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Politica

I proverbi ci avvertono: la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni; l'ottimo è nemico del buono; chi troppo vuole nulla stringe. Ma i bambini, gli idealisti e gli sciocchi per essi non hanno orecchie.
Nella difesa della purezza, gli idealisti sono tanto più tetragoni e intransigenti quanto più personalmente immuni dalle conseguenze. Prendiamo il caso della Finmeccanica che forse ha pagato delle mazzette per vendere degli elicotteri. Scandalo in India e scandalo in Italia. Intervento della magistratura. Vendita bloccata. Posti di lavoro a rischio. Perdite per milioni di euro. Siamo sicuri che chi ha disposto il provvedimento l'avrebbe fatto se avesse avuto quattro figli sposati che lavoravano tutti e quattro in quell'impresa? Quattro figli che magari, dopo, sarebbero stati licenziati per riduzione del personale?

Nessuna impresa paga volentieri delle mazzette: sono soltanto costi aggiuntivi. E se qualcosa si paga, è colpa dei funzionari che quel denaro hanno preteso e incassato. In fondo, in molti Paesi, si tratta di pratiche normali, ancorché illegali. Forse, se quelle mazzette non le avesse pagate la Finmeccanica, le avrebbe pagate una società concorrente. Valeva la pena di far rischiare il pane a tante famiglie italiane? Ma a quanto pare i figli dei piccoli Saint Just vivono d'altro. E dunque fiat iustitia et pereat mundus.

Lo stesso vale per l'Ilva di Taranto. L'impresa è inquinante? Sì, ma ricordiamoci che l'ecologia è un lusso da Paesi ricchi e noi non lo siamo più. Dunque risaniamola piano piano. Prima di chiudere l'Ilva bisogna chiedersi chi darà un salario alle migliaia di dipendenti dell'impresa e dell'indotto che rimangono senza lavoro. Pereat mundus, caschi il mondo? Questa frase è nobile solo quando chi la dice paga di persona.
Noi italiani siamo immersi fino al collo in una seria infinita di miti tanto fulgidi quanto dannosi.

L'obbligatorietà dell'azione penale, ad esempio, è un principio prezioso che corrisponde all'intenzione di perseguire "obbligatoriamente", e cioè anche se non se ne avesse voglia o si trattasse di un amico, "tutti i reati". Di fatto, dal momento che i reati sono troppi e i magistrati pochi (o pigri) non solo essi non si occupano di tutti i reati, come sarebbero obbligati a fare, ma perseguono soltanto i più gravi o quelli che li interessano. Il resto va in prescrizione. Non sarebbe meglio delegare al Procuratore Capo, al governo o al Parlamento la determinazione di quali reati perseguire? Di fatto l'azione penale non è obbligatoria ma da noi, quando le parole sono a posto, tutto è a posto.

Il guaio è aggravato dall'indipendenza del singolo Pubblico Ministero: questi, anche se malato di mente, fanatico o intenzionato a distruggere l'Italia, è libero di accusare anche il Papa, il Presidente della Repubblica o un Capo di Stato straniero. Non si parla di fantasie, sono cose che abbiamo visto.
I magistrati esercitano una funzione preziosa, nella società. Una funzione cui va assicurata l'indipendenza e il rispetto. Solo che questi principi sono stati spinti tanto lontano, da rendere impossibile qualunque controllo di produttività, qualunque punizione di cattivi comportamenti, qualunque scarto dalla deontologia. Come risultato abbiamo la giustizia più lenta e inefficiente. L'Europa ci condanna implacabilmente.

