La Piazza 2026, Abodi: “I giochi del Mediterraneo sono una scommessa vinta per il Sud e per l’Italia”
Prima serata de La Piazza 2026, la nona edizione de “La Piazza – Il Bene Comune” a Ceglie Messapica. Sul palco Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, intervistato da Francesco Giorgino sui Giochi del Mediterraneo, la crisi del calcio italiano, gli stadi in vista di Euro 2032 e le politiche del governo per lo sport e i giovani.
“Grazie a questa comunità, ad Affaritaliani, che ha avuto l’amabilità di invitarmi. Complimenti per il lavoro che fate, non soltanto qui ma tutti i giorni, e per l’informazione che ci garantite”, esordisce Abodi.
Il ministro parte dai Giochi del Mediterraneo e dal lavoro organizzativo svolto sul territorio. “Non sono mai stato preoccupato. Per chi conosce un po’ la materia organizzativa è come entrare in un cantiere di casa quando ancora è tutto sottosopra: bisogna avere la capacità di vedere le cose realizzate. Abbiamo sfidato certamente il tempo, sono state scelte le persone giuste, a partire dal commissario Ferrarese, da tutta la sua squadra e dal Comitato organizzatore”.
Abodi sottolinea il ruolo della collaborazione tra istituzioni: “Senza la collaborazione tra i vari livelli istituzionali non si raggiungono gli obiettivi. Quando c’è una sintonia anche tra diversi, ma si fa prevalere l’interesse comune, si affrontano le difficoltà e non si sottolineano le problematiche del momento. Si ha una sola ossessione: arrivare all’obiettivo”.
Il valore dei Giochi, prosegue, va oltre lo sport: “È un evento che ha tanti significati, quello sportivo ma anche quello culturale, sociale e geopolitico. Il Mediterraneo è tante cose. Quindi una scommessa vinta per la città, per il Sud e per l’Italia”.
Per Abodi, però, il vero risultato si misurerà dopo la conclusione della manifestazione. “È una scommessa vinta nella misura in cui le comunità riconosceranno il valore di questo avvenimento. Io credo che la scommessa si vincerà dal 4 settembre in poi, perché quello che stiamo organizzando sono meravigliosi Giochi di carattere sportivo, dove peraltro atleti e atlete italiani stanno ancora una volta dimostrando tutto il loro valore, ma la misura del successo dipenderà dalla capacità di far vivere bene gli impianti che abbiamo realizzato”.
“275 milioni di investimento del Governo”, ricorda il ministro, sottolineando che gli impianti entreranno nel patrimonio dei Comuni e porteranno con sé anche una responsabilità nella loro gestione. “Io domani mattina ho un incontro con il sindaco Bitetti, ma lo stesso vale per tutti i sindaci dei Comuni sui quali siamo intervenuti. 45 interventi, non un euro di extracosto, non un giorno di ritardo. Il budget dei Giochi del Mediterraneo è in pareggio”.
Abodi lega quindi l’esperienza pugliese a quella dei grandi eventi sportivi organizzati nel Paese: “L’Italia nel suo complesso sta dimostrando, al Nord e al Sud, di sapere essere una sola nazione. È vero? No. Però ci impegniamo a farlo”.
L’intervista di Giorgino si sposta quindi sul calcio italiano. “Avendo vissuto per sette anni dentro il sistema calcistico, nel periodo 2010-2017, ho un pezzo di responsabilità. Per quanto la Serie B funzionasse, il sistema non ha saputo funzionare al meglio e oggi raccogliamo quello che abbiamo seminato”.
“Perché nello sport è difficile raccogliere senza seminare, è difficile raccogliere senza curare il terreno, amarlo, appassionarsi e dedicarsi nei giorni lieti e in quelli meno lieti. Il calcio si è lasciato prendere un po’ la mano, ha perso un po’ il contatto con la realtà. Questo non vuol dire che lo abbia perso il pubblico, perché nonostante tutte le difficoltà continua a crescere il pubblico negli stadi”.
Il ministro richiama una “fantastica passione popolare” alla quale, dice, “dobbiamo dare delle risposte”. Per ripartire servono “un metodo” e “una visione”, a partire dalle infrastrutture e dal settore informatico.
Sul dossier degli stadi per Euro 2032, che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia, Abodi entra nel dettaglio: “Entro il mese di settembre la Federcalcio dovrà indicare cinque stadi e poi magari ne indicherà qualcun altro, perché è meglio andare in compagnia. Entro la fine di ottobre l’UEFA indicherà quelli che saranno gli stadi che coorganizzeranno insieme alla Turchia l’Europeo del 2032”.
