Legge elettorale, ore decisive: oggi la fiducia su 2 articoli chiave
Il governo si gioca tanto nel giro di pochi giorni. L’approvazione o meno della nuova legge elettorale è un passaggio cruciale per la maggioranza. Giorgia Meloni ha messo tutti in guardia e il ministro dei rapporti con il Parlamento Luca Ciriani è stato esplicito sull’argomento: “Gravi conseguenze per il governo se la legge non passa”. Oggi e domani alla Camera si vota la fiducia sui primi tre articoli del testo, che sono stati modificati – insieme all’articolo 8 – al Senato. Giovedì 8 ottobre, alle 12.30, ci sarà il voto finale sulla riforma a scrutinio segreto.
Ciriani, ha chiesto la fiducia su tre dei quattro articoli modificati dal Senato: vanno, quindi, rivotati. Le prime due modifiche riguardano il cuore della riforma con gli articoli nei quali, tra l’altro, è stato inserito il meccanismo delle preferenze, la terza una ridefinizione territoriale dei collegi di Merano, Bressanone e Bolzano.
A Montecitorio, quindi, sono giorni decisivi e il governo di Giorgia Meloni ha cercato di limitare al minimo i rischi che qualcosa vada storto: lo scrutinio segreto – già chiesto da Pd, M5s e Avs – è previsto solo sul via libera finale al testo. Un meccanismo che ha scatenato l’ira delle opposizioni, che hanno parlato di “schiaffo al Parlamento”, “forzature” e “mancanza di confronto”.
Il governo, come preannunciato, ha posto alla Camera la fiducia sui primi tre articoli della legge elettorale. Le prime due fiducie saranno votate domani, martedì 6 ottobre, l’ultima nella tarda mattinata di mercoledì. Insorgono le opposizioni: è “l’indegna conclusione” di una riforma caratterizzata dalla “chiusura totale” della maggioranza e del governo “al dialogo e al confronto”, ed è quindi “uno schiaffo a mano piena che viene dato alle opposizioni e al Parlamento”, per questo “non posso che esprimere il nostro disagio più profondo per lo schiaffo che date alla logica del rispetto reciproco e del rispetto delle opposizioni“, tuona in Aula il dem Federico Fornaro, un attimo dopo che il ministro Ciriani pone le tre fiducie a Montecitorio.


