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Politica

 

 

Matteo Renzi (4)

Quattro minuti a testa, per raccontare alla platea cosa si vorrebbe fare per migliorare l'Italia. E' il secondo giorno della Leopolda,  la convention del sindaco Matteo Renzi con la quale comincia la sua scalata al Pd. Una giornata a cui ha preso parte anche il segretario dei Democratici Guglielmo Epifani.

"È una bella novità avere con noi il segretario del Pd" commenta Renzi che dal palco fa da deejay e "gestisce" i contatti sui social network (si possono fare domande in diretta #leopolda13).  "Abbiamo bisogno di riprendere in mano un progetto del futuro all'altezza del nostro Paese" spiega Epifani. "Se dovessi scegliere un nome per il futuro, secondo lo slogan di questo nostro incontro, sceglierei libertà intesa come libertà di scelta. Dobbiamo recuperare la libertà, come libertà di scelta, soprattutto per le nuove generazioni. Solo quando questa tornerà in campo, ci sarà un futuro certo ed importante per le nuove generazioni che, a differenza della mia, non trovano più un lavoro". Il segretario del Pd ha anche detto che il Paese "non può continuare a galleggiare" e che bisogna smetterla di incolpare la moneta europea: "La colpa non è dell'Euro, ma di quello che è stato fatto dopo".

 

epifani (3)

Anche l'ex segretario Piero Fassino, presente in platea, dice la sua. "La parola che ho scelto è 'voglio una sinistra che non abbia paura'. Non abbia paura dell'Europa, della globalizzazione, del mercato del lavoro flessibile, della natura, di aprirsi: non si vince solo tenendo quelli che hai. Voglio una sinistra che non abbia paura di dire vogliamo vincere". Il sindaco di Bari Michele Emiliano parla di rispetto: "Mai più programmi di governo che dicono una cosa e poi non viene realizzata. Non possiamo approvare un documento "Italia, bene per l'Italia" e poi trovarci a fare tutt'altro, senza che neppure se ne sia discusso". Torna alla Leopolda, dopo la polemiche sulle Cayman, il finanziere Davide Serra che sceglie la parola meritocrazia: "C'è stata una rapina intergenerazionale, i nostri padri hanno indebitato il futuro nostro e dei nostri figli. C'è una classe che si è comportata da barbara. Questo deve cambiare". In platea c'è anche Agnese, la moglie di Matteo Renzi: "Sono qua per ascoltare. Spero che le cose cambino davvero siamo troppo stanchi e arrabbiati". Sta seduta nelle ultime file: "Non mi piace fare la primadonna - spiega - per fare bene bisogna lavorare con impegno e fatica, non c'è bisogno di mettersi in prima fila". Si susseguono economisti, sindaci, semplici cittadini, manager fra cui Andrea Guerra, ad di Luxottica e imprenditori, fra cui Brunello Cucinelli.

Prima di Serra era salito sul palco il politologo fiorentino, docente universitario, Roberto D'Alimonte che parla della riforma elettorale: "Una riforma elettorale che va bene a tutti i partiti? No una riforma che va bene al Paese". E aggiunge: "Sono per l'abolizione pura e semplice del Senato, non il superamento del bicameralismo". Sostiene il sistema elettorale a doppio turno: "Il premio di maggioranza in due turni avvicina al modello dei sindaci". D'Alimonte si dice contrario a una riforma in senso proporzionale: "C'è tanta voglia di proporzionale dentro una parte del Pd, dentro una parte del Pdl, dentro una parte del Movimento 5 Stelle, per non parlare di Casini e soci" attavva il politologo. D'Alimonte spiega anche che l'argomento secondo cui la riforma deve andare bene a tutti è un alibi insidioso: "La riforma deve andare bene al Paese. Usare l'argomento secondo cui la riforma elettorale deve andare bene a tutti vuol dire mettere nelle mani del Pdl le chiavi della riforma. Il Pdl, anzi Forza Italia, non vuole né collegi uninominali né doppio turno: francamente mi sembrano due veti eccessivi per un partito solo. Se accettiamo i due veti di Forza Italia l'unica soluzione diventa il proporzionale, e oggi in queste condizioni il proporzionale sarebbe un disastro per il Paese". Concorda Renzi che conclude: "C'è voglia proporzionale, ma la faremo passare perchè bisogna sapere chi governa, servono le garanzie".

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