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Politica
L’espulso dal movimento: “Le Sardine? Casaleggio a confronto è Pertini”

Vincenzo Petrone è un ex attivista del movimento Sardine che in seguito ad un duro battibecco con il leader del movimento Mattia Santori, all’uscita dal ministero degli Affari Regionali, è stato espulso.

La sua prima intervista ai giornali è stata ad Affaritaliani ed è leggibile qui.

 

Ha letto? Sui giornali i suoi ex amici Sardine, diciamo così, dichiarano che non hanno espulso nessuno...

“Invece mi hanno espulso. Dopo quello che ho detto a Santori, davanti al ministero degli Affari Regionali, c’è stata un’aspra discussione dei responsabili locali sul Gruppo Sardine Lucane. Ed hanno proceduto così. Ritengo illecitamente, non c’è uno statuto, non c’è niente. Ma dipende tutto da Bologna… mi spiego...”

 

Come sempre nelle cose di sinistra, dipende tutto da Bologna...

“I lucani mi dicevano che neanche potevamo fare assemblee in carne ed ossa perché non c’era niente da dirsi. Le Sardine di Bologna essendo proprietarie del marchio ci dovevano far saper come muoverci”.

 

E invece che espellerla cosa avrebbero dovuto fare?

“Si sarebbero dovuti opporre a quanto fatto dal gruppo locale. Avrebbe dovuto dire: ‘Espellere? Ma siete pazzi! Non abbiamo uno statuto, ragazzi! Cosa espelliamo? Ce lo teniamo come rompicoglioni e si dialoga”.

 

E perché?

“Perché anche gesti plateali come il mio non devono essere soffocati. Se tu lo soffochi oggi domani qualcuno, meno forte di me, penso ad un ragazzo di 20 anni, si autocensurerà perché dirà: ‘Vincenzo Petrone è stato espulso quindi è meglio stare zitto perché sennò mi cacciano’. L’autocensura è il vero pericolo quando non c’è democrazia interna, dentro un gruppo politico”.

 

Ma funziona così in tutti partiti...

“Se questo è l’atteggiamento e fanno questi giochini così e ‘so ragazzi’, come direbbe Ezio Greggio, siamo messi ancora peggio che nei partiti. A confronto Casaleggio, con la piattaforma Rousseau, è Sandro Pertini. Almeno lì con Casaleggio c’era una mente fine. Qua che cosa c’è?

 

Ce lo dica lei. Cosa c’è?

“C’è secondo me un sacco di gente che crede veramente in questo movimento, come al tempo c’era un sacco di gente, in buona fede, che credeva nel Movimento 5 Stelle. Ma se i leader non hanno il sentimento popolare ed esprimono temi frutto di elaborazioni personali e creative dal populismo si arriva al pop”.

 

Cioè? Che intende dire?

“Che abbiamo una politica che non esprime le esigenze della gente, dove c’è un cantante solo e non un coro”.

 

Quindi lei sta accusando i leader di questo movimento di voler perseguire la visibilità, un primeggiare fine a sé stesso sui media!?

“Guardi. Il movimento delle Sardine non dovrebbe neppure avere portavoci. Bisognerebbe andare in tv con una maschera per esprimere l’anonimato ché significa non cedere alla politica della vanità del singolo da cui veniamo presi un po' tutti”.

 

In rete scrivono che lei sia addirittura pagato dalla Lega (rido). E’ vero?

“E’ un accusa assurda e parlano 50 anni della mia vita. A 14 stavo nei giovani comunisti della Fgci di Anzi, in provincia di Potenza. Ho sempre fatto politica in modo disinteressato. Non ho mai avuto ruoli politici né sono mai stato eletto in nessun partito. Ma sono sempre stato la pecora nera dei partiti dove ero perché parlo, posso permettermi di essere libero al posto di tanti che non possono o non hanno il coraggio”.

 

L’hanno anche accusata di chiede asilo politico a Salvini...

“Ma era un paradosso alla Pannella. Se non sappiamo l’abc della storia della politica italiana vuol dire che studiamo su whats up”.

 

Ma la paga bene la Lega (rido)?

“Neanche se mi coprissero d’oro. Né loro né nessun altro. Non voglio morire pecora, anche se sono affezionatissimo a questo nome perché è il cognome di mia madre. E poi sono cose che chi le fa le fa a 30 anni non a 50 (ride)”.

 

Lei è ricco?

“Se mi interessava la carriera politica sarei stato un yesman. Conosco perfettamente come si fa carriera nei partiti. E saprei farlo. Ma non è per me”.

 

Allora francamente perché rompe i.... (rido)!?

“Lo faccio in senso romantico, non erotico, pensando ad un signore, un operaio che entrava nell’edicola-tabaccheria del mio paesino, sicuro di non essere visto da nessuno, comprava l’Unità e la piegava in quattro. La nascondeva in tasca, mi faceva un occhiolino di intesa e usciva. Continuo a combattere in nome suo e di gente come lui che non hanno potuto esprimere il loro pensiero liberamente”.

 

Sarebbe valso anche se quell’operaio avesse comprato un giornale di destra?

“Io sono l’ultimo e indegnamente dopo Pertini e Voltaire a dire che tu devi permettere all’avversario o al nemico politico di esprimere la sua idea, chiunque esso sia… Figuriamoci poi all’amico. Se non amiamo il confronto e lo scontro non amiamo la politica ma le recite di teatro”.

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