La Piazza 2026, Antonella Sberna: “È importante che l’Unione europea faccia quello per cui è nata, cioè le cose importanti”
A La Piazza 2026 spazio anche all’Europa e alle sfide che attendono l’Italia a Bruxelles. Nella prima serata della kermesse di Affaritaliani a Ceglie Messapica, Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente di Fratelli d’Italia e del gruppo ECR, ha risposto alle domande del direttore Marco Scotti su bilancio Ue, fondi europei, crisi demografica e sul peso dell’Italia nelle istituzioni comunitarie.
Sberna parte dal negoziato sul bilancio europeo 2028-2034, che dovrà essere definito con largo anticipo rispetto alla sua entrata in vigore. “Ci sono ancora tanti nodi: la coesione, l’agricoltura, la competitività, la difesa”. La vicepresidente accoglie positivamente l’obiettivo di semplificare una struttura oggi frammentata in centinaia di programmi, ma pone una condizione: “Bene la semplificazione, ma questo non deve andare a penalizzare l’interlocuzione con le Regioni, con gli enti locali e la rispondenza alle realtà territoriali, che sono quelle che poi spendono i fondi e mettono a terra le attività”. Non disponibile alla negoziazione al ribasso”: “Sì alla semplificazione, sì alla rispondenza a un tempo che cambia, ma con dei pilastri fissi che rispondano alle richieste degli Stati membri e dei territori”.
Sull’utilizzo delle risorse europee, Sberna respinge l’immagine di un’Italia incapace di spendere. “Siamo i più grandi beneficiari, non fosse altro perché abbiamo il PNRR più corposo d’Europa, quasi 194 miliardi di euro, e siamo i primi a continuare a rendicontare. L’Italia che veniva considerata il fanalino di coda dei fondi europei con il PNRR ha dimostrato di essere di fatto leader in questa procedura”.
La difficoltà, secondo la vicepresidente, riguarda anche una programmazione non sempre costruita sulle esigenze concrete dei territori e una Pubblica amministrazione che negli anni si è indebolita, soprattutto nei piccoli Comuni. “Non è vero che non siamo capaci di spendere i fondi. Forse quella semplificazione di cui parliamo è necessaria e auspicabile”.
Altro tema centrale è quello della crisi demografica. Sberna parla della necessità di affiancare alle politiche europee sul cambiamento climatico una valutazione dell’impatto demografico delle decisioni comunitarie. “Io lo chiamo, in gergo, anche Family Deal”. L’obiettivo è consentire a chi vuole costruire una famiglia di poterlo fare anche nei territori più fragili, garantendo servizi, infrastrutture, trasporti e connettività. “Non è soltanto una questione numerica e demografica, ma anche della vitalità dei nostri borghi”, sottolinea. Per Sberna bisogna costruire le condizioni per il “diritto a restare”: “Se i territori sono popolati, gli esercizi commerciali non chiudono e le imprese sono incentivate a rimanere”. Alle politiche migratorie, aggiunge, devono quindi essere affiancate “politiche di promozione della natalità dei cittadini europei. Noi siamo Paesi fondatori dell’Unione europea. È importante che l’Unione europea faccia quello per cui è nata, cioè le cose importanti: garantisca la pace, garantisca un mercato unico che funzioni, lasciando invece agli Stati membri la possibilità di fare ciò che ritengono meglio al loro interno”.
La vicepresidente rivendica un’Europa capace di adattarsi alle differenti necessità nazionali: “La Svezia, la Grecia, la Spagna, l’Italia o la Lettonia hanno esigenze diverse”. In questa direzione cita il lavoro di Raffaele Fitto sulla rimodulazione della politica di coesione di medio termine. “Il bilancio 2021-2027 è stato pensato nel 2019, in un’altra era geologica, con condizioni economiche e sociali completamente diverse”. L’Italia, ricorda, ha rimodulato risorse per circa 7 miliardi di euro, intervenendo su 35 programmi su 48.
“Questo significa vivere l’Europa in chiave realistica e in chiave di necessità dei cittadini”, afferma Sberna. L’obiettivo è “fare in modo che l’Europa torni ad essere quella per cui è nata e che i cittadini possano ritrovare fiducia in un’Europa che dà risposte concrete e reali”.
“L’Italia prima di Giorgia Meloni subiva le regole. L’Italia di Giorgia Meloni si siede al tavolo e contribuisce a scrivere le regole”. Per la vicepresidente questa è “l’essenza più profonda” del lavoro che Fratelli d’Italia e i Conservatori europei stanno portando nelle istituzioni comunitarie. “Io non credo che siamo cambiati noi. Credo che, grazie alla legittimazione dei cittadini che ci hanno inviato in un numero importante, abbiamo anche la forza di poter lavorare all’interno delle commissioni e nei ruoli istituzionali”.
Sberna vede nel nuovo peso dei Conservatori anche un possibile cambiamento negli equilibri europei: “Sui provvedimenti di realismo, sui provvedimenti di semplificazione, sui provvedimenti di realtà cambia la maggioranza rispetto alla famosa maggioranza Ursula”.
Una responsabilità che, conclude, va oltre il proprio elettorato: “Quando spingiamo un bottoncino nell’Aula di Strasburgo non lo facciamo per gli elettori di Fratelli d’Italia o dei Conservatori, lo facciamo per mezzo miliardo di persone in tutta Europa. Questo ci impone la responsabilità di essere utili alla storia”.