“I cantieri, dove dovranno essere aperti, si dovranno aprire entro maggio del 2027. Per la prima volta il Governo ha messo in piedi un’operazione di sistema che unisce 13 città, 16 progetti, un miliardo e circa 200 milioni di garanzie pubbliche, i primi 100 milioni di equity, garanzie sugli interessi per la parte di finanziamento che il sistema bancario metterà a disposizione e quattro miliardi e mezzo di investimenti di privati”.
Abodi sottolinea anche il ruolo del commissario straordinario, che consente “di accorciare i tempi e velocizzare il processo”, e chiarisce che l’obiettivo del Governo “va molto oltre gli Europei del 2032”.
Alla domanda se abbia fiducia negli attuali vertici del calcio nazionale, il ministro risponde: “La fiducia è una cosa che si deve meritare nel tempo. Devo avere fiducia perché secondo me è corretto anche rispetto all’istituzione, però la fiducia bisogna dimostrarla”. E aggiunge: “Noi abbiamo avuto dai cittadini una fiducia e governiamo grazie a questa fiducia. Alla fine di questo percorso dimostreremo di averla gestita bene, nel rispetto di questa fiducia, oppure no”.
L’intervista passa quindi al provvedimento sullo sport approvato dal Parlamento. “Sono intervenuto per la seconda volta ed è la prima volta nella storia repubblicana che lo sport ha avuto due decreti, grazie al presidente del Consiglio, al Consiglio dei ministri e agli uffici. Esistevano ragioni di urgenza legate in gran parte ai grandi avvenimenti che stavano per determinarsi”.
Abodi cita Milano Cortina, l’America’s Cup, i Giochi del Mediterraneo e le scadenze di Euro 2032: “Quel decreto ci ha consentito di intervenire ulteriormente per essere efficaci, tempestivi e puntuali. Di questo ringrazio anche il Parlamento, che ci ha dato un contributo che ho raccolto e che ci ha consentito di migliorare il provvedimento”.
Tra gli interventi, il ministro mette in evidenza anche il calcio femminile: “Per la prima volta il calcio femminile professionistico, che ha tre anni di vita ma nessuna risorsa, potrà contare strutturalmente su una piccola componente finanziaria che consente di migliorare ulteriormente”.
Abodi si sofferma poi su Sport Illumina, progetto che lega impiantistica e aggregazione sociale. “Sport Illumina di fatto nasce a Caivano, quindi nasce nel Sud Italia, in una situazione drammatica della cronaca che normalmente vede tutti noi predisposti allo sdegno. Noi siamo passati dallo sdegno all’impegno”.
“Caivano la stiamo trasformando tutti insieme, tutti i ministri, a partire dal presidente del Consiglio che ci guida. Lo sport è stato un emblema: un luogo totalmente abbandonato, 25mila metri quadrati di sport che abbiamo completamente ricostruito in pochissimi mesi. Adesso quel centro si chiama Pino Daniele”.
“Da Caivano stiamo moltiplicando in altri otto luoghi italiani, cinque al Sud, due a Roma e uno a Milano”, prosegue Abodi. “Oltre a questi luoghi voglio darvi un numero perché è impressionante: 1.543 playground, campetti multisportivi nei Comuni del Sud e sotto i 10mila abitanti. In tre mesi abbiamo fatto firmare ai Comuni le obbligazioni giuridicamente vincolanti e in due anni e mezzo ne abbiamo realizzati 1.495”.
Per il ministro è il segno di una concezione dello sport “non solo come fattore competitivo o organizzativo, ma come fattore di socialità, che passa attraverso l’infrastrutturazione dei luoghi, tanto più se sono luoghi gratuiti come i playground”. Una parte rilevante degli interventi, sottolinea, riguarda proprio la Puglia.
Abodi rivendica quindi il principio dell’“affidabilità”: “La capacità di assumersi delle responsabilità e in un tempo breve raccontare le cose fatte, non soltanto le cose che ci si propone di fare”. E rivolgendosi ai giovani presenti aggiunge: “La politica è servizio, è passione, è voglia anche di rispettarsi e riconoscersi. Il fatto che ci si ritrovi qui tra ragazzi che hanno idee differenti credo che sia uno straordinario allenamento”.
“Il giorno in cui la politica al più alto livello riuscirà a usare anche un lessico e una postura rispettosa della diversità dei pensieri, avremo fatto un salto di qualità straordinario”, osserva il ministro.
