Legge elettorale, la maggioranza va sotto di un voto e l’opposizione festeggia: l’analisi
È bastato un emendamento bocciato sulla legge elettorale, quello sulle preferenze, perché nel centrosinistra si stappassero metaforicamente bottiglie che nemmeno la sera di capodanno. “Il governo è finito”. “La maggioranza non c’è più”. “Ora tocca a noi”. Davvero? Intendiamoci. Quella subita dalla maggioranza è una sconfitta politica. Nessuno lo nega. Quando un governo va sotto in Parlamento non può far finta di niente, dovrà capire cosa non ha funzionato, ricompattare i ranghi e impedire che episodi simili si ripetano. Ma da qui a raccontare che il governo Meloni sia a un passo dal crollo ce ne passa parecchio.
Perché il punto è proprio questo: stiamo parlando di un emendamento alla legge elettorale. Un tema che appassiona soprattutto i partiti, gli addetti ai lavori e qualche costituzionalista insonne. Molto meno le famiglie e le imprese. Fuori dai palazzi nessuno si è svegliato pensando: “Chissà come finirà l’emendamento sulle preferenze”. Eppure l’opposizione si è comportata come se fosse caduto il Muro di Berlino. È un riflesso quasi automatico, ogni piccolo incidente parlamentare viene trasformato nella prova definitiva che il governo sia arrivato al capolinea. Peccato che la realtà racconti altro. La maggioranza resta numericamente solida.
Non è nata una nuova coalizione alternativa, non si sono improvvisamente dissolte le differenze dentro al campo largo, anzi, basta che si affronti un tema serio e le crepe ricompaiono immediatamente. Politica estera, difesa, sostegno all’Ucraina, ruolo dell’Europa sono gli argomenti sui quali si misura la credibilità di un governo, non certo un emendamento sulle preferenze. Ed è proprio qui emerge il problema del centrosinistra. Perché continua a ripetere: “Ora tocca a noi”. Benissimo.
Ma per fare cosa? Con quale linea internazionale? Con quale politica energetica? Con quale strategia economica? Perché governare non significa semplicemente sommare i voti ma condividere una direzione. Ed è esattamente ciò che oggi il campo largo continua a non mostrare. È difficile presentarsi come alternativa di governo quando, prima ancora di convincere gli elettori, bisogna convincere i propri alleati. Poi c’è un’altra curiosità tutta italiana. L’ossessione per la legge elettorale come se il destino della politica dipendesse da una formula. La storia, però, racconta spesso l’opposto. Molti di quelli che hanno riscritto le regole pensando di costruirsi un vantaggio si sono poi ritrovati a perdere le elezioni. Per un motivo molto semplice, le leggi elettorali possono influenzare il modo in cui si trasformano i voti in seggi ma non possono creare consenso dove il consenso non c’è.
È proprio questa la lezione che il centrosinistra continua a ignorare. Esultare per una sconfitta parlamentare della maggioranza è legittimo. Trasformarla nell’annuncio della fine del governo è un esercizio di auto illusione. Prima di gridare “tocca a noi”, sarebbe utile spiegare agli italiani perché dovrebbe toccare a voi. Per fare cosa. Per andare dove. E soprattutto insieme a chi…

