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Politica
Anna Finocchiaro

'Il MoVimento 5 Stelle non è un partito, non intende diventarlo e non può essere costretto a farlo. Se la legge anti-MoVimento di Finocchiaro e Zanda del pdmenoelle sarà approvata in Parlamento il M5S NON si presenterà alle prossime elezioni'. Lo ha scritto Beppe Grillo sul suo blog. 'I partiti si prenderanno davanti al Paese la responsabilità di lasciare milioni di cittadini senza alcuna rappresentanza e le conseguenze sociali di quello che comporterà', ha concluso il fondatore di M5S.

Oggi, in nome della lacuna da colmare da sessantanni sull'attuazione dell'art.49 della Costituzione, i senatori del Pd a prima firma Anna Finocchiario e Luigi Zanda, hanno ripresentato in questa legislatura il testo del ddl di riforma dei partiti. 'I partiti devono acquisire la personalità giuridica e dunque senza trasformarsi in soggetti pubblici riconosciuti non potranno più partecipare alle elezioni politiche né dunque accedere a qualsivoglia sostegno finanziario pubblico'. Una norma che molto ha il sapore di sfida ai Cinque Stelle e al MoVimento di Beppe Grillo che di rete e blog fa la sua casa e il suo strumento di battaglia poliitca, all'insegna dell'assoluta autorganizzazione al di fuori di ogni controllo pubblico.

Ma Finocchiaro ha smentito che l'attuazione art. 49 sia contro il M5S. 'Non è, malauguratamente per chi ne scrive e per chi vi trova elemento di polemica, una succulenta notizia che rivelerebbe l'avversione del Pd per il Movimento 5 stelle.

Il ddl è infatti presentato nell'identico testo in cui venne depositato nella precedente legislatura, sia alla Camera che al Senato e riguarda tutti i partiti. Era (e resta) un pezzo di programma del Pd'.

'Si tratta dell'attuazione, ritardata per troppi decenni e sollecitata più volte anche dal Capo dello Stato, di una decisione dei costituenti di particolare rilievo e pienamente coerente con il modello di democrazia parlamentare scelto per il nostro Paese', conclude Finocchiaro.

Nel ddl numero 260 depositato al Senato il 22 marzo e assegnato alla commmisione Affari Costituzionali il 9 maggio, si legge: 'Si ritiene che una legge sui partiti debba stabilire i contenuti minimi dello statuto, alcuni princìpi generali, ai quali dovranno attenersi tutti i partiti che intendono concorrere alla determinazione della vita politica, pena la perdita dei rimborsi per le spese elettorali o di ogni ulteriore eventuale forma di finanziamento pubblico. Questo non impedirà a una semplice associazione o movimento di fare politica, ma il mancato acquisto della personalità giuridica precluderà l'accesso al finanziamento pubblico e la partecipazione alle competizioni elettorali'.

A giudizio dei senatori Pd, è scritto nel ddl, 'una disciplina pubblica dei partiti politici è ormai ineludibile. I partiti politici sono qualificati come associazioni riconosciute dotate di personalità giuridica. In base alle norme vigenti, acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall'iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture-uffici territoriali del Governo, come previsto per le fondazioni e le altre associazioni'.

Cartina di tornasole per il riconoscimento sono le regole minime richieste per gli Statuti che devono indicare quali sono gli organismi dirigenti, le loro competenze e le modalità della loro elezione e la durata degli incarichi, che sono conferiti a tempo determinato; quali sono le procedure richieste per l'approvazione degli atti che impegnano il partito, ovvero in che modo sono assunte le decisioni che caratterizzano la vita di un partito: le alleanze elettorali, la scelta di uno schieramento e così via. Lo statuto deve disciplinare i rapporti con le articolazioni territoriali e i casi in cui procedere nei loro confronti con atto di imperio (scioglimento, commissariamento e così via).

Lo scopo della proposta di legge del Pd in cui si chiede l'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione sulla disciplina dei partiti è di 'assicurare che tutte le deliberazioni siano assunte, nella trasparenza, con la più ampia partecipazione degli iscritti. Devono inoltre essere regolate le procedure di iscrizione al partito; il diniego dell'iscrizione deve essere motivato e contro di esso è ammesso il ricorso agli organi di garanzia'.

