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Politica
Italicum/ Renzi dice no a Berlusconi: "Legge elettorale in calendario subito"

Nessuno slittamento per la legge elettorale che, al contrario, va calendarizzata il prima possibile. Un occhio attento verso la nuova destra, che non va sottovalutata mentre, per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle è possibile ipotizzare non un'alleanza politica, ma un dialogo su singoli temi. Il premier e segretario del Pd, Matteo Renzi, davanti alla platea della direzione del Partito democratico, respinge le accuse della minoranza dem in merito alle ultime Regionali: "Respingo la tesi che l'astensionismo in Emilia Romagna derivi dalla disaffezione per il jobs act. È una lettura superficiale, parziale e discutibile. L'astensione - ha spiegato il premier - è impressionante, ma la lettura che do dell'astensione è molto più ampia. Ci deve preoccupare il risultato di una scarsa credibilità dell'istituzione Regione". E chiede un voto per andare avanti con le riforme. La riforma del lavoro, però, per Gianni Cuperlo, non può essere materia di scambio con la Ue: "Non conviene metter mano alla riforma del lavoro come merce di scambio con i vertici di Bruxelles per un via libera alla legge di stabilità", ha detto Cuperlo.

Renzi non vede alcun motivo per un ritardo alla legge elettorale: "Non c'è alcuna ragione per bloccare o ritardare la legge elettorale. Berlusconi ha detto che prima vuol fare il nuovo presidente della Repubblica, e questa proposta è da respingere al mittente. C'è un accordo, è ora di tradurlo in legge". E l'intenzione di approvare rapidamente l'Italicum "non perché vogliamo andare a votare, ma perché un ritardo sarebbe inaccettabile, sia per i motivi per cui Napolitano ha accettato il secondo mandato e sia agli occhi dei cittadini". Dunque "la legge elettorale, deve essere chiaro anche al nostro interno, è da calendarizzarsi il più velocemente possibile in base agli impegni che ci siamo presi la volta scorsa". Anche perché "c'è un accordo migliorativo rispetto all'Italicum 1.0. Qualcuno lamenta che si è scesi troppo con le soglie per i piccoli partiti, ma questo era inevitabile con il premio alla lista". Parole che hanno spinto Davide Zoggia, esponente dela minoranza Pd, a chiedere se il patto con l'ex Cavaliere sia ancora in piedi: "L'accordo con Berlusconi regge o non regge - ha chiesto Zoggia che ha spiegato - perché se non regge non si può dire alla direzione che si deve restare per forza dentro i parametri del patto. Perché altrimenti si potrebbero fare in Parlamento delle modifiche utili al Paese e al nostro partito". Lo stesso dubbio ha espresso Cuperlo: "Dobbiamo fare le riforme. La differenza tra noi, non è se fare le riforme. Più volte ci è stato detto che non si potevano apportare modifiche né all'Italicum, né alla riforma costituzionale che non fossero concordate con il principale contraente del patto del Nazareno. Oggi pare che quel contraente non sia più disponibile a rispettare almeno in merito al timing stringente. Questo patto esiste ancora, è solido, scricchiola, ha bisogno di un tagliando?", ha detto.

In Italia e in Europa, ammonisce Renzi, "avanza una nuova destra" che "non deve essere sottovalutata". "S'avanza una nuova destra. È un elemento che dovrebbe farci riflettere. Fuori di noi non ci sono le magnifiche sorti e progressive, c'è Salvini che riesce ad estasiare la Le Pen: bravo, non era facile immagino... C'è una Lega che gioca la carta della preoccupazione sull'immigrazione in modo spregiudicato, perché nelle nostre periferie possiamo fare di più. Questa nuova destra - aggiunge - non deve essere sottovalutata e deve essere guardata dritta negli occhi, senza paura", prosegue.

Il premier, poi, vede nella frattura all'interno del M5s un fatto che avrà serie conseguenze e, pure senza pensare ad alleanze, ipotizza di coinvolgere quei componenti del Movimento che non si affidano solo al blog: "Grillo salta", ha detto Renzi. E salta perché "avevano caricato tutto sulle Europee, e sono andati a sbattere su quel muro". Grazie dunque al 41% del Pd: "È anche il Partito Democratico che sostanzialmente ha fatto saltare Beppe Grillo. Se si è stancato lui, figuriamoci quelli che lo hanno votato...". Il segretario del Pd e premier ipotizza dunque "il coinvolgimento con quelle persone che non considerano più il blog l'unica bussola", sembrerebbe sull'elezione del prossimo Presidente della Repubblica. "Nessuno offre un'alleanza politica, ma su qualche punto possiamo portarli a discutere come abbiamo fatto sulla legge elettorale".

Riforme. Rivolto all'assemblea, Renzi chiede poi di votare su una "accelerazione" delle riforme: "Certo, hanno votato meno persone. Questo vuol dire che dobbiamo fermarci sul percorso delle riforme? Io - ha aggiunto - chiedo che ci sia un voto oggi sulla convinzione di proseguire il percorso delle riforme. Voglio sapere se il Pd è d'accordo con me sul fatto che le riforme vanno accelerate, non ritardate", prosegue.

Nessuna preoccupazione per le cifre dei sondaggi: "Il Pd sta rivoltando l'Italia come un calzino - dice il premier - e non dobbiamo preoccuparci se possono cambiare i sondaggi. I sondaggi del Pd vanno benissimo, casomai quelli sulla mia popolarità...", ha aggiunto Renzi, che però ha assicurato: "ma io sono qui per cambiare l'Italia, non per cambiare i sondaggi. E continuerò a girare l'Italia: non mi sono mai tirato indietro su nessuna vicenda di dolore in Italia. Ci mettiamo la faccia: se c'è da prendere fischi o uova si prendono, ma oggi c'è una serie di crisi risolte in giro per l'Italia che rappresenta il primo flebile segno di inversione tendenza".

Per ora nessun Congresso del Pd: partito che che "per la prima volta governa il Paese, la stragrande maggioranza delle Regioni e la stragrande maggioranza dei Comuni, non deve immiserirsi in un dibattito astratto al nostro interno o addirittura in un dibattito congressuale come qualcuno vorrebbe. Il dibattito congressuale si farà, nel 2017", annuncia il premier.

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