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Politica

Di Tommaso Cinquemani
 twitter@Tommaso5mani

Matteo Renzi è in campagna elettorale costante e lo si capisce dai numerosi interventi in tv e sui giornali. Sente che le elezioni non sono così lontane e vuole arrivare pronto all'appuntamento. Mercoledì ha voluto dissimulare la sua voglia di urne: "Il governo non è uno yogurt", ha detto, sottolineando che non esiste scadenza. Ma i movimenti in Aula delle sue 'truppe' ci raccontano una situazione differente. Il piano dei renziani si articola in due punti: evitare la 'clausola di salvaguardia' e modificare il regolamento delle primarie.

La conferenza dei capigruppo di mercoledì ha raggiunto un punto fermo: il Porcellum, così com'è, non può sopravvivere. Bisogna tornare al Mattarellum, oppure modificare la legge esistente. I lettiani spingono per una modifica dell'esistente con l'inserimento di una 'clausola di salvaguardia', ad esempio una soglia del 40% per il premio di maggioranza. Una norma che in un sistema tripolare come quello italiano condannerebbe il Paese all'ingovernabilità e quindi a nuove grandi coalizioni. La clausola blinderebbe il governo Letta e l'alleanza con Berlusconi. I renziani non vogliono aspettare anni prima di tornare in campo, e così spingono perché si ritorni al Mattarellum. Ma non ci sono solo loro: a spingere sono anche i dalemiani, i prodiani e i giovani turchi.

Il punto due è la modifica del regolamento delle primarie. Se Guglielmo Epifani ha confermato, senza troppo slancio, la volontà di scindere la carica di segretario da quella di candidato premier, è ancora da vedere quali saranno le regole delle primarie. Bisogna infatti decidere se le consultazioni saranno completamente aperte (come lo sono state per l'elezione di Bersani segretario) oppure se i votanti si debbano iscrivere in degli albi entro due settimane dalle consultazioni, firmando una carta d'intenti. I renziani sarebbero per l'ipotesi uno. Lo scopo è quello di allargare al massimo la base, attingendo voti anche ad aree non tradizionali, al centro, ai delusi dei 5Stelle e degli ex berluscones. Un bacino che i 'vecchi' leader del Pd non sanno come sedurre, ma che il sindaco di Firenze ha dato prova di conoscere molto bene.

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