Caro Matteo, inizio così, come sempre, questa lettera aperta diretta a te, il Segretario del Pd. Lo avevo promesso e lo faccio, sollecitata dai tanti che mi scrivono il loro disagio, le loro perplessità che incrociano esattamente anche le mie. Perchè questo è il tempo della chiarezza, più che delle lodi e del battito di mani a scena aperta. Non è nascosta la mia appartenenza politica, e neppure da sette lunghi intensi anni, la mia dedizione personale e di militante attiva, per far sì che la politica possa davvero diventare riformista, social democratica, progressista e liberale. Questo è ciò che per me, e per migliaia di altri, tu hai rappresentato Matteo, sin dalla prima Leopolda, dove hai aperto davvero la finestra sulle speranze di cambiamento e sugli obiettivi da raggiungere. “Prossima fermata italia”, si chiamava. Hai parlato di rottamazione, di ricostruzione, del valore non riconosciuto dei tanti impegnati da sempre, ma senza alcun riconoscimento neppure morale, hai parlato di meriti e di competenze, e non di inciuci. Non di convenienze, non di rattoppi. E di gente che doveva lasciare la poltrona. Hai dato a tutti noi l’idea di un leader lanciato in avanti, moderno ed innovativo, Obamiano di stile, poco intento a preservare se stesso, e lo abbiamo visto ed apprezzato di recente, ma deciso a salvare e preservare il valore della democrazia. Quella bella, pulita, che guarda in faccia tutti, e senza ombre, le persone, quando chiede di essere parte del cuore di tutti noi. Parlo al passato, perché oggi resto basita da alcuni accadimenti che fanno vacillare non tanto le mie idee, quelle sono e restano ben salde ed ancorate, ma la linea del Pd, quel partito a cui appartengo. Ma da che parte si va? Oggi, intendo. Quale è l’obbiettivo? Facciamo pure un brain-storming. Abbiamo appena superato un referendum che ha visto un Pd spaccato, diciamolo pure senza paura, seppur votato a maggioranza ha creato una scissione data dai mal di pancia di leader in contrapposizione, di chi mai ha tentato davvero di trovar l’unione, ma solo di detronizzarti. E sui territori altrettanto. Abbiamo terminato adesso un Congresso che ti ha visto nuovamente al vertice come rappresentante di questo partito, con un 70% di consensi, un ‘alta percentuale. Nel mio territorio toscano, che ben conosci, sei arrivato a quota 83%. Nell’ultimo Congresso, grazie ai tanti Comitati aperti in terra pistoiese, il risultato si assestò al 87%. Mi pare che il consenso non ti manchi, quindi mi chiedo, e ti chiedo, perchè cercare a tutti i costi l’appoggio di chi ” finge” di stare al tuo fianco, salvo poi cambiare alla bisogna, deludendo così i tanti seguaci, militanti, e persone che hanno creduto davvero di poter vedere in te il “nuovo che avanza”? Ciò che vedo oggi è il solito giochino di sempre, mi spiace dirlo, quello che tu stesso volevi levar di giro, quello che ha portato l’Italia al nulla, quello che i cittadini non tolleravano, e non tollerano proprio più. Ed invece tac! Eccolo ancora qui. Come il virus. Ma qui non c’è vaccino che tenga, qui c’è solo la ragione che dovrebbe imporsi e rimettere a posto le righe scomposte di un pentagramma ingiallito. Da una parte c’è una destra che rimonta, su temi che incideranno molto sulle scelte degli elettori, poi c’è un movimento, di rabbia diciamolo, che cerca di arrivare al potere contando sul mal pancia della gente, e non sui contenuti ( dove sono?), e poi ci siamo noi, del Pd. Che tutto facciamo fuorché ciò che serve. Serve coraggio, caro Matteo, serve coerenza, non opportunità politica di questo stampo. Davvero è cosi importante continuare con questi ” accordi”? Davvero pensi che possa pagare in termini di consenso vedere gli scenari in atto? In molte città si svolgeranno le amministrative, anche nella mia città dove il Pd ripresenta il sindaco uscente. Non entro nel merito della scelta, non ora, non qui. Avrei preferito un processo democratico diverso, ma i tempi, l’esito del referendum, e le logiche di partito non lo hanno consentito. Entro però nel merito delle coalizioni, di coloro i quali, come sempre accade, creano opportunamente le liste d’appoggio. Normale, naturale, nell’ordine delle cose. Ed il Pd pistoiese ne ha ben 8, oltre alla propria, e presenta il suo candidato, eletto all’unanimità “dei presenti” ( bene ricordare…) in assemblea comunale, senza primarie. “Perché nessuno le ha chieste”, come dice giustamente Bertinelli, candidato e sindaco uscente. Ha ragione, eccome! Chi avrebbe potuto farlo? Anche perché, diciamolo, non è affatto facile per chi si vuole mettere in gioco trovare il 30% di firme di iscritti, percentuale obbligatoria da statuto quando si compete con un “secondo” mandato, quindi si desiste, impossibile o quasi poterci solo pensare a meno che tu non abbia dalla tua una forte rappresentanza all’interno del partito che ti possa appoggiare. Ma quando ciò non