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Politica

Francesco Storace per 'Il Giornale d'Italia'

Prima o poi le rivoluzioni finiscono. Esattamente come il Carnevale. Questa volta la conferma tocca a Matteo Renzi, che un tempo - sembrano secoli ormai - si ergeva a campione del rinnovamento. Anzi: coniò di suo pugno il termine rottamazione, che poi ha contagiato molti a sinistra come a destra.

Ma la voglia sfrenata di potere del sindaco di Firenze, cresciuto a pane e democrazia cristiana, sta svelando il bluff. Fatti fuori D'Alema e Veltroni - assurti a simbolo della politica decrepita - tutti gli altri erano in fila a chiedersi chi fosse il prossimo. E invece no, il trasformista fiorentino lascia tutti a bocca aperta e comincia ad imbarcare le anticaglie. Ha improvvisamente scoperto che l'ufficio anagrafe non sforna consensi elettorali.

Il segnale che la rottamazione e' finita l'ha lanciato dalla Sicilia, dove gli hanno già detto di si' Enzo Bianco e Leoluca Orlando. Il nuovo si chiama preistoria. Il vento del rinnovamento si infrange sugli scogli della bellissima isola.

Le due nuove reclute non si sa in quanti partiti hanno militato, come si conviene ad autentici avventurieri. Ma per Renzi vanno benissimo come testimonial persino quelli che fino a qualche tempo fa avrebbe definito scarti di antiquariato.

Al solo pensiero di doverli adescare entrambi, si sarebbe fatto invitare da Bruno Vespa a Porta a Porta, ed avrebbe squadernato con finta indignazione i loro curriculum. Mai e poi mai - avrebbe urlato - uno che ha fatto il sindaco a Catania, eletto (dai partiti!) nel 1988, il deputato regionale in Sicilia nel 1991, quattro legislature in Parlamento tra Camera e Senato e, orrore, persino ministro dell'Interno! E poi, dottor Vespa, come si fa con quell'altro, Orlando Cascio.... Ma lo sa che diventò sindaco di Palermo nel 1975 e io avevo dieci anni? E pure lui, che cavolo!, una legislatura in Sicilia, una in Europa, tre in Parlamento, ma come potrei...

E invece il miracolo succede. Finita la rottamazione cominciano le promozioni con l'usato garantito. Suggeriamo altri pregevoli pezzi,  dalla Finocchiaro a Casini, dalla Bindi a Tabacci, da Sposetti a Franceschini: in fondo, tutti con il loro cursus honorum, fedina penale a posto, rigorosamente militi nella prima Repubblica. Sono i primi che ci vengono in mente.

Incuriosisce la scelta fatta da Renzi, il suo approdo alla corte dei portatori di voti siciliani. Nell'isola, si sa, la mafia decide il voto quando vince la destra e soccombe quando si afferma la sinistra.... Ma, battute a parte, fa davvero riflettere che il sindaco di Firenze metta improvvisamente da parte ogni scrupolo sul "vecchio" e scenda a reclutare chi davvero non puo' dare l'idea di rappresentare una novità.

Due sono le considerazioni: l'accelerazione e' dovuta ad elezioni che evidentemente nel Pd sentono vicine; e l'ibrido gioco di alleanze interne vuol dire che hanno una paura fottuta di perdere al prossimo giro. Un motivo in piu' per non perdere tempo da questa parte del campo.

Povero Matteo, sembrava che volesse spaccare il mondo. Finirà solo per aver spaccato le scatole a tutti.
Prima o poi le rivoluzioni finiscono. Esattamente come il Carnevale. Questa volta la conferma tocca a Matteo Renzi, che un tempo - sembrano secoli ormai - si ergeva a campione del rinnovamento. Anzi: coniò di suo pugno il termine rottamazione, che poi ha contagiato molti a sinistra come a destra.

Ma la voglia sfrenata di potere del sindaco di Firenze, cresciuto a pane e democrazia cristiana, sta svelando il bluff. Fatti fuori D'Alema e Veltroni - assurti a simbolo della politica decrepita - tutti gli altri erano in fila a chiedersi chi fosse il prossimo. E invece no, il trasformista fiorentino lascia tutti a bocca aperta e comincia ad imbarcare le anticaglie. Ha improvvisamente scoperto che l'ufficio anagrafe non sforna consensi elettorali.

Il segnale che la rottamazione e' finita l'ha lanciato dalla Sicilia, dove gli hanno già detto di si' Enzo Bianco e Leoluca Orlando. Il nuovo si chiama preistoria. Il vento del rinnovamento si infrange sugli scogli della bellissima isola.

Le due nuove reclute non si sa in quanti partiti hanno militato, come si conviene ad autentici avventurieri. Ma per Renzi vanno benissimo come testimonial persino quelli che fino a qualche tempo fa avrebbe definito scarti di antiquariato.

Al solo pensiero di doverli adescare entrambi, si sarebbe fatto invitare da Bruno Vespa a Porta a Porta, ed avrebbe squadernato con finta indignazione i loro curriculum. Mai e poi mai - avrebbe urlato - uno che ha fatto il sindaco a Catania, eletto (dai partiti!) nel 1988, il deputato regionale in Sicilia nel 1991, quattro legislature in Parlamento tra Camera e Senato e, orrore, persino ministro dell'Interno! E poi, dottor Vespa, come si fa con quell'altro, Orlando Cascio.... Ma lo sa che diventò sindaco di Palermo nel 1975 e io avevo dieci anni? E pure lui, che cavolo!, una legislatura in Sicilia, una in Europa, tre in Parlamento, ma come potrei...

E invece il miracolo succede. Finita la rottamazione cominciano le promozioni con l'usato garantito. Suggeriamo altri pregevoli pezzi,  dalla Finocchiaro a Casini, dalla Bindi a Tabacci, da Sposetti a Franceschini: in fondo, tutti con il loro cursus honorum, fedina penale a posto, rigorosamente militi nella prima Repubblica. Sono i primi che ci vengono in mente.Incuriosisce la scelta fatta da Renzi, il suo approdo alla corte dei portatori di voti siciliani. Nell'isola, si sa, la mafia decide il voto quando vince la destra e soccombe quando si afferma la sinistra.... Ma, battute a parte, fa davvero riflettere che il sindaco di Firenze metta improvvisamente da parte ogni scrupolo sul "vecchio" e scenda a reclutare chi davvero non puo' dare l'idea di rappresentare una novità.

Due sono le considerazioni: l'accelerazione e' dovuta ad elezioni che evidentemente nel Pd sentono vicine; e l'ibrido gioco di alleanze interne vuol dire che hanno una paura fottuta di perdere al prossimo giro. Un motivo in piu' per non perdere tempo da questa parte del campo.

Povero Matteo, sembrava che volesse spaccare il mondo. Finirà solo per aver spaccato le scatole a tutti.

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