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Politica
La segreteria Pd con il Cencelli, così Letta rianima le correnti

Una cosa è certa, però, e cioè che la corrente che fa capo a Lotti e Guerini è passata da tre a un solo rappresentante in segreteria. Con Zingaretti, infatti, c’erano Emanuele Fiano, Caterina Bini e Carmelo Miceli. Ma a ben guardare, bisogna registrare pure la totale assenza di esponenti della corrente Fianco a Fianco di Martina. L’ex segretario aveva da poco inserito in squadra Andrea de Maria, nel nuovo corso lettiano, invece, non c’è nessuno. Anche se, forse, la novità più rilevante è un’altra: nessun romano in segreteria, un unicum nella storia del Pd. Una sorta di punizione per il palazzo capitolino? Sta di fatto che geograficamente l’asse si sposta al nord. Nel Cencelli territoriale di Letta, infatti, sono cinque gli esponenti lombardi in segreteria, tre quelli piemontesi, mentre due provengono dall’Emilia Romagna. A Puglia, Basilicata e Sicilia, infine, resta un membro a testa.


Al di là dei nomi, comunque, l’operazione che sta mettendo in atto Letta è molto sottile. In pratica, finge di non tenere conto delle correnti e cerca di far passare il messaggio di un Pd che parte dalla base e soprattutto punta alle competenze. “Sui nomi scelti, infatti, è inattaccabile - ragiona una fonte parlamentare dem con Affaritaliani -. Ha nominato tutte persone serie, per cui sul merito nessuno può eccepire. Letta in sostanza rispetta le aree di provenienza, ma non contratta. La verità è che sta agendo in maniera fortemente simbolica e i segnali sono chiari. A cominciare dal vademecum: ha chiesto alla base di esprimersi e, nel giro di 48 ore, lo ha inviato a tutti i circoli”. Anche sul metodo, in realtà, Letta sta facendo capire quale sarà il suo modus operandi. E la neonata segreteria ne è la prova: “Cinque minuti prima di ufficializzarla, ha informato i capicorrente, ma senza contrattare”.


Chissà se adesso con i capigruppo di Camera e Senato il metodo sarà lo stesso, viene da chiedersi. Proprio oggi, intanto, il capogruppo del Pd al Parlamento europeo Brando Benifei ha rimesso il suo mandato. Guarda caso alla vigilia dell’incontro di Letta con gli europarlamentari. Dunque, si presenterà dimissionario all’appuntamento. Che sia o meno una decisione concordata con il segretario, si tratta di uno schema che difficilmente sarà replicabile alla Camera e al Senato. “Di sicuro, a Letta - racconta la fonte - piacerebbe se pure Marcucci e Delrio si dimettessero. Anche solo per riconfermarli subito dopo. Per il segretario, sarebbe comunque un modo di far valere il suo peso. Ma è improbabile che accada”.

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