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Politica

Caro don Andrea, perdona se me la prendo con te, ma non riesco a scaricare il blog di Beppe Grillo, con quella scritta "circonvenzione di elettore" sotto quelle 2 mele mascherate. Penso non mi sia permesso. Ma tu sei suo amico.
 
Forse ha messo un tarlo informatico per non farla stampare, perché questo sarebbe l'attacco più devastante dello tsunami che si è abbattuto sul nostro Paese.  Ovvero, il suo dissenso, il suo aperto disprezzo per l'art. 67 della Costruzione, quello che consente ai parlamentari di comportarsi e di votare secondo coscienza, "senza vincolo di mandato".
 
Tu hai appena gongolato di gioia  perché la chiesa cattolica, dopo secoli e secoli di negazione della libertà di coscienza, finalmente, alla fine del 1965 si era decisa a riconoscere che noi siamo esseri umani, liberi in coscienza anche di credere o di non credere in Dio, in Cristo. Anche di professare altre fedi o nessuna fede religiosa.
 
E nel mio sito web mi ero permesso di ricordarti l'enciclica "Mirari Vos" del 1832 di Papa Gregorio XVI°: "… quella assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire a tutti la libertà di coscienza: errore velenosissimo…". Poi è venuto il Duce del fascismo, con quel suo me ne frego, noi tireremo dritto, di questa aula sorda e grigia farò un bivacco per il mie manipoli, taci, il nemico ti ascolta. E molti di noi, ancora ragazzi, siamo saliti su in montagna, per la libertà, per la democrazia. Ma c'erano ancora molti compagni impegnati a eseguire gli ordini di scuderia, tardi, molto tardi a capire la lezione di Giuseppe Di Vittorio e Ferdinando Santi del 27 ottobre 1956.
 
Quella risoluzione della CGIL dove si esprimeva "la condanna storica e definitiva di metodi antidemocratici di governo e di direzione politica, oltre che economica". Dove si  affermava che il progresso sociale "è possibile soltanto con il consenso e la partecipazione attiva della classe operaia e dei ceti popolari".
Tra i tanti, anche Giorgio Napolitano non l'aveva intesa.
 
Adesso penso sia tardi, adesso non bisogna pensare a crescere, ma a programmare una de-crescita graduare e solidale, altrimenti costringeremo i nostri figli e nipoti a ri-cantare: urla il vento, infuria la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar…
 
Caro don Andrea, mi sono sfogato con te, ma a questo servono gli amici.
Grazie, e stammi bene.
 
Gian Mario Albani  


Gian Mario Albani è nato a Merate in Brianza (LC), in febbraio del 1927, è sposato e ha tre figli. Sindacalista con la CGIL unitaria (1946-48), poi con la CISL (1950-56), capo ufficio studi e formazione delle ACLI di Milano (1957-649, loro presidente (1965-66), senatore con la "sinistra indipendente dal 1968 al 1972. Attualmente è ritirato in pensione a Varallo Sesia.
 

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