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Politica
Le disparità del governo Renzi
Le ministre Boschi e Madia

di Pietro Mancini

La ministra renziana, donna Maria Elena Boschi, ha detto, ieri, sulla vicenda della sottosegretaria Barracciu: "Non chiediamo le dimissioni ai sottosegretari e ai viceministri del PD indagati".

Abbiamo condiviso le ragioni, alla base delle dimissioni dal governo del sen.Tonino Gentile, alfaniano, ex Pdl. Ma non comprendiamo le motivazioni della diversità : a casa il senatore alfaniano, con il figlio inquisito, ma lui non indagato, mentre resteranno nell'esecutivo gli esponenti democratici sotto inchiesta o rinviati a giudizio. Per tutti loro, vale il "principio di innocenza". Nel silenzio dei 5 direttori dei più autorevoli giornali italiani, che sollecitarono Renzi, domenica scorsa, a licenziare il discusso, ma non sottoposto ad alcun procedimento penale, parlamentare di Cosenza

Le eventuali dimissioni dei governanti PD, come quelle di un Gentile qualunque, saranno valutate alle calende greche, solo al termine di lunghe inchiestone penali.

Diventa, insomma, chiaro che, per l'esecutivo, promuovere sottosegretari, viceministri e ministri degli indagati o degli imputati non è stato uno sbaglio. Ma una scelta. In taluni casi, paradossale, come quella dell'ex craxiano Del Basso De Caro, di Benevento che, inquisito, resta sulla sua poltrona, dopo essere stato uno dei più fieri censori di donna Nunzia de Girolamo,. Come ricorderete, la ex ministra NCD lasciò il governo, benché non raggiunta da alcun avviso di garanzia, a differenza del collega, massone di grado elevato e austero moralizzatore solo con i guai degli altri.

Se è certo vero che, politicamente, Alfano conta meno rispetto a Berlusconi, Renzi non dovrebbe "salvando" i suoi compagni di partito, dimostrare una palese disparità di trattamento, come Capo di un governo non...Gentile con i rappresentanti del NCD e "buonista" con Barracciu-che non fu, a ragione, candidata alla Presidenza della Sardegna-e compagni. Pertanto, Il premier sia equanime, oltre che sereno.

E non avalli recriminazioni, che inevitabilmente saranno manifestate, su Gentile, da quanti sosterranno che don Tonino ha pagato anche perchè senatore di una regione, la Calabria, che non conta molto, a Roma, in primis a causa delle responsabilità, non lievi, della sua classe politica. E non solo per la brutta vicenda di un amico del parlamentare, che fece presunte, indebite pressioni sull'editore di un giornale affinchè non stampasse la notizia dell'inchiesta sul figlio del senatore, per il quale, come per tutti i cittadini, vale la presunzione di non colpevolezza, fino alla sentenza definitiva.

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