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Italia-Usa, Meloni ha fatto asse con Mattarella per arginare Trump. Segnale al tycoon ma anche a Salvini e alle opposizioni
Che cosa c'è dietro la dura nota sul tema Afghanistan

Donald Trump e Giorgia Meloni
Tajani, spinto dai figli di Berlusconi, perfettamente in linea con la premier
La nota diffusa alle ore 19.16 di sabato 24 gennaio dai canali di Palazzo Chigi con la quale la presidente del Consiglio critica apertamente e senza usare mezzi termini il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull'impegno militare dei Paesi Nato in Afghanistan segna una svolta importante nella politica estera del governo di Centrodestra. I passaggi chiave del comunicato di Palazzo Chigi sono: "In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione internazionale. Nel corso di quasi vent’anni di impegno, la nostra Nazione ha sostenuto un costo che non si può mettere in dubbio: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti".
E attenzione bene alla parte finale della nota: "Italia e Stati Uniti sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto. Ma l'amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica". E' la prima volta che la premier prende nettamente le distanze dalla Casa Bianca da quando il tycoon è stato rieletto. Non lo aveva fatto con i dazi, dove ha contrastato fino a pochi giorni fa il "bullismo" del presidente francese Emmanuel Macron soprattutto dopo l'inviato di soldati in Groenlandia.
Meloni aveva appoggiato Trump sia sul processo di pace in Medio Oriente fin dall'inizio sia sulla cattura di Maduro con il blitz in Venezuela e anche sull'Ucraina ha sempre arginato le fughe in avanti di alcuni Paesi europei, Parigi e Londra in testa ma anche Varsavia, cercando sempre e comunque di mantenere unito il fronte occidentale. Anche sul cosiddetto Board of Peace, pur non aderendo per motivi costituzionali che vietano l'ingresso del nostro Paese, si era detta "interessata a valutare".
Che cosa è successo dunque? Da un lato alla presidente del Consiglio non è piaciuta la dichiarazione a suo nome fatta da Trump sull'Air Force One ("L'Italia non vede l'ora di entrare nel Board"). Non può certo essere il leader di un'altra nazione, seppur amica e con ottimi rapporti anche personali, a comunicare in patria e al mondo le posizioni della maggioranza che governa a Roma. Meloni è sempre stata chiara: ponte con gli Usa per tenere unite le due sponde dell'Atlantico (vedi le liti con Macron) ma prima di tutto vengono gli interessi degli italiani.
Ed è questo anche il senso del recente bilaterale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz nella Capitale. Roma e Berlino fanno asse per evitare i toni troppo accesi della Francia ma anche nel rapporto con gli Usa mantengono una posizione autonoma. Interesse al Board of Peace, che non vale solo per la Striscia di Gaza, ma soltanto se cambia la natura giuridica dell'organismo che non può essere una sorta di nuova Onu comandata dal tycoon. Roma e Berlino sono anche più vicine a Israele per motivi storici, visto il loro passato nel '900, rispetto a Parigi che non avendo alle spalle l'onta del nazi-fascismo si sente più libera di schierarsi apertamente contro il governo di Tel Aviv.
Politicamente la presa di posizione della premier serve da un lato a frenare il trumpismo esagerato del vicepremier, ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture e segretario della Lega Matteo Salvini, E, dall'altro, è anche un chiarimento per mettere a tacere le continue accuse delle opposizioni, tutte unite stavolta, di sudditanza nei confronti degli States. Una posizione certamente condivisa al 100% dall'altro vicepremier, ministro degli Esteri, Antonio Tajani che, anche su pressing di Marina e Pier Silvio Berlusconi, vuole un esecutivo più ancora a Bruxelles che sappia, come ha fatto Meloni, prendere nettamente le distanze da Trump esagera o lancia accuse palesemente false come nel caso dell'Afghanistan.
Fonti qualificate, anche se ovviamente non ci sarà una conferma ufficiale, affermano che prima di uscire con quella nota di Palazzo Chigi la premier si sia confrontata con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella condividendone la forma e il contenuto. Da oggi l'Italia di Centrodestra non è certo anti-Trump, non siamo passati alle posizioni di Alleanza Verdi Sinistra, ma pur ribadendo l'"amicizia" Meloni ha voluto mettere in chiaro alla Casa Bianca e all'Amministrazione Usa, non solo al tycoon, che l'Italia non si fa strumentalizzare da nessuno. Nemmeno da chi crede di essere il padrone e anche il fondatore del nuovo ordine mondiale.
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