioni dell’ex ministro di diventare coordinatore nazionale, una aspirazione neppure troppo nascosta, che coltiva da tempo mediante alleanze con i vari big del territorio. Altro discorso è quello governativo. Su questo si aprono due tipi di tesi, che troveranno spazio di discussione a Palazzo Grazioli. Quella dei “falchi”, che vorrebbero più distinguo e più “cattiveria” nei confronti del governo, e le “colombe” che invece vorrebbero una navigazione tranquilla per Letta mentre il Pdl si riorganizza sui territori. Anche perché – sarebbe il pensiero di Berlusconi – dopo il successo nelle amministrative, il Pd farà quel che fa sempre: inizierà a litigare in modo feroce per spartirsi il potere.
Di opinione ovviamente diversa Stefano Fassina. “Il risultato dei ballottaggi è certamente molto positivo, anche se avviene in un quadro di preoccupante calo della partecipazione al voto già bassa al primo turno spiega il viceministro dell’Economia e uno dei massimi esponenti del Partito Democratico, commenta con Affaritaliani.it i risultati del secondo turno delle elezioni amministrative. “Se guardiamo ai voti assoluti, a cominciare da Roma, i candidati del Centrosinistra registrano un incremento di voti assoluti rispetto a quelli del primo turno. La vittoria è comunque ridimensionata dal forte astensionismo ma manifesta la capacità del Centrosinistra di catturare voti oltre l’area del primo turno”.
Quali ripercussioni sul governo Letta? “Come abbiamo sottolineato dopo i risultato di quindici giorni fa, il dato di oggi è stabilizzante per il governo. Coloro che nel Pdl minacciavano un giorno sì e l’altro pure il voto politico anticipato lo faranno sempre di meno. E’ evidente che l’elettorato di Centrosinistra, pur con il malessere che conosciamo, ha capito che questo governo è di emegenza e si tratta di un compromesso nel quale il Pd mantiene il proprio profilo di alternatività al Pdl. Questo voto certamente ridimensiona quelle parti del partito di Berlusconi che hanno minacciato il voto anticipato come condizionamento del governo e dà a Enrico Letta la possibilità di fare quelle misure emergenziali per cui l’esecutivo è nato e farle con maggiore incisività”.
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