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Politica
Italicum, passa la prima fuducia: 352 sì. La minoranza dem in rivolta

 "Almeno 50 deputati di Area riformista voteranno la fiducia", pur considerando "un errore" di Renzi averla posta sull'Italicum. Il documento il cui senso viene anticipato ai giornalisti in Transatlantico fotografa il punto di svolta 'politico' della sofferta partita nel Pd aperta dall'approvazione dell'Italicum e, appunto, dalla scelta di Renzi di mettere la fiducia. In sostanza, il fronte del no si assottiglia e il presidente del Consiglio-segretario Pd si avvia a chiudere con un successo la sfida con la minoranza Dem.

E incassa intanto la prima fiducia a Montecitorio: 352 si' contro 207 no. Senza incidenti o intemperanze, nonostante il clima incandescente di ieri, passa allora il primo dei tre voti di fiducia (domani gli altri due) sulla riforma elettorale. L'aria che tira a Palazzo Chigi la si intuiva gia', del resto, dalla battuta di Maria Elena Boschi che diceva ai cronisti, all'arrivo alla Camera, di sentirsi "fiduciosa per la fiducia".
  
"Non siamo prepotenti e arroganti, stiamo solo facendo il nostro dovere - rivendica Renzi nella sua enews - Siamo qui per cambiare l'Italia. Non possiamo fermarci alla prima difficolta'. Se accettiamo anche noi, come accaduto troppo spesso in passato, di vivacchiare e rinviare, tradiamo il mandato ricevuto alle primarie, dal Parlamento, alle europee".
 

A Stefano Fassina tenere il conto del fronte dissenziente: "Non so quanti saremo precisamente a non votare la fiducia, perche' ci sono colleghi che stanno ancora riflettendo, ma credo che alla fine dovremo essere un gruppo numeroso, probabilmente piu' di trenta". Conferma la linea della non partecipazione al voto e esclude scissioni all'orizzonte, Davide Zoggia: "Noi ieri sera - spiega - abbiamo avuto la riunione della componente di Area Riformista e Roberto Speranza ci ha spiegato le ragioni del suo non voto di oggi alla Camera. Mi pare che quella posizione, almeno per quanto mi riguarda, possa essere condivisibile. Escluderei qualsiasi ipotesi di scissione o gruppi autonomi. La nostra battaglia la conduciamo all'interno del Pd che e' la nostra casa".

Se non si tratta di strappo, il solco nei Democrat comunque c'e', e Pier Luigi Bersani lo conferma. Scandisce, l'ex segretario, che "io non esco dal Pd, nessuna scissione. Bisogna tornare al Pd, non uscirne" e accusa: "Lo strappo non l'ho fatto io, l'ha fatto Renzi mettendo la fiducia". "Ora ci dicono che dobbiamo essere leali, proprio perche' siamo ex segretari e dirigenti del Pd, ma si sono ricordati di noi solo ora, non quando ci hanno rimosso dalla commissione o non ci hanno invitato alla Festa dell'Unita. Se la legge elettorale andra' e il governo potra' proseguire il proprio compito, si aprira' una fase affascinante per tutti noi", assicura Renzi.

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