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Politica


Sul decreto legge Lavoro uscito dalla Commissione ci sarà la fiducia. E' la conclusione del vertice che si è tenuto a Montecitorio tra i ministri Boschi e Poletti e i capigruppo di maggioranza. Una decisione che alimenta la tensione nella maggioranza, dato che il documento è passato con soli quattro voti di scarto in Commissione Bilancio dove erano assenti i parlamentari Ncd, Scelta Civica e Udc mentre hanno votato contro Forza Italia, Lega e M5S. Il governo cerca invece di stringere i tempi perché il decreto va convertito entro il 19 maggio e, dopo il passaggio alla Camera, dovrà approdare in Senato. E nel vertice di maggioranza i ministri Boschi e Poletti hanno tentato una mediazione ma tra Pd e Ncd non si è raggiunto un accordo sulle modifiche: Ncd voleva modifiche sulle sanzioni per l'apprendistato e il Pd che scendesse da 5 a 4 il numero dei contratti a termine. Ma alla fine, come annunciato dalla capogruppo alla Camera Nunzia Di Girolamo, il sì arriverà ma "sarà battaglia al Senato". Posizione condivisa anche da Scelta Civica che subordina il suo ok alla necessità di correggere il testo a Palazzo Madama.
 
La contrarietà di Ncd e Scelta civica si era manifestata già stamattina quando, davanti all'ipotesi del governo di blindare il testo con la fiducia, gli esponenti dei due partiti minacciavano di non votarlo senza alcune modifiche. Ncd chiede, per voce del capogruppo al Senato, Maurizio Sacconi, il "ripristino sostanziale delle semplificazioni ai contratti a termine e di apprendistato, essenziali a incoraggiare la maggiore occupazione". Ma lo stop all'esecutivo è intimato anche da altri esponenti di primo piano del partito di Alfano: da Roberto Formigoni che ha definito "invotabile" il testo presentato in aula con gli emendamenti del Pd, fino a Nunzia De Girolamo secondo cui "solo un accordo nella maggioranza può consentire l'ulteriore iter del provvedimento". Di "maggioranza allo sbando" ha parlato invece Forza Italia e il capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta, ha chiesto che "si torni all'impianto originario" del provvedimento.
 
Sul decreto era intervenuto anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ha difeso il provvedimento voluto dal Governo: dalla riforma Fornero "le condizioni recessive sono peggiorate - ha detto - c'è una ripresa ancora fragile, anche se positiva, e questo stenta a tradursi in occupazione. Una riforma come quella presentata dal governo e portata avanti da Poletti accelera il beneficio in termini di occupazione della ripresa che si sta consolidando". Secondo l'inquilino di via XX Settembre con la riforma del mercato del lavoro cambierà il meccanismo di allocazione delle risorse anche per gli ammortizzatori. "Si tratta", ha aggiunto, "di cambiare il meccanismo attraverso cui si offre sostegno ai lavoratori". I soldi per rifinanziare gli ammortizzatori comunque, ha assicurato Padoan, "li troviamo".

 

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