La Piazza 2026 fa notizia, il Fatto Quotidiano rilancia lo scontro Alemanno-Davigo sulle carceri
Il Fatto Quotidiano ha rilanciato sul proprio canale YouTube il botta e risposta tra Gianni Alemanno e Piercamillo Davigo sul sistema penitenziario italiano, pubblicando il video con il titolo “Alemanno contro Davigo sulle carceri: ‘Andate a vedere la realtà, non le cose teoriche’”. Lo scontro è avvenuto a La Piazza 2026, la kermesse di Ceglie Messapica, nel corso del panel moderato dal giornalista Marco Scotti, che ha messo di fronte due punti di vista distanti su uno dei nodi più controversi della giustizia italiana.
Alemanno: “Un’istituzione al contrario”
Ad aprire il confronto è stato l’ex sindaco di Roma, che ha impostato il suo intervento sul tema dell’esperienza diretta. “Oggi secondo me le carceri italiane sono un’emergenza democratica, qualcosa che deve riguardare non una parte politica ma tutta la realtà politica”.
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Il bersaglio è il sovraffollamento, ma soprattutto un meccanismo che, a giudizio di Alemanno, finisce per penalizzare proprio chi prova a rimettersi in gioco. “Sono un’istituzione al contrario: creano enormi problemi a quelli che vogliono redimersi, rieducarsi, reinserirsi e invece lasciano campo libero a chi vuole continuare a delinquere anche dentro il carcere”, ha affermato. “Il carcere deve avere una funzione rieducativa, deve avere una funzione che porti a ridurre la recidiva. Questo oggi nel carcere italiano non esiste. Non è possibile ricostruire la giustizia in Italia senza fare interventi seri anche sull’aspetto carcerario”.
Dal sovraffollamento l’ex sindaco è passato poi alla custodia cautelare, allargando il discorso oltre il perimetro delle situazioni di marginalità sociale: “Col funzionamento della giustizia penale che c’è oggi in Italia chiunque può finire in galera. Non è solo un problema di fasce emarginate, oggi è una realtà che può accadere a tutti”. Da qui l’appello alla politica nel suo complesso: “Credo che tutte le forze politiche dovrebbero prendere atto di questa situazione e fare un intervento di emergenza sulla realtà carceraria”.
Davigo e i numeri del Dap
La replica dell’ex magistrato si è spostata sul terreno dei dati. “Se qualcuno si prende la briga di andare su Internet a controllare sul Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria il numero dei detenuti e la disponibilità di posti, scopre una cosa singolare”, ha osservato Davigo, sostenendo che il calcolo della capienza degli istituti si basa su parametri mutuati dall’edilizia residenziale: “Quei 46mila posti sono calcolati usando nove metri quadrati per il primo occupante e cinque per gli altri. Questo dice il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria”.
È il passaggio che ha innescato la controreplica più netta di Alemanno: “Quelle che sono queste cose teoriche vengono naturalmente disattese, perché nelle carceri la gente sta una sopra l’altra. Bisogna vedere la realtà”. Il confronto si è così cristallizzato sulla distanza tra il dato formale, quello registrato nelle statistiche ministeriali, e la condizione materiale delle sezioni detentive.
Davigo ha poi introdotto un ulteriore elemento, richiamando la possibilità — prevista dagli accordi internazionali — per i detenuti di scontare la pena nel proprio Paese d’origine: “Quasi tutti gli italiani detenuti all’estero chiedono di venire in Italia a scontare la pena. Gli stranieri detenuti in Italia non chiedono di andare nel loro Paese”. Un argomento con cui l’ex componente del Csm ha inteso relativizzare il quadro descritto dall’ex sindaco di Roma, suggerendo un confronto implicito con le condizioni di detenzione di altri sistemi penitenziari.