L'art.18 dello Statuto dei Lavoratori è un  altro mito non solo per la sinistra ma per l'Italia tutta. Esso tutela i lavoratori assunti in pianta stabile e nelle grandi imprese: anche se battifiacca, assenteisti o sabotatori. Operai così nocivi - si veda il caso di Pomigliano d'Arco - che la Fiat, se costretta ad assumerli, preferisce pagarli per non far niente che lasciarli accostare alle linee di produzione. E poi ci si stupisce delle delocalizzazioni.
La scuola, che prima era "d'élite", è stata democratizzata. Un tempo, orrore orrore, si imponeva ai ragazzini della Media di accostarsi al latino, fino alla crudeltà di pretendere che se il soggetto è plurale il verbo debba anch'esso essere al plurale. Grazie al Cielo, sono bastati quarant'anni o poco più, per superare questi pregiudizi. Oggi finalmente ogni Tg televisivo è un festival di errori d'italiano. Un tempo i malevoli dicevano che la scuola insegnava molto a pochi, ora la scuola non insegna niente a nessuno.

Le spese della difesa - secondo le anime belle della nazione   sono inutili. Del resto la Costituzione vieta la guerra. Se un giorno i nemici ci attaccassero, basterebbe gridare in coro: "No alla violenza".
Altro principio aureo: la sanità deve essere ottima e gratuita per tutti. Il tempo è passato e la sanità è tanto costosa da fare quasi affondare la nave dello Stato. In compenso, anche con i ticket, entrare in farmacia è un salasso. Per gli esami più costosi, o ci si rinuncia, o si aspettano mesi o, soltanto chi può, va a pagare centinaia di euro di tasca propria. Ma abbiamo una sanità che il mondo intero ci invidia.

La pensione, hanno detto le anime nobili, non deve essere commisurata ai contributi versati, ma ai bisogni del pensionato. E così è andata, finché lo Stato se l'è cavata facendo debiti. Ora non può più farne e per questo vuole che i nuovi pensionati muoiano di fame. Quelli che una pensione l'avranno. E dire che i trend demografici erano evidenti: ma perché occuparsi di demografia, a petto degli obblighi morali nei confronti dei lavoratori?
Prima in Italia c'erano i manicomi. Un orrore. Anzi, un doppio orrore, dal momento che la malattia mentale non esiste: e così si fece la legge Basaglia. Il pazzo deve essere integrato nella società. Deve essere integrato nella scuola, con quale gaudio dei docenti e degli alunni è inutile ricordare. Bisogna ricuperarlo e per cominciare bisogna lasciarlo nella sua famiglia. Una famiglia che non ha la possibilità di accudirlo e sorvegliarlo ventiquattr'ore al giorno; che non ha la specializzazione necessaria per un simile compito; che avrebbe il diritto di vivere normalmente e non può più farlo; che rischia addirittura la propria incolumità, perché non sempre il malato di mente è mite e inoffensivo: le cronache dei giornali ce l'hanno mostrato infinite volte. Ma tutto questo non vale nulla rispetto alla meritoria abolizione, nelle tavole della legge, dell'infamante malattia mentale.

I canoni locativi erano troppo alti. I padroni di casa, esosi nullafacenti beneficiari di rendite immeritate, sfruttavano i poveri che avevano bisogno di un tetto. I politici di buon cuore crearono dunque l'equo canone. Un canone tanto equo che i proprietari di casa o le tennero sfitte o le vendettero. E infatti oggi l'80% degli italiani (al prezzo di mille sacrifici, pagando pesanti mutui) vive in casa propria. E chi non può permetterselo non può sposarsi. Ma lo Stato vendicò gli sfruttati contro gli sfruttatori e il problema del canone fu risolto: quasi nessuno più lo paga, oggi.
La serie dei disastri potrebbe essere proseguita ma è inutile. Infatti quella serie è figlia non tanto della stupidità e della demagogia dei parlamentari, quanto delle ubbie, dell'ignoranza e della mancanza di senso del reale del popolo italiano. Malgrado mille guasti, siamo ancora convinti che la prima qualità di un buon politico debba essere la specchiata moralità e l'altezza degli ideali. Anche se in conseguenza di ciò si crea un debito pubblico che corrisponde a 33.656 € a persona, e 134.624 € per una famiglia di quattro persone.

A causa dell'accumularsi di questi errori l'Italia è in una gravissima recessione e rischia il peggio. La vita ha la brutta abitudine di presentare il conto. Chissà che qualcuno non cominci ad accorgersene.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
 

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