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Politica
"Renzi è come Silvio e Grillo. Fiducia in picchiata. Ecco perché"

La crisi di leadership dei partiti italiani


Di Renato Mannheimer, presidente dell'Ispo

Tutti i partiti italiani, tranne la Lega, soffrono in questo momento di una crisi di leadership che incide notevolmente sui loro consensi tra i cittadini e diffonde disorientamento e incertezza.

L'effetto più rilevante di questo fenomeno si manifesta probabilmente in Forza Italia. Come si sa, il partito di Berlusconi ha vissuto negli ultimi vent'anni specialmente grazie all'effetto leadership del fondatore. Forza Italia, nelle sue varie denominazioni, è sempre stata l'espressione del Cavaliere. La capacità di quest'ultimo di attrarre seguito e fiducia ha permesso al suo partito di esistere e, per un certo periodo, di rafforzarsi. Oggi, per una pluralità di motivi, il carisma del Cavaliere è profondamente in crisi. Ciò che porta al diffondersi delle contestazioni (in particolare, ma non solo, di Fitto) all'interno del suo stesso partito.

Ma un fenomeno per certi versi analogo (anche se, ovviamente, differente per modalità e per contenuti) sta avvenendo nell'M5S di Beppe Grillo. Qui l'incapacità di fare veramente politica e di incidere fattivamente nel dibattito corrente ha portato all'accendersi di conflitti apparentemente originati da motivazioni contingenti (la presenza in televisione), ma in realtà causati da una vera e propria crisi di identità e di chiarezza sul che fare con i numerosi consensi raccolti in passato. Per questo, anche nell'M5S la figura del leader, un tempo capace di catalizzare e infiammare il suo seguito, è messa fortemente in discussione e, per alcuni, addirittura screditata.

Sia pure in misura minore, anche nel Pd si assiste ad una messa in discussione della leadership di Renzi. Come è noto, la sua popolarità, misurata dai sondaggi, è fortemente calata nelle ultime settimane. Ma il decremento misurato è altrettanto forte, se non, in certi casi, più intenso, tra gli elettori e i militanti del suo stesso partito. Ciò che porta, anche in questo caso, alla messa in discussione della leadership, sino alla clamorosa defezione del voto sul Jobs Act di una pattuglia di parlamentari e, addirittura, alla messa in minoranza del governo in alcune votazioni sulle riforme istituzionali.

Come si è detto, la crisi della leadership porta scompiglio e smarrimento tra gli elettori. Già da molti anni, infatti - come hanno sottolineato molti analisti, a partire da Mauro Calise - il voto e, più in generale, il consenso per una forza politica è sempre più determinato dalla figura, dal carisma e dalla capacità di persuasione di chi lo dirige. Esaurito da tempo il voto di appartenenza, si è imposta la scelta elettorale legata alla figura del leader. La crisi di quest'ultima  ha comportato quindi una netta diminuzione dei consensi, che riguarda sia Forza Italia, sia l'M5S e, anche, il Pd.

Il fatto che la crisi di leadership si sia manifestata contemporaneamente in tutte e tre queste forze politiche non è ovviamente casuale ed è riferibile alla diminuzione della fiducia degli elettori e alla crescita del loro pessimismo sul futuro, come dimostrano anche i recenti dati ISTAT. Ma questa contemporaneità scoraggia in buona misura il passaggio dei consensi da una forza politica all'altra, portando piuttosto all'astensione. Lo si è visto bene nelle ultime elezioni regionali, specie in Emilia Romagna (non a caso, patria, in passato, del voto di appartenenza).

L'unico leader che, in questo momento, si rafforza e accresce, non a caso, i suoi consensi è, come si sa, Matteo Salvini. L'aver spostato il focus della Lega da rivendicazione di tipo localista a tematiche di carattere nazionale (o, talvolta, nazionaliste o, addirittura, scioviniste), come le polemiche sull'Euro e sugli immigrati, ha accresciuto la leadership di Salvini e, di conseguenza, i suoi voti.

La crisi della leadership nei maggiori partiti resta comunque un fenomeno preoccupante perché accentua, come si è detto, il senso di sfiducia degli elettori. Con esiti in questo momento imprevedibili e, di certo,  poco rassicuranti.

 

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