L’Italia accelera sull’atomico
L’occasione è stata quella di un Convegno organizzato oggi a Roma da Agenda Italia dal titolo “La sfida energetica per la crescita del Paese”. La magnifica cornice è stata quella di Palazzo Wedekind, vicino al Parlamento e con una stupenda terrazza affacciata sul centro storico della Capitale.
In questo periodo di crisi l’energia è uno dei dossier divenuti più importanti. L’intervento del ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini è stato infatti molto chiaro: entro il 2032 – 2033 l’Italia deve avere la prima nuova centrale nucleare e possibilmente – dice il leader della Lega – a Milano, “la mia città sempre all’avanguardia della tecnologia e dell’innovazione”. Il ministro ha detto che era appena tornato da Palazzo Chigi dove si era tenuta una riunione riservata proprio sull’Energia.
Infatti, dal punto di vista legislativo, il 1° gennaio 2027 i privati avranno un quadro preciso per quanto riguarda i piccoli reattori nucleari a fissione, cioè quelli che per intenderci hanno una potenza nominale fino a 300 MW. Di questo Salvini aveva parlato anche ad un convegno organizzato – nell’aprile 2025 a Milano – dal Dipartimento Ambiente della Lega del professor Vincenzo Pepe, sotto l’egida del coordinatore nazionale dei Dipartimenti stessi, Armando Siri. Il vicepremier è stato molto incisivo e determinato. “Il ddl nucleare deve arrivare in aula entro la fine del corrente mese di maggio, per poi passare la doppia approvazione Camera e Senato entro l’autunno, così da avere i decreti attuativi entro il 31 dicembre 2026”.
E poi ancora: “Perché poi tutto il resto può essere di contorno: le crisi internazionali confermano che non possiamo più essere dipendenti. Noi in questo momento siamo dipendenti dagli umori, dalle condizioni meteo, dalla geopolitica. E quindi il nucleare non è una scelta, non è un’opzione, ma è un obbligo, è un dovere. Io penso che un politico italiano che dica di no al nucleare sia contro il futuro del Paese, il futuro della nostra industria ed il futuro dei nostri figli. Tranne una residuale minoranza che è sempre contraria a tutto e a tutti, penso che il 90% della politica senziente non possa che dire sì. Poi attenzione, perché ci sono i sì più spediti e convinti ed i sì meno convinti e dilatori”.
Ed infine: “Se avessi due numeri da giocarmi sulle ruote di Roma e Milano mi giocherei 32 e 33 per il primo nucleare”. La scelta tecnologica è quella dei cosiddetti SMR (Small Modular Reactors) che hanno una potenza tra i 30 e i 300 MW, al contrario del “grande nucleare” che sta sull’ordine di grandezza del GW. Piccoli reattori modulari che potranno essere facilmente assemblati ed utilizzati in diversi contesti “tattici”.
Gli SMR hanno caratteristiche di sicurezza passiva che permettono l’assenza dell’elemento umano e dell’elettricità per essere attivati. In pratica sono le stesse leggi della fisica che agiscono in maniera naturale per spegnere un reattore surriscaldato, liberando ad esempio per gravità una massa d’acqua che raffredda il reattore stesso. Insomma, pare che questa sia proprio la volta buona per ripartire con una fonte di energia che la stessa UE ha definito anche come presidio nella lotta contro i cambiamenti climatici.

