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Politica

Slitta l'approdo nell'aula della Camera della riforma della legge elettorale, che inizierà il suo iter in assemblea il 29 gennaio (nel pomeriggio), anziché il 27 come precedentemente deciso. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio dopo, riferiscono alcune fonti, un'accesa discussione. Il voto sul provvedimento è previsto tra il 30 e il 31 gennaio. A richiedere di posticipare l'inizio della discussione è stata Sel, che sarà impegnata nel week end con il congresso di partito dove sarà discusso, appunto, il testo dell'Italicum. Intanto, però, a causa dell'apposizione della fiducia da parte del governo sul decreto legge Imu-Bankitalia salta il voto per l'adozione del testo base sulla legge elettorale in commissione Affari costituzionali.

La novità emerge sempre al termine della capigruppo alla Camera durante la quale non sono state concesse deroghe alle commissioni. Quando viene posta la fiducia, infatti, i lavori parlamentari si fermano per 24 ore a meno di diverse decisioni per le commissioni. La presidente Laura Boldrini ora contatterà il presidente della commissione Affari costituzionali, Francesco Paolo Sisto, per definire il calendario della commissione e vedere quando potrà essere votato il testo base per l'aula. La seduta della commissione stasera era prevista alle 19.

Sul fronte politico, tuttavia, Matteo Renzi, leader del Pd, ha incassato anche il sì del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. E se la Lega preannuncia una battaglia serrata visto che con le soglie di sbarramento contenute nell'Italicum il Carroccio si ritroverebbe fuori dal parlamento, i partitini collocati al centro non mollano sulle preferenze (e dunque contro le liste bloccate, ancorché limitate nel numero e dunque corte). A parlare stamani è il ministro della Difesa Mario Mauro, che insiste: "Le preferenze sono l'unico modo per riavvvicinare gli italiani alla politica. Bisogna restituire ai nostri cittadini la possibilità di scegliere il proprio parlamentare. Gli italiani non vogliono più in parlamento i nominati, gli italiani vogliono poter decidere. I Popolari per l'Italia sono gli unici rimasti in parlamento a sostenere questa battaglia".

 

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