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Politica


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Un giorno sì e l'altro pure Matteo Salvini ripete che non si alleerà mai con l'Ncd di Alfano. Punto. Roberto Maroni, però, dallo scranno di governatore della Lombardia tende la mano al partito di Alfano e sembra presagire possibili accordi nazionali. Che succede nella Lega? Due linee? Salvini contro l'ex segretario? In realtà Maroni è costretto a usare parole tenere e concilianti con l'Ncd, visto che il gruppo di Alfano è determinante per la maggioranza in Lombardia. Quasi un'ovvietà, duqnue.

Fatto sta che - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it - è evidente che certe accelerazioni del 41enne leader leghista non piacciono a tutti nel Carroccio. Si sa l'opposizione di Flavio Tosi all'uscita dall'euro, ad esempio, e lo scontro proprio con il sindaco di Verona su chi debba essere il candidato premier leghista in caso di primarie del Centrodestra. Salvini si è imposto con i numeri dei sondaggi e con il boom alle Regionali in Emilia Romagna, ma Tosi fa sempre riferimento a un precedente accordo con Maroni in base al quale il candidato sarebbe stato lui. Divergenze politiche ci sono poi anche con Umberto Bossi, che continua a incontrare Silvio Berlusconi. Il Senatùr ogni tanto bacchetta Salvini, come quando ha posato nudo, e ogni tanto lo loda. Quasi gioca a fare il battitore libero.

Ma su una cosa non ci sono dubbi: le decisioni politiche chiave, quelle fondamentali - dal referendum poi cassato sulla legge Fornero all'alleanza anti-euro con la Le Pen - vengono prese dal segretario federale. Maroni decide sulle scelte amministrative in Lombardia ma praticamente non ha voce in capitolo sulla linea politica, tanto a Roma quanto a Bruxelles. Anche in vista delle alleanze per le Regionali è Salvini a muoversi a 360 gradi senza condizionamenti o vincoli. L'altro Matteo è stato anche bravo a costruire in questi 13 mesi una squadra dirigente giovane e rinnovata al suo fianco, pronta sempre e comunque a sostenerlo. Suoi fedelissimi sono i due capigruppo, Fedriga (Camera) e Centinaio (Senato). Di Salvini la scelta forte di mettere alla guida del dipartimento immigrazione e sicurezza l'italo-nigeriano mezzo bergamasco Toni Iwobi.

Anche Calderoli, mago dei regolamenti parlamentari, prende ogni decisione importante in Aula consultandosi prima con il segretario. Ma la vera mente della Lega, l'uomo che ad esempio ha spiegato bene a Salvini come Renzi - secondo la tesi del Carroccio - voglia salvare la rossa Mps sacrificando le banche popolari, è Giancarlo Giorgetti. L'ex presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio, silente con i giornalisti e mai presente in televisione, è il vero cervello del movimento, dall'economia all'Europa passando per la proposta di flat tax, una rivoluzione fiscale che Giorgetti ha capito prima di tutti convincendo Salvini a seguirlo.

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