avviene, perché le “indicazioni” sono altre, e piovono dall’alto di colpo, senza altro poter aggiungere, ecco che tutto viene meno, anche quel senso di democrazia e cambiamento che avevamo respirato fosse possibile. Primarie sempre e comunque, nessuna garanzia di secondo mandato a nessuno. Questo sono le affermazioni che abbiamo ascoltato da te e dai vertici. Un candidato Sindaco uscente, e ripresentato dal Pd, oggi, come un diligente amministratore che ben ha condotto la città di Pistoia, tanto da portarla ad essere capitale della cultura, anche perché, diciamolo pure, ereditiero del grande lavoro del suo predecessore, ha creato, invece, non pochi dissidi tra le fila del partito, dove i cosiddetti renziani, gli appartenenti della tua linea, mal digeriti, mal sopportati, e continuamente sotto scherno ed accuse dagli stessi compagni di partito, si sono divisi. Da una parte c’è chi è uscito non riconoscendosi nella scelta, e creando una lista propria, ed altri, pochissimi diciamolo, hanno ottenuto qualche posticino nella lista, e quindi oggi appaiono “tutti assieme appassionatamente”. Bello? No. Sarebbe stato preferibile altra strategia, più rispettosa di tutti e sarebbe stata altra storia. Non così, non accontentandosi delle briciole riservate, forti della investitura. Se fosse davvero unità di partito io stessa ne sarei felice. Ma così non è. E tu lo sai bene. È solo strategia, convenienza. Non c’è stata una vera contaminazione tra tutti gli appartenenti al partito, come sarebbe giusto. Non c’è stata discussione e vera esternazione di tutte le difficoltà vissute. Oggi ciò che vedo è ancora un guardarsi in cagnesco, salvo la piccola tregua elettorale. Abbiamo visto scendere in campo a sostengo del candidato Pd, esponenti come Pisapia e Rossi, con Sinistra per Pistoia, lista d’appoggio dove compare anche il simbolo Articolo Uno, MdP. E quindi? Devo dedurre che, come mandò a dire il governatore Rossi alla stampa, il supporto del gruppo che si è scisso, non stia venendo meno. Che nonostante il divorzio, la creazione di un movimento nuovo, le accuse al Pd, a te, Matteo, ed a tutti noi, alla fine essi ci sono. E come possibile che dopo una scissione così forte, con tanto di affermazioni pesanti, di risentimenti da parte dei suoi diretti esponenti quali, appunto, Rossi, D’Alema, Bersani e Speranza, possano oggi, venire a sostengo di un candidato Pd? A me onestamente qualcosa non quadra. “Meglio loro di Berlusconi” leggo sui social. Perdonami, per me non è questo il punto, è delirio politico. E qui non si tratta di discutere sulle persone, non è sul personale che è diretta la critica, qui si tratta di merito e di serietà politica. Di coerenza, di sistema vecchio che non funziona più. Quando capirai, caro Segretario, che è solo la coerenza politica quella che alla lunga paga? O forse c’è fretta, troppa fretta. Quella di stringere “patti d’acciaio” anche con chi non ci rappresenta, pur di affrontare la prossima tappa elettorale, quella importante per tornare al governo? Io vorrei capire. Ho messo come tanti, testa, faccia e cuore per le idee che tu hai rappresentato, sostenendoti assieme a moltissimi altri, perché meritavamo una rivincita sulla vecchia politica fatta ( appunto) di percorsi che non condividevamo più, che non era più possibile poter rappresentarci. Questa è stata per tutti noi la Leopolda, quel luogo magico che abbiamo sentito ” casa”. Abbiamo preso schiaffi, proprio dagli stessi che oggi sono in lista, e che ( forse) ti applaudiscono pure, abbiamo lottato con tutte le forze per difendere queste idee, e tu che le rappresentavi, contro chi diceva l’esatto contrario per contrastarti. Siamo stati a disposizione, sempre, per le battaglie anche sui grandi temi che hanno finalmente visto la luce, grazie a te ed al Governo che rappresentavi. Ma oggi siamo feriti, delusi e amareggiati. Non da te, non è di te che che alla fine ci importa, sinceramente. Non come persona, intendiamo dire, ma come Segretario. Siamo feriti perchè colpiti nel nostro credo. Quello intimo e profondo, quello che abbiamo portato tra la gente cercando di trasmettere l’entusiasmo che tu hai rigenerato in tutti noi. C’è una città, la mia, che soffre, sdraiata e ferita. Pistoia è in difficoltà, e merita rispetto, ma l’Italia ne merita anche di più. E se questa è la cartina di tornasole che ci seguirà anche per le prossime battaglie, sono basita. Ci aspetta un periodo intenso, e noi siamo sempre qui, a disposizione, ma facci capire in cosa dobbiamo credere, dacci ancora la speranza che non abbiamo sbagliato nel sognare che potessimo cambiare qualcosa. Perchè se ciò che serve è passare la sponda per poter avere maggiore considerazione, il gioco è presto fatto, per tutti. Non deve passare questo messaggio, saremo sempre tutti sotto scacco e ricattabili. Pensaci, Matteo. Con stima ed un sorriso, dai tanti militanti che ti vogliono bene.
