«Lasciate alle regioni e ai comuni tutti i loro denari, all’infuori di quelli che sono necessari al governo cen- trale per compiere le sue funzioni di interesse naziona- le; e allora, solo allora le spese si ripartiranno egual- mente, ma ognuno si terrà i suoi quattrini e li spenderà sul luogo come meglio crederà. Allora ci sarà una so- cietà libera, finché invece vi sarà un potere centrale incaricato di distribuire strade, ponti, acquedotti, isti- tuti di istruzione, tribunali, reggimenti, vi saranno sempre ingiustizie fra le parti dello Stato.» Con queste parole ho concluso il mio intervento dal palco di Bologna l’8 novembre 2015, al termine di quella giornata di memorabile mobilitazione in cui abbiamo riempito piazza Maggiore di migliaia di per- sone, famiglie, idiomi, culture e colori da tutta Italia al grido «Liberiamoci e ripartiamo». Una citazione del grande meridionalista Gaetano Salvemini che ho conservato nella tasca dei pantaloni per tutta quella mattina mentre mi godevo la piazza tra migliaia di persone, felice di perdermi tra saluti, abbracci, consi- gli, battute, risate.

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