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Politica
“La legge sul Copasir è da rivedere”. Su Affari la proposta di Forza Italia

La vicenda del Copasir continua ad essere ingarbugliata e sta mettendo a dura prova soprattutto i rapporti interni al centrodestra. Un’intesa politica non si è ancora delineata, tant’è che oggi il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso ha scritto al presidente del Senato Elisabetta Casellati, rimettendo nelle mani della seconda carica dello Stato il suo mandato. Un ‘cul de sac’ che rischia di ritardare, sempre guardando ai rapporti tra FdI, Lega e Forza Italia, anche la scelta dei candidati per la prossima tornata elettorale d’autunno. Proprio di questi temi Affaritaliani.it ha parlato con il presidente dei deputati azzurri Roberto Occhiuto. Intervistato dal nostro giornale, il capogruppo di FI alla Camera - che tra l'altro conferma la sua volontà di candidarsi nella sua Calabria - si è detto fiducioso che sul Copasir un accordo “non tarderà ad arrivare”, ma ha anche evidenziato la necessità di rivederne la legge che lo regolamenta. Quanto alle polemiche che stanno investendo il ministro Roberto Speranza, su  eventuali mozioni di sfiducia, Occhiuto ha chiarito la linea del partito che in passato, quasi mai ne ha votate "contro singoli ministri”.

Presidente Occhiuto, partiamo dallo stallo del Copasir. Quando avete deciso di sostenere insieme alla Lega il governo Draghi forse non immaginavate questo primo effetto sulla vostra coalizione. Come se ne esce?
Se ne esce con la buona politica e con un accordo, che penso non tarderà ad arrivare, tra maggioranza e opposizione. Qui però va fatto un ragionamento di più ampio respiro. La legge che regolamenta il Copasir va assolutamente aggiornata - sia nei punti che riguardano la presidenza che in quelli che riguardano la composizione - e il Parlamento dovrà farsi carico di questo.

Da cosa nasce questa sua convinzione?
Ci sono casi particolari, come i governi di grande coalizione - sta accadendo oggi, era già accaduto con l’esecutivo Monti -, nei quali l’applicazione delle norme esistenti appare davvero difficoltoso. La legge prevede, infatti, che su 10 membri del Comitato 5 vadano alla maggioranza e 5 all’opposizione. E se Fratelli d’Italia fosse entrata in maggioranza? Per seguire alla lettera le norme, la presidenza del Copasir sarebbe andata a qualche componente di opposizione con 7 o 8 parlamentari, e 5 di questi avrebbero fatto parte del Comitato. È chiaro che questo cortocircuito va superato.

La Lega, per uscire dall’angolo, propone l’azzeramento dell’intero Comitato e non solo il passo indietro del presidente Volpi. La convince questa ipotesi?
Questa può essere una strada per uscire dall’impasse. Ma, ripeto, questa vicenda si supera e si risolve solo con un accordo politico.

Giusto appellarsi come fa FdI anche al Capo dello Stato per districare questa matassa?
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha un ruolo chiave, che svolge in modo impeccabile, per la nostra democrazia e per salvaguardare il rispetto della Costituzione. Non lo tirerei per la giacchetta, soprattutto per dirimere controversie che non sono di sua stretta competenza e che riguardano, invece, le leggi, i regolamenti parlamentari e il rapporto tra maggioranza e opposizione.

Nel centrosinistra, il Pd sta promuovendo tutta una serie di incontri per sondare il terreno in vista della prossima tornata elettorale. Il centrodestra su questo è indietro. Quanto proprio la vicenda Copasir sta ritardando un tavolo per definire le candidature?
A sinistra più che altro stanno litigando su tutto. Ormai, questo sembra assodato, anche il Movimento cinque stelle fa parte di quella coalizione, eppure ancora oggi non sappiamo se andranno uniti e come: a Roma, ad esempio, molto probabilmente saranno divisi. Su questo anche il neo segretario del Pd, Enrico Letta, non sembra avere le idee molto chiare. Il centrodestra, invece, ha una granitica certezza: ovunque ci saranno candidati unitari. Per la scelta delle personalità c’è ancora tempo. Del resto, a causa del Covid, le amministrative sono state rinviate e si terranno tra il 15 settembre e il 15 ottobre.

A proposito di candidature, lei è sempre dell’avviso di correre in Calabria e quindi di abbandonare la carica di capogruppo alla Camera?
Nella mia esperienza politica ho fatto tante cose ed avuto molte soddisfazioni, e i miei concittadini calabresi mi hanno sempre sostenuto, con stima e affetto. Adesso ritengo di dover restituire loro almeno una parte delle attenzioni che hanno avuto per me in tutti questi anni. Voglio fare qualcosa di importante per la mia terra, per la mia Calabria, una Regione bellissima, dalle grandi potenzialità, un territorio che vuole opportunità per rinascere. E quindi le rispondo: sì, il mio futuro lo vedo tra la mia gente e non più a Roma.

