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Politica
Giorgetti nuovo leader dei "falchi". La mappa del potere nella Lega


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


La vicenda di Flavio Tosi ha ridisegnato i poteri all'interno della Lega Nord. Il Consiglio federale del Carroccio si è espresso chiaramente e ora il sindaco di Verona ha una settimana di tempo per decidere se restare nel movimento, ridimensionato, o se provare la corsa solitaria alle Regionali contro Luca Zaia. Il problema è che è rimasto solo, anche perché quasi certamente - come risulta ad Affaritaliani.it - in Veneto ci sarà l'accordo tra la Lega e Forza Italia. Ma il dibattito interno al Carroccio ha visto confrontarsi diverse anime. Salvini ha fatto la sintesi di posizioni differenti. Alla teste delle colombe, ovvero di quelli che hanno tentato di non esasperare troppo lo scontro con Tosi, ci sono Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli. I tre big della 'vecchia' Lega hanno spinto per non commissariare la Liga Veneta e per non far precipitare la situazione. Poi ci sono i duri, ma non durissimi. Ovvero quelli che hanno posto l'accento sull'appartenenza o alla Lega o all'associazione Faro (quella del sindaco di Verona). Non hanno chiesto il defenestramento di Tosi ma sono stati intransigenti. Tra loro i due capigruppo salviniani, Massimiliano Fedriga (Camera) e Gian Marco Centinaio (Senato). In questo gruppo anche l'assessore lombardo Simona Bordonali e il senatore Raffaele Volpi, il responsabile di NoiConSalvini, la costola leghista del Centro-Sud. Poi ci sono i falchi, ovvero quelli che hanno espressamento chiesto il commissariamento della Liga, ovvero la cacciata senza ultimatum di Tosi. Inaspettatamente a guidare la pattuglia dei durissimi c'è Giancarlo Giorgetti, la vera mente della nuova Lega, l'artefice della proposta della flat tax e l'uomo più ascoltato in assoluto dal segretario federale. Con lui anche Massimo Bitonci, sindaco di Padova ed ex capogruppo al Senato. Tra i falchi anche i deputati emergenti Stefano Allasia e Stefano Borghesi. Alla fine è passata la linea di Salvini, decidono i veneti, che sta bene soprattutto a Zaia. Gianpaolo Dozzo, ex capogruppo a Montecitorio e nuovo mediatore, non è certo un amico di Tosi ma non è nemmeno così vicino al Governatore uscente. Ecco perché Salvini lo ha scelto, proprio perché abbastanza equidistante. E' chiaro che se il sindaco di Verona fa lo strappo Dozzo diventerà il commissario della Liga Veneta. Vedremo.

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