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Politica

Di Gianni Pardo

Dunque il governo Letta non è caduto, il Pdl si è arreso ai possibili scissionisti e Silvio Berlusconi esce gravemente sconfitto da questa vicenda. Non è più il capo indiscusso e indiscutibile del centrodestra. L’Italia volta pagina. Sarà inevitabile che i commentatori si lancino ad analizzare quali mosse del Cavaliere abbiano costituito l’insieme di errori fatali che l’hanno condotto a questa fine, e non avranno che l’imbarazzo della scelta. Per giunta avranno tutti ragione, perché quando l’evento si è già verificato si adattano le previsioni alla conclusione e non c’è rischio di sbagliare. In realtà, i veri motivi per i quali si sono avuti gli avvenimenti degli ultimi giorni saranno chiari quando saranno svelati tutti i fatti, non i soliti retroscena un po’ fantastici di cui sono riempiti i giornali. E ciò avviene con molto ritardo. Dunque può essere ragionevole lasciare le speculazioni ai giornalisti e la verità alla storia. Vivendo nel presente ci si può soltanto chiedere qual è l’effetto possibile del diminuito peso politico di un Berlusconi declassato a capo inascoltato di un partito gregario di Enrico Letta. Ed anzi, ci si può chiedere che cosa ciò significhi nella realtà italiana l’essere entrati nel dopo-Berlusconi.

Il campione è colui che segna un’epoca col proprio nome. Mike Tyson, per quanto grezzo e selvaggio, è stato un grande campione di pugilato, e la sua fama ha illuminato sia l’avversario che ha battuto per divenire campione, sia chi in seguito ha battuto lui, sia infine chi l’ha battuto senza che potesse rialzarsi. Ma tutti costoro, anche grandi, sono i deuteragonisti della storia: il protagonista è rimasto lui, come a suo tempo lo fu Cassius Clay. Vale per i grandi nomi dello sport, della storia, della scienza e naturalmente della politica.

Dall’autunno del 1993 l’Italia ha vissuto sotto il segno di Berlusconi ma in politica le cose non vanno come vanno nello sport, in cui si rende onore anche al concorrente sconfitto. In politica la lotta è molto più rude, molto meno leale e diviene facilmente scontro e persino odio personale. Ciò è stato particolarmente vero e particolarmente giustificato in questo caso perché la sinistra ha sempre saputo che  chi batte un normale segretario di partito ottiene soltanto il cambio di un politico incolore con un altro politico incolore; mentre chi fosse riuscito a battere Berlusconi forse avrebbe eliminato definitivamente il centrodestra. Con lui una vittoria del suo partito era sempre possibile. Il centrosinistra comunque non è mai riuscito a batterlo veramente e alla fine, se ne ha ottenuto la testa, è stato perché gliel’ha consegnata la magistratura. Ma poco importa. Interessa soltanto – se si guarda al futuro – che la politica prevedibile sarà multipolare. In questo gioco della carambola mancherà il pallino.

Per parecchi versi sarà un vantaggio. Ci si libererà, per cominciare, del brutto vezzo di parlare troppo di Berlusconi. Per quest’uomo hanno votato milioni di italiani i quali però, il giorno dopo, pensavano ad altro; mentre ci sono stati altri milioni di italiani – e fra loro moltissimi giornalisti – che a lui hanno pensato continuamente, giorno e notte, per dargli la colpa del fatti più inverosimili: pioveva perché era ladro Berlusconi. Andò al potere nel marzo del 1994, cadde nel dicembre e – cosa indimenticabile – si parlo subito di un governo che nel corso di anni “mettesse rimedio ai guasti del governo Berlusconi”. Un governo durato circa otto mesi, vacanze incluse. Neanche il tempo di scaldare le sedie. E così sempre in seguito. Berlusconi è stato un immenso fastidio per chi vedeva in lui un nemico e un immenso fastidio anche per chi lo votava. Fra l’altro perché era vietato dirne bene: si era subito accusati di essere sul suo libro paga.

Il berlusconismo, più che un partito politico, è stato una tendenza elettorale;  l’antiberlusconismo, invece, una religione e una monomania. I suoi aderenti più appassionati sono stati fastidiosi e vagamente disgustosi come certi ditteri chiamati scientificamente Scatophagae Stercorarie e in francese, brutalmente, mouches à merde. La fine dell’antiberlusconismo, o la sua riduzione ad insignificanza, ci libererà da questa mitologia. Da domani la politica sarà uno scontro fra comprimari e mancherà un comodo bersaglio cui far risalire ogni colpa e ogni guaio.

Berlusconi sarebbe potuto uscire di scena con ben diverso stile, magari non cambiando vorticosamente posizione nel giro di pochi giorni. Ma la fine della sua parabola non può che essere accolta con un sospiro di sollievo. Suvvia, signori antiberlusconiani, suvvia signori diversamente berlusconiani, fateci vedere di che cosa siete capaci, ora che non avete più la testa di turco.

pardonuovo.myblog.it

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