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Enrico Letta si fida delle decisioni che prenderà il Pdl. Soprattutto si fida del fatto che a rispondere di una crisi di governo, in caso di mosse a sopresa da parte dei pidiellini sarà proprio il partito guidato da Silvio Berlusconi. "Mi fido del fatto che il partito di Berlusconi assumerà le sue decisioni e si assumerà la responsabilità delle sue decisioni". Questo il premier Letta ha risposto alla tv austriaca che gli chiedeva se si fidasse di Silvio Berlusconi. In Italia "servono meno parole, più fatti, meno polemiche, più cose concrete e costruttive", ha poi continuato il premier, spiegando che l'unica strada per diventare un paese normale è "la stabilità politica perché il nostro paese "ha vissuto troppa instabilità e troppe polemiche". Sulla vicenda dell'incandidabilità di Silvio Berlusconi "il Parlamento si pronuncerà applicando le leggi", quanto al Pd "deciderà in commissione e le decisioni che assumerà, per quanto mi riguarda, saranno le decisioni giuste".

Con i berlusconiani che pretendono più tempo per il salvataggio politico del loro leader, reclamando un intervento della Corte costituzionale sulla legge Severino. E il premier, Enrico Letta, vede il segretario del Pd. "Piena sintonia", è la formula usata da fonti di Palazzo Chigi. Ma l'inquietudine è evidente. "Sono preoccupato per una crisi di governo perchè la pagherebbero i cittadini, soprattutto coloro che hanno sostenuto i maggiori sforzi", ha detto Epifani uscendo da palazzo Chigi. La preoccupazione contagia anche il resto d'Europa. Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, da Rimini dice: "Una crisi? All'Italia non conviene". Poi una stoccata al Cavaliere: "Ogni politico deve scegliere tra gli interessi propri e quelli del proprio Paese". Quasi le stesse parole usate da Letta nell'apertura del meeting di Comunione e liberazione. Questo mentre dai grillini arriva un no a un eventuale governo letta-bis, in caso di ritiro Pdl dalla maggioranza. "Sarebbe un accanimento terapeutico da parte di Napolitano. Non non chiediamo subito di guidare un governo, chiediamo a napolitano un mandato esplorativo".

"Rimandare la legge Severino alla Consulta? E' certamente una delle cose di accertare, ci sono degli ampi profili di incostituzionalità che vanno valutati". Lucio Malan, senatore Pdl, membro della giunta per le elezioni di Palazzo Madama, è uno dei tanti berlusconiani all'attacco della legge che porta il nome dell'ex Guardasigilli. L'obiettivo, ormai neppure tanto nascosto, è guadagnare tempo ottenendo che le norme in questione - che sanciscono l'incandidabilità e la decadenza di chi è stato condannato a più di due anni - vengano sottoposte al vaglio della Corte costituzionale. "Ci sono dei margini, bisogna discutere il contenuto di questa legge in rapporto al caso di Silvio Berlusconi", dice ancora Malan. Poi l'attacco al Pd: "A sinistra c'è una certa confusione nel ruolo di giudice e del plotone di esecuzione".

Identico registro per Fabrizio Cicchitto, che cita varo giuristi: "Ieri Armaroli, Zanon, Guzzetta e in modo assai problematico Capotosti, oggi Fiandaca: si moltiplicano le prese di posizione dei più significativi esperti di diritto costituzionale o penale che pongono interrogativi sulla costituzionalità della legge Severino. Di fronte a prese di posizione di questo tipo, qualunque giunta composta da persone serie e responsabili, e siamo sicuri che questa lo è, non potrebbe non approfondire la questione indipendentemente anche dal ruolo politico che Berlusconi svolge". Stessi toni da Francesco Nitto Palma: "La legge Severino ha molteplici profili di problematicità giuridica. Serve un approfondimento perchè non si possono paragonare gli effetti che queste norme hanno su un parlamentare con quelle che hanno su un eletto alla Regione, alla Provincia o in Comune. Senza contare il problema della retroattività". Gianfranco Rotondi intanto minaccia: "Con questa legge elettorale siamo eletti attraverso il voto al leader. Se Berlusconi decade, con lui si delegittimano duecento parlamentari e la legislatura si conclude. Le nostre dimissioni da parlamentari saranno inevitabili". Una nuova offensiva che scatta all'indomani del proclama di Silvio Berlusconi: "Resto io il capo del centrodestra, io non mollo".

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