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Legge elettorale, così è morto il proporzionale. Rivolta anti-Grillo nel M5S

Legge elettorale mort: mal di pancia nel Pd e in Forza Italia

Legge elettorale, così è morto il proporzionale. Rivolta anti-Grillo nel M5S
La legge elettorale è morta, e l’hanno uccisa i 5 Stelle”. Sono le parole del relatore, Emanuele Fiano, dopo la debacle in Aula del patto a 4, nel voto a scrutinio segreto. Effettivamente il cammino della riforma in senso proporzionale non ha alcuna chance di andare fino in fondo

Il Parlamento non è in grado di approvare una riforma elettorale, ormai è evidente. Se succede così alla Camera, figuriamoci che cosa potrà accadere al Senato dove i numeri sono molto più risicati”. Con queste parole uno dei massimi dirigenti di uno dei quattro partiti che ha scritto nei giorni scorsi la proposta di legge proporzionale con sbarramento al 5% commenta con Affaritaliani.it quanto accaduto a Montecitorio dove i franchi tiratori hanno approvato un emendamento Biancofiore facendo così saltare l’intesa. “I 5 Stelle sono del tutto inaffidabili, il Pd ha evidenti problemi interni e anche in Forza Italia ci sono diversi mal di pancia. Questo Parlamento ha paura del voto e di andare a casa. A questo punto salta tutto e si andrà al voto con la legge elettorale uscita dalla Consulta”, prosegue la fonte. Poco dopo le 13 è poi arrivata la conferma dal Pd: “La legge elettorale è morta, e l’hanno uccisa i 5 Stelle”. Sono le parole del relatore, Emanuele Fiano, dopo la debacle in Aula del patto a 4, nel voto a scrutinio segreto. Effettivamente il cammino della riforma in senso proporzionale non ha alcuna chance di andare fino in fondo. “La legge ormai è su un binario morto”, affermava un deputato dem strettamente renziano prima ancora delle parole di Fiano.

Numeri alla mano, se alla Camera il Pd, Forza Italia, i 5 Stelle e la Lega – che sulla carta contano sull’80% dei parlamentari – vanno sotto, a Palazzo Madama sarebbe praticamente impossibile superare indenni il Vietnam parlamentare. Ma che cosa è successo esattamente? I primi colpevoli sono i grillini, ovviamente, che con una sorta di rivolta contro il leader hanno affossato a colpi di emendamenti la legge elettorale che gli iscritti pentastellati avevano votato. La mancanza del voto disgiunto, come avviene in Germania, e i listini bloccati hanno spinto molti deputati M5S a votare contro le indicazioni del proprio leader. Si tratta di un colpo durissimo alla credibilità di Grillo che, di fatto, non controlla i propri gruppi parlamentari. Nel Pd, poi, a parte i renziani, c’è un folto gruppo di parlamentari che si riconosce in Orlando e in Emiliano e che non vuole assolutamente le elezioni a settembre, quindi ha fatto di tutto per affossare l’accordo a 4. Anche in Forza Italia non mancano i mal di pancia, sia per l’ipotesi del voto a breve sia per una legge che porterebbe quasi certamente alle inevitabili larghe intese.

L’unica forza coerente è stata la Lega e, non a caso, subito dopo la comparsa dei franchi tiratori in Aula Matteo Salvini ha tuonato: “Sulla legge elettorale purtroppo sta vincendo il partito delle poltrone il ‘pdp’, trasversale: destra, sinistra e 5 Stelle. Col voto segreto, votano per mantenere la poltrona. Io chiedo come segretario della Lega a Gentiloni di dimettersi, e andare in Parlamento per dimettersi. Questo Parlamento è fermo su tutto: non sceglie sulla legittima difesa, sulle tasse, sull’immigrazione. E anche sulla legge elettorale vincono i ‘poltronari’ nel segreto dell’urna”. La strada da seguire per Salvini sarebbe dunque “dimissioni, decreto legge per la legge elettorale e poi scioglimento di queste Camere inutili. Poi si vada al voto perché io temo che qualcuno voglia tirare a campare ancora a novembre, dicembre, gennaio. I ‘poltronari’ devono andare a lavorare”.

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