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Politica

La vicenda dell'Iva, per non parlare dell'Imu, ha del paradossale. O, per essere più precisi, paradossale è il modo in cui si affrontano questi due problemi.
C'era una volta un piccolo gruppo di reclusi che sognava di evadere, visto che nella prigione gli davano così poco da mangiare che alla lunga sarebbero tutti morti di stenti.  Purtroppo non trovavano il modo di farlo. Tutto ciò di cui disponevano era una buona quantità di esplosivo, ma usarlo avrebbe fatto crollare l'edificio e messo in pericolo la loro stessa vita. Avevano pensato di corrompere i carcerieri ma non c'erano mai riusciti. Non avendo altra soluzione, la maggior parte di loro la mattina si metteva a spingere il muro esterno, sperando che cedesse e gli consentisse di scappar via. Ma il muro non cedeva. Ciò tuttavia non li scoraggiava, e il giorno dopo, di buona lena, si mettevano tutti a spingere, fino ad avere la spalla indolenzita. Ovviamente senza risultato.

Il muro è l'attuale situazione economica, i carcerieri sono i vincoli comunitari e l'esplosivo è la fine dell'intera eurozona. L'aumento dell'Iva, come il mantenimento dell'Imu, sono certamente controindicati, in un momento di drammatico calo dei consumi e tutti sono d'accordo sul punto che è assurdo pesare tanto sull'economia delle famiglie. Purtroppo il debito pubblico continua a salire, il fabbisogno dello Stato non cala e di quel gettito si ha assoluto bisogno. E allora lo Stato, se vuole fare almeno la mossa di accogliere la richiesta corale del Paese, ha solo la scelta di spostare il prelievo altrove. Per ogni euro che chiede in meno da una parte deve chiederne uno in più da un'altra. E alla fine chi paga è sempre il cittadino italiano. Così ogni giorno di più la recessione si aggrava. Né si può, come pensano gli estremisti di sinistra, "far pagare tutto ai ricchi". Sia perché i ricchi sono pochi e non bastano per risolvere il problema, sia perché, fino a nuovo ordine, il nostro è ancora uno Stato di diritto e la rapina è un reato, chiunque lo commetta.

Gli impegni comunitari vogliono che non si contraggano nuovi debiti ed anzi che si comincino a rimborsare quelli già esistenti. Ma sono sogni. Già pareggiare i conti sarebbe un'impresa titanica. Solo per il "servizio del debito", cioè gli interessi annui sul nostro immenso debito pubblico, noi versiamo annualmente qualcosa come 60-100 miliardi di euro. E infatti il nostro debito pubblico continua ad aumentare: siamo al 130% del pil. In sintesi, il Paese affonda sempre più e i carcerati continuano a spingere il muro.

Per questo bisogna esprimere la più grande comprensione per l'attuale governo. Enrico Letta cerca di consolarci raccontandoci che sta facendo questo e quello mentre in realtà non può far niente. E fanno pure ridere le minacce di Brunetta: ammesso pure che il Pdl lasci questo governo,  il prossimo governo - foss'anche un governo Brunetta - che cosa potrebbe fare di diverso? Spostare i muri con la forza del pensiero? È proprio questa, la morale della favola. Si può discutere della corruttibilità dei secondini o della possibilità di un ammutinamento; ci si può chiedere quanti detenuti sopravvivrebbero al crollo della prigione, l'unica cosa sicura è che il muro non si sposterà.

La politica economica degli ultimi due anni è stata interamente sbagliata. Non lo dice un critico del governo, lo dicono i risultati. Lo dice una situazione economica che percepisce anche un analfabeta: non si richiede cultura per distinguere un negozio chiuso da uno aperto, o per capire che il vicino di casa è disoccupato. Se questa politica è sbagliata, se il muro è inamovibile, è evidente che la soluzione va trovata in una delle due altre direzioni. Quale che ne possa essere il costo. A meno che non si preferisca morire d'inedia.

In questo senso c'è da ammirare Napolitano, che accetta di ricandidarsi, pur di superare lo stallo; da ammirare Letta, disposto a capeggiare un governo paralitico che ha solo la prospettiva di un ulteriore peggioramento della situazione; da ammirare soprattutto i sindacati, i giornali e gli italiani tutti, che continuano a chiedere l'impossibile (e passi!) ma continuano a credere possibile ottenerlo. Purtroppo l'ammirazione non va di pari passo con la comprensione.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
 

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