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Un governo piu' forte, senza alcun bisogno di rimpasto ma con la prevedibile uscita dei sottosegretari e dei viceministri di Forza Italia, che si ponga l'orizzonte temporale del 2014 e conduca in porto le riforme. Enrico Letta scende in sala stampa a palazzo Chigi per dare la sua lettura del voto di fiducia di stanotte e spazzare il campo dalla visione mediatica di un governo piu' fragile.

"Il voto di fiducia che la nuova maggioranza di governo ha ottenuto e' molto importante. 171 a 135 e' un risultato che ci da' forza coesione e prospettiva per tutto il 2014" ha detto il premier, che poi ha fatto notare come il numero di 171 senatori sia esattamente il medesimo che sostenne il governo Berlusconi nel 2008.

Dunque sbaglia chi in Forza Italia "parla di numeri risicati, ora la maggioranza e' forte e coesa". Ora quindi ci sono le condizioni per andare avanti fino al 2014, oltre non dice Letta, che a piu' riprese rimanda all'orizzonte temporale del suo discorso alle Camere il 29 aprile e cioe' i 18 mesi che conducono fino alla fine del semestre italiano della Ue.

Come sostanziare i prossimi 12 mesi si discutera' nella nuova maggioranza: il campo saranno l'economia e "le riforme costituzionali ed elettorale di cui il Paese ha bisogno". Il metodo si decidera' con gli alleati: dai prossimi giorni e dopo l'8 dicembre, per ovvi motivi, Letta ha annunciato che incontrera' i leader delle forze di maggioranza per "stabilire il percorso con maggiore collegialita'". Di certo c'e' che la squadra di governo non cambia, il tema del rimpasto "non si pone", semmai il premier si aspetta, senza troppe cerimonie, "atti conseguenti" da quei sottosegretari e viceministri che non hanno votato e non voteranno la fiducia perche' esponenti di Forza Italia.

E un altro 'equivoco' che il premier vuole spazzare via e' che, come ha detto ieri Renato Brunetta, sia finito il governo di larghe intese: "No - risponde secco -, c'e' un governo piu' forte e coeso, rimane un governo sostenuto da partiti politici che hanno fatto, come in Germania, una grande coalizione. Si tratta di governi necessitati da una situazione straordinaria". Ora dunque, con un governo che, ripete piu' volte, "e' piu' forte e piu' coeso", con una maggioranza comunque ampia, il compito e' di "usare questa forza nei prossimi giorni e mesi per accelerare il percorso di riforme", a cominciare da quelle istituzionali, senza dimenticare l'impegno sull'economia per agganciare la ripresa.

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Un governo piu' forte, senza alcun bisogno di rimpasto ma con la prevedibile uscita dei sottosegretari e dei viceministri di Forza Italia, che si ponga l'orizzonte temporale del 2014 e conduca in porto le riforme. Enrico Letta scende in sala stampa a palazzo Chigi per dare la sua lettura del voto di fiducia di stanotte e spazzare il campo dalla visione mediatica di un governo piu' fragile.

"Il voto di fiducia che la nuova maggioranza di governo ha ottenuto e' molto importante. 171 a 135 e' un risultato che ci da' forza coesione e prospettiva per tutto il 2014" ha detto il premier, che poi ha fatto notare come il numero di 171 senatori sia esattamente il medesimo che sostenne il governo Berlusconi nel 2008.

Dunque sbaglia chi in Forza Italia "parla di numeri risicati, ora la maggioranza e' forte e coesa". Ora quindi ci sono le condizioni per andare avanti fino al 2014, oltre non dice Letta, che a piu' riprese rimanda all'orizzonte temporale del suo discorso alle Camere il 29 aprile e cioe' i 18 mesi che conducono fino alla fine del semestre italiano della Ue.

Come sostanziare i prossimi 12 mesi si discutera' nella nuova maggioranza: il campo saranno l'economia e "le riforme costituzionali ed elettorale di cui il Paese ha bisogno". Il metodo si decidera' con gli alleati: dai prossimi giorni e dopo l'8 dicembre, per ovvi motivi, Letta ha annunciato che incontrera' i leader delle forze di maggioranza per "stabilire il percorso con maggiore collegialita'". Di certo c'e' che la squadra di governo non cambia, il tema del rimpasto "non si pone", semmai il premier si aspetta, senza troppe cerimonie, "atti conseguenti" da quei sottosegretari e viceministri che non hanno votato e non voteranno la fiducia perche' esponenti di Forza Italia.

E un altro 'equivoco' che il premier vuole spazzare via e' che, come ha detto ieri Renato Brunetta, sia finito il governo di larghe intese: "No - risponde secco -, c'e' un governo piu' forte e coeso, rimane un governo sostenuto da partiti politici che hanno fatto, come in Germania, una grande coalizione. Si tratta di governi necessitati da una situazione straordinaria". Ora dunque, con un governo che, ripete piu' volte, "e' piu' forte e piu' coeso", con una maggioranza comunque ampia, il compito e' di "usare questa forza nei prossimi giorni e mesi per accelerare il percorso di riforme", a cominciare da quelle istituzionali, senza dimenticare l'impegno sull'economia per agganciare la ripresa.

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