“Io a Roma mi asterrei“. A dirlo non è Silvio Berlusconi, che lo ha già detto tra l’altro, ma il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi. Ancora una volta il Senatùr si mette di traverso rispetto alla linea del segretario federale Matteo Salvini. Il giovane leader del Carroccio ha ribadito il suo sostegno ai grillini ai ballottaggi – Raggi a Roma contro Giachetti e Appendino a Torino contro Fassino – ma come un fulmine a ciel sereno arrivano le dichiarazioni di Bossi che mostrano una Lega non coesa dietro il suo segretario. Si sa che i fedelissimi del Senatùr, almeno tra i dirigenti di Via Bellerio, sono ridotti all’osso.
Da Roberto Calderoli a Giancarlo Giorgetti, fino ai capigruppo Massimiliano Fedriga e Gianmarco Centinaio, sono tutti salviniani di ferro. Il problema è che a livello di immagine e di strategia politico-elettorale le parole del Senatùr rischiano di incrinare il progetto di Salvini. Il segretario strizza l’occhio agli elettori 5 Stelle, con l’endorsement per Raggi e Appendino, nella speranza che molti grillini possano votare a Milano Stefano Parisi, contro Giuseppe Sala, e a Bologna Lucia Borgonzoni contro Virginio Merola. Un calcolo tattico e politico quello del segretario.
Nonostante i vertici pentastellati continuino a dire che non si schierano dove non ci sono al secondo turno, Salvini spera di convincere molti elettori grillini a votare Centrodestra il 19 giugno con le uscite pro-Raggi e pro-Appendino. Il problema è che Bossi, con quel “Io a Roma mi asterrei”, rischia di rovinare i piani di Salvini e di accendere una tensione interna nel Carroccio all’indomani di una tornata elettorale che, al di là di qualche caso isolato come in Veneto e Novara, ha lasciato un po’ di amaro in bocca per i fedelissimi di Salvini. Basti pensare al flop a Roma (meno del 3%) e a quel distacco di quasi nove punti da Forza Italia a Milano quando, alla vigilia, tutti si aspettavano il sorpasso della Lega sugli azzurri.

