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Politica
L'M5S denuncia la Boldrini. Ecco la strategia 'della tensione'

Laura Boldrini è il bersaglio scelto dal Movimento 5 stelle per tenere alti i toni dello scontro in Parlamento. E l'ostruzionismo degli stellati a Montecitorio segnerà i lavori sui prossimi sei decreti in coda, a partire dai 106 ordini del giorno sul decreto carceri che si preparano a illustrare dopo la fiducia per ritardare il voto finale sul provvedimento: è questo l'esito dell'assemblea dei deputati M5S di ieri, riunita in seduta-fiume con una sola pausa all'ora di pranzo.

La presidente della Camera, incassata l'ampia solidarietà per le offese sessiste ospitate dal blog di Beppe Grillo, prova a voltare pagina: "Per me la vicenda è chiusa, è stata già abbastanza penosa", dice. E sulle sanzioni per gli scontri in aula i tempi si annunciano lunghi. Ma Grillo e i suoi non intendono mollare la presa: il comico genovese sul blog parla di "colpo di Stato", torna a invocarne le dimissioni e la accusa di aver adottato, con la "ghigliottina" contro l'ostruzionismo, una decisione che "non rientra" nelle sue facoltà e "non è presente nelle procedure della Camera".

Ma sono i deputati a dare un sostanziale via libera a una nuova, clamorosa iniziativa destinata a deludere le speranze della terza carica dello Stato: è quasi pronta una denuncia in sede giudiziaria per le sue parole sui frequentatori del blog di Grillo "potenziali stupratori". Sono da verificare i dettagli, se cioè sarà un esposto collettivo del gruppo parlamentare o dei singoli deputati, oppure ancora se l'azione legale verrà estesa agli attivisti stellati e ai "cittadini", magari usando proprio il blog per raccoglierne le adesioni.

Intanto lo scontro interno ai gruppi a 5 stelle resta strisciante ma i vertici cercano di frenare l'allargamento della faglia fra i "fedelissimi" e i "dissidenti", area la cui consistenza è variabile a seconda della temperatura interna ai gruppi parlamentari. Per ora non ci saranno espulsioni, ma nemmeno epurazioni fra i comunicatori: una sorta di tregua pare essere l'altro esito della giornata di assemblea alla Camera, mentre sui social network continuano i duelli a colpi di dichiarazioni, commenti al vetriolo e petizioni contro questo o quell'altro esponente stellato. Il deputato siciliano Tommaso Currò, per il quale alcuni sostenitori della linea dura volevano proporre l'espulsione, resta al suo posto e rischia solo una leggera sanzione a causa di un suo emendamento "localistico" alla legge di stabilità. Al momento della chiusura della discussione, neppure una mano si è alzata fra i suoi colleghi per votare a favore della proposta di espulsione.

Niente sanzioni, almeno nell'immediato, neppure per la sua collega di gruppo Gessica Rostellato, che ha manifestato tutta la sua irritazione per la "radicalizzazione" di questi giorni. Parlando delle polemiche di questi giorni sulla escalation di insulti e slogan infelici da parte dei suoi colleghi, la parlamentare "grillina" annunciato addirittura che non voterà M5S alle elezioni europee: "Non possiamo mandare in Europa gente come questa. Io mi vergogno di quanto accaduto", afferma. Ma sono in molti, nel gruppo, a minimizzare: "Il giornalista l'ha presa mentre era scossa, in lacrime per altre ragioni", è il passaparola ufficioso.

Passa indenne anche Claudio Messora, il capo della comunicazione a 5 stelle del Senato, nella bufera per un tweet sessista su Boldrini: "Si è scusato", la tesi ufficiale, per ora basta. Nessuna sanzione nemmeno per il deputato milanese Massimo De Rosa, all'indice per aver accusato alcune parlamentari avversarie di essere in Parlamento solo grazie ai favori sessuali concessi. Lui si è scusato pubblicamente, ma di critiche dai colleghi in riunione ne incassa parecchie.

 

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