Sul progetto Circolo 65, Abodi spiega che l’obiettivo è promuovere attività motoria e benessere tra gli over 65. “Quando parliamo di attività sportiva in tutte le sue forme e ne riconosciamo il valore educativo, sociale e di promozione del benessere fisico e psicologico, non parliamo soltanto dei giovani”.
“Circolo 65 è una prima esplicita testimonianza che ci vogliamo occupare dello sport per tutti e di tutti, indipendentemente dalla condizione economica, dalla localizzazione geografica, dalla condizione fisica e quindi anche dalla dimensione anagrafica”.
Il ministro cita anche il lavoro con il ministro della Salute Orazio Schillaci “per misurare il livello dell’efficacia nella spesa sanitaria della pratica sportiva”, non soltanto in chiave competitiva ma anche attraverso una pratica “dolce, continuativa, quotidiana”.
Sul fronte dell’impiantistica, Abodi ricorda inoltre che “abbiamo trovato circa 80mila impianti sportivi che per l’85% non sono efficientati dal punto di vista ambientale” e annuncia il lavoro con il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin per investire risorse nella riconversione energetica degli impianti sportivi italiani.
Spazio anche agli oratori. “Per la prima volta nella storia repubblicana c’è un bando che abbiamo strutturato insieme alla Conferenza Episcopale Italiana: 50 milioni destinati al miglioramento degli oratori”. A questi, aggiunge, si affiancano “6 milioni e mezzo di euro per i progetti oratoriali e le attrezzature all’interno degli oratori”.
“Risolveremo il problema di seimila oratori? No. Ma almeno ci poniamo il problema e cerchiamo di affrontarlo metodologicamente, perché lì riprenda una vita della quale c’è bisogno”. Per Abodi, di fronte ai rischi che coinvolgono giovani e adolescenti, occorre “occupare uno spazio nel tempo e nella giornata dei giovani attraverso lo sport, nella scuola, nella società in generale e negli oratori in particolare”.
Tra le misure rivolte direttamente ai giovani, il ministro cita poi il Fondo per lo studio, con un accesso ai finanziamenti destinato a permettere ai ragazzi “di studiare, formarsi e qualificarsi in Italia e anche all’estero. È una misura sulla quale iniziò a lavorare l’allora ministro per la Gioventù Giorgia Meloni nel 2009. Noi abbiamo ripreso, seguendo le sue indicazioni e insieme a Consap, questa nuova misura in collaborazione con il sistema bancario”. Il meccanismo prevede, spiega Abodi, “una fiducia finanziaria garantita al 70% dallo Stato, 50mila euro in Italia e 70mila euro per l’estero”.
“Cerchiamo di evitare che la leva economica rappresenti un vincolo, perché il talento spesso si nasconde nelle pieghe delle difficoltà delle famiglie”.
Giorgino affronta infine il tema del servizio civile. “Il servizio civile non fa parte delle politiche del lavoro. Quello che abbiamo cercato di fare è di non tenerlo troppo lontano. È un’esperienza di cittadinanza attiva, è una testimonianza di generosità sociale, è un servizio al bene comune”.
Abodi sottolinea la crescita delle domande e ricorda che il Governo ha messo a disposizione “risorse che mai in passato erano state messe a disposizione del servizio civile in un piano triennale, più di un miliardo e cento milioni”.
Tra le novità c’è poi “una riserva per legge del 15% nei concorsi pubblici per posizioni non dirigenziali per chi ha fatto il servizio civile”, oltre al modello di certificazione delle competenze realizzato con il ministero del Lavoro: “Prima il servizio civile dava un attestato di partecipazione, oggi diamo molto di più”.
Abodi in chiusura del suo intervento parla di quale sia stato il momento più emozionante della sua esperienza da ministro. “L’ultimo momento nel quale mi sono commosso è la serata di inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo. Ho visto lo stadio Iacovone destrutturato, vuoto di contenuti e di persone, e entrando nello stadio mi sono girato e ho visto quella moltitudine di vita che è il frutto del lavoro di uomini e donne nei cantieri e di tutto il lavoro svolto in questi tre anni. Mi sono commosso perché ogni volta c’è la consapevolezza che se lavoriamo bene insieme possiamo fare grandi cose. Quella testimonianza mi accompagna, così come ogni volta che incontro un gruppo di bambini, di giovani, quando l’avvenimento non necessariamente è di altissimo livello ma comunque riunisce l’umanità. Questo secondo me è un fattore che distingue la politica e la rende viva”.