Che ne pensa della proposta che sta accarezzando la Lega di schierare Albertini su Milano?
Albertini è stato un ottimo sindaco di Milano, ma le scelte verranno fatte a tempo debito dai leader della coalizione di centrodestra. Lavoriamo per trovare i candidati migliori in tutte le città e per tentare di vincere dappertutto.

Nell’esecutivo, intanto, il ministro Speranza è finito nel mirino. La Lega, dalla maggioranza, e FdI dall’opposizione, puntano a un suo passo indietro. E Forza Italia?
Con il ministro della Salute abbiamo certamente visioni opposte della società e spesso diverse sul modo di affrontare questa nuova fase della pandemia. Da Speranza in queste ultime settimane sono arrivate prese di posizione eccessivamente rigoriste: deve capire che siamo all’interno di una nuova esperienza di governo e che il Conte bis è ormai tramontato. Nonostante questo, gli riconosciamo impegno, dedizione, e serietà. Del resto, siamo all’interno di un esecutivo di unità nazionale, ognuno ha le sue specifiche sensibilità, ma il rispetto anche per chi solitamente è un avversario politico resta comunque fondamentale.

Se la componente Alternativa c’è presenterà una mozione di sfiducia al ministro, come vi regolerete?
Forza Italia, in passato, quasi mai ha votato mozioni di sfiducia individuali contro singoli ministri. Noi sosteniamo questo governo perché è guidato da Mario Draghi e ci affidiamo alla sua autorevolezza e alla sua capacità di sintesi. Da presidente della Bce metteva insieme le posizioni di Stati con interessi spesso contrapposti: si figuri se non riuscirà, a Palazzo chigi, a far andare d’accordo Leu e Lega.

Quando il governo Draghi finirà, crede davvero che il centrodestra si ricompatterà?
Come le dicevo prima, il centrodestra è già compatto. In questa fase e solo per quanto riguarda l’esecutivo nazionale, Fratelli d’Italia ha deciso di restare fuori dall’esperienza di governo. Noi, invece, abbiamo optato per un impegno concreto in prima linea, per risolvere i problemi e passare dalle parole ai fatti. Ma per il resto la coalizione di centrodestra guida quattordici Regioni italiane, centinaia di Comuni, e sta lavorando in modo unitario alle prossime amministrative.

La legge elettorale, per forza di cose, condizionerà gli schieramenti in campo. Proprio nelle scorse ore la Lega con Calderoli ha aperto all’ipotesi di un ritorno al Mattarellum. Il Parlamento, al momento, è fermo a un testo base di impianto proporzionale. Il suo partito continua a privilegiare questo sistema di voto?
Noi vogliamo un sistema di voto che preservi le coalizioni e che dia il giusto peso ai voti di ogni singolo partito. Non ci piace un proporzionale puro, così come un sistema troppo maggioritario. Io penso comunque che con l’emergenza sanitaria ed economica con le quali dobbiamo quotidianamente confrontarci, sia singolare parlare adesso di legge elettorale. Per quanto mi riguarda, ma questo è un pensiero personale, il Rosatellum è candidato a rimanere il sistema di voto anche per le prossime elezioni politiche.

Sempre in vista delle future politiche, al centro c’è un certo dinamismo. Si lavora a un polo riformista e liberaldemocratico. Un progetto di questo tipo potrebbe diventare il naturale approdo di Forza Italia, da sempre partito europeista e moderato?
Al centro c’è sempre grande fermento, in quasi tutte le stagioni politiche. Ma difficilmente progetti neo centristi attecchiscono nell’elettorato. Pensiamo alle recenti esperienze di Futuro e libertà, di Scelta civica, del Nuovo centro destra. Tutte accreditate nei sondaggi, tutte finite nel nulla. L’elettore italiano ormai, grazie anche all’intuizione avuta nel ’94 dal presidente Berlusconi, è abituato al bipolarismo. Da una parte c’è il centrodestra e dall’altro il centrosinistra. Anche i Cinque stelle che erano nati fuori da questi schemi si sono omologati nel giro di qualche anno. È chiaro che nelle due coalizioni ci sono le ali estreme e quelle popolari, moderate, europeiste, liberali, garantiste: quello è il bacino di Forza Italia, è lì che dobbiamo recuperare voti, ma sempre e convintamente all’interno del centrodestra.

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