Democrazia interna, trasparenza e controlli. Il diritto all'informazione (sugli atti interni) e il diritto al contraddittorio sono garantiti anche attraverso la presenza, in tutti gli organi collegiali non esecutivi dei partiti politici, delle minoranze interne. Inoltre, gli statuti devono disciplinare la ripartizione delle risorse finanziarie tra gli organi centrali del partito e quelli territoriali. Fondamentale in questa direzione è regolare, negli statuti, le modalità con le quali gli iscritti partecipano alle votazioni, assicurando, quando è prevista, l'effettiva segretezza del voto.

Conseguentemente, lo statuto deve indicare i diritti e i doveri degli iscritti, in particolare allo scopo di favorire modalità di partecipazione in senso deliberativo (elezioni primarie e referendum) alle scelte di politica pubblica che il partito concorre a determinare.

Gli statuti devono includere anche le misure disciplinari che possono essere adottate nei confronti degli iscritti (o delle articolazioni territoriali del partito), gli organi competenti ad assumerle e le procedure di ricorso previste, assicurando il diritto alla difesa e il principio del contraddittorio.

Per eliminare il fenomeno scandaloso delle tessere false, i partiti devono prevedere l'istituzione di un'anagrafe degli iscritti, la cui consultazione deve essere sempre nella disponibilità di ogni iscritto, naturalmente nel rispetto della normativa vigente sulla privacy.

Inoltre, oltre ad assicurare che negli organi collegiali vi sia la presenza paritaria di donne e di uomini al fine di tutelare e di rafforzare la presenza delle donne nei partiti (½quote rosa»), nell'intento di favorire la partecipazione attiva dei giovani alla politica è previsto, come già avviene per le donne, che una quota pari almeno al 5 per cento dei rimborsi elettorali sia destinata alla formazione, per sostenere scuole, corsi e altre iniziative che preparino e facilitino l'ingresso delle nuove generazioni nella politica.

Adeguate forme di pubblicità della vita interna e dell'organizzazione dei partiti dovranno essere assicurate anche prevedendo la realizzazione di un sito internet del partito nel rispetto di princìpi analoghi a quelli previsti per i siti internet delle pubbliche amministrazioni (accessibilità, completezza, affidabilità, semplicità, qualità, omogeneità e interoperabilità). Il controllo del rendiconto è affidato alla Corte dei conti. In caso di esito negativo del controllo, è prevista la decurtazione dei rimborsi elettorali.

Elezioni primarie e referendum. Il disegno di legge disciplina e promuove lo svolgimento delle elezioni primarie considerandolo un fondamentale strumento di partecipazione dei cittadini e di apertura democratica dei partiti politici oltre i confini delimitati dall'iscrizione al partito stesso. Sono stabiliti alcuni requisiti tesi a garantire la trasparenza del procedimento, il pluralismo delle candidature e la più larga partecipazione al voto, non condizionata, salvo i casi specificatamente stabiliti, a forme preventive di registrazione.

Si prevede che le elezioni primarie si svolgano per tutte le candidature alle cariche apicali, di governo (sindaco, presidente di regione, candidato a premier) e per la scelta dei candidati alle assemblee rappresentative quando il sistema elettorale prevede la loro elezione in collegi uninominali con formula maggioritaria. Il progetto promuove le elezioni primarie condizionando l'assegnazione del 25 per cento dei rimborsi elettorali alla loro adozione per la selezione delle citate candidature. Il progetto considera che questa condizione sia soddisfatta solo dai partiti che adottino il metodo delle elezioni primarie in maniera stabile, non discrezionale, eccezionalmente derogabile solo con il voto dei tre quinti dei componenti degli organismi dirigenti collegiali del livello territoriale corrispondente.

Il disegno di legge prevede di fissare negli statuti un limite massimo di mandati, sia elettorali sia relativi ad incarichi interni al partito. Su questioni statutarie o altri temi sui quali si vuole sentire l'opinione degli iscritti.
 

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