Il Pd torna ad avvitarsi sulla legge elettorale con le tensioni fra la segreteria e la minoranza. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha riunito i senatori a Palazzo Madama: “Stiamo passando da un eccesso di palude a un impegno di notevoli dimensioni. Ora siamo a un passaggio chiave”, avrebbe detto il premier in apertura di riunione, affiancato dal ministro Maria Elena Boschi. Poi Renzi ha bacchettato Miguel Gotor nel corso dell’incontro: “Caro Miguel, ti ho definito arrivando il mio nemico di fiducia. Le tue critiche sono ingiuste e ingenerose, non si può usare un gruppo minoritario come un partito nel partito”. Nel merito dell’Italicum, la proposta è la seguente: “Non ci sono spazi per soluzioni alternative rispetto alla legge che vi ho proposto. Quindi rivediamoci domani verso le 12 usando queste ore per evitare rotture. Rimandiamo l’inizio del voto a domani pomeriggio”.
Ma la minoranza Pd ha già annunciato, sempre per oggi, una conferenza stampa dedicata proprio alla legge elettorale. L’appuntamento è nella sala Nassiriya di Palazzo Madama alle 16.30 (o comunque alla fine dell’intervento in aula del ministro della Giustizia, Andrea Orlando). Interverranno, oltre a Gotor, i senatori del Pd Paolo Corsini, Nerina Dirindin, Maria Cecilia Guerra, Carlo Pegorer e Lucrezia Ricchiuti. In sala saranno presenti anche i senatori democratici che hanno firmato gli emendamenti della minoranza Pd all’Italicum. Il capogruppo del Pd a Palazzo Madama, Luigi Zanda, ha confermato però ai senatori il timing della legge elettorale: “Deve essere approvata prima dell’elezione del presidente della Repubblica”.
Intanto, l‘onda d’urto dell’addio di un padre nobile del Pd come Sergio Cofferati si farà sentire anche sull’elezione del capo dello Stato. “Il modo sbrigativo, offensivo per la dignità di Cofferati, con cui la sua scelta è stata trattata, pesa notevolmente sul Quirinale”, spiega Stefano Fassina. Ma è tutta la minoranza dem a tornare a chiedere un confronto politico sul modello partito. Perché a pesare, più delle dimissioni, è il modo in cui queste sono state recepite dai vertici. “Non so cosa deve succedere ancora perché nel partito si apra una riflessione su cosa è diventato il Pd e dove vuole mettersi. Se è diventato un partito di centrodestra, sarebbe importante che lo dicesse il segretario per primo”.
