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Politica

"Conosco Francesco Rutelli dal 1993, ai tempi della prima competizione a sindaco di Roma. Da allora, con lui si è creato un rapporto sempre più profondo tanto che nel 2001 mi chiese di occuparmi del partito come tesoriere della Margherita. Il livello di riservatezza che avevo con lui era altissimo, mi sarei fatto bruciare pur di non danneggiarlo. Quando avevo i 'pizzini' con le indicazioni dei bonifici da fare, li distruggevo subito perche' il mio compito era tutelarlo e non affossarlo". E' uno sfogo di oltre due ore quello di Luigi Lusi, ex senatore del Pd accusato di essersi appropriato di oltre 23 milioni di euro sottratti dalla casse del disciolto partito. Lo fa attraverso le dichiarazioni spontanee davanti al tribunale per ribadire la propria innocenza e spiegare di aver "eseguito soltanto gli ordini" del capo. "Con Francesco - dice Lusi riferendosi al presidente della Margherita - avevo un rapporto strettissimo, lui ci aveva sposato, ci si conosceva da una vita, sarebbe stato sleale per me entrare nel suo ufficio con un registratore in tasca per incastrarlo. Avevo deciso di dedicarmi a lui. Non era nelle mie corde preservare atti e documenti di cose che lui mi aveva chiesto di fare. Sarebbe stata una follia". Stando all'imputato, Rutelli era a conoscenza degli investimenti immobiliari che l'allora tesoriere della Margherita avvio' a partire dal 2007. "Io divento parlamentare nel 2006, superando le resistenze di Rutelli che vedeva per me un ruolo di amministratore in un grande ente pubblico. Lo divento - spiega Lusi - soltanto perche' ho accettato quel patto scellerato finalizzato a realizzare una serie di operazioni finanziarie. Del resto, praticamente tutti i tesorieri sono parlamentari, perche' non dovevo esserlo anche io? Rutelli mi diceva che di retribuzione per me non si doveva assolutamente parlare perché Parisi, suo grande avversario nel partito, era contrario".

Quello del tesoriere, spiega in aula Lusi, "è un lavoro faticoso. Ero odiato dagli altri perche' lavoravo per Rutelli, a sua volta odiato nell'ambiente perche' era bravo e sapeva sempre cadere in piedi. Controllava la direzione politica del partito mettendo persone sue alla comunicazione e all'economia". "Per preservare la corrente di Rutelli - rivela Lusi - ero solito incontrare uno dei revisori dei conti, al quale indicavo gli eventuali punti deboli del bilancio, prima che venisse approvato". Poi, riferendosi al contenzioso con la Margherita per la restitutzione dei beni posti sotto sequestro, l'imputato aggiunge: "Abbiamo provato in tutti i modi a ridarli ma il partito non li ha voluti. Anzi, hanno voluto umiliare e distruggere me e la mia famiglia, cercando di prendere anche quei beni acquistati non con i soldi del partito: volevano, ad esempio, la casa ereditata dalla mia famiglia, che mia madre aveva dal 1966, o quella intestata ai miei figli comprata con i nostri risparmi". Lusi, infine, conclude precisando che la scelta di sua moglie, Giovanna Petricone, di patteggiare per questa vicenda (a un anno di reclusione davanti al gup) "non e' un'ammissione di responsabilita' ma un modo per dare stabilita' alla famiglia nell'interesse dei nostri quattro figli".

Legale Margherita, ex senatore reitera la calunnia - "Le dichiarazioni di Luigi Lusi sono risibili. Oggi in udienza ha reiterato una calunnia incredibile". E' il commento dell'avvocato Titta Madia, difensore della Margherita. "Di quello che ha raccontato Lusi non c'e' nulla di vero - ha aggiunto il penalista - tranne che si e' rubato 23 milioni di euro e non li ha ancora restituiti: una parte dei soldi e' ancora sotto sequestro, la restante parte e' in Canada".

CASO LUSI: LEGALE RUTELLI, DA LUSI ULTIMO DISPERATO TENTATIVO DI FARLA FRANCA. SARA’ CHIAMATO A RISPONDERE ANCHE PER QUESTE ENNESIME CALUNNIE - “Come era prevedibile, Luigi Lusi non ha perso l'occasione per reiterare le gravissime calunnie consumate ai danni di Francesco Rutelli . Luigi Lusi, infatti, sfruttando lo strumento delle spontanee dichiarazioni, si è lanciato in un monologo per prospettare la sua originale tesi difensiva”. Lo dichiara in una nota Alessandro Diddi, legale di Francesco Rutelli. “E' davvero un peccato che in tutto ciò Luigi Lusi non ha deciso di riferire attraverso l'unico strumento che l'ordinamento prevede per consentire all'imputato di introdurre nel processo elementi di fatto utilizzabili, vale a dire, l'esame, al quale egli si è sottratto nel giugno di quest'anno. Sfruttando lo strumento delle spontanee dichiarazioni, che non consentono a nessuna parte di interrompere l'imputato, Luigi Lusi ha sostenuto come, in virtù del rapporto di fiducia esistente tra lui e Francesco Rutelli, che in questo processo è parte civile, ricevesse un “onorario segreto” di nientemeno che 12 milioni di euro in dieci anni. In un partito, La Margherita, in cui tutti i dirigenti, Rutelli per primo, prestavano gratuitamente il loro servizio. Come se non bastasse, Luigi Lusi, che quando era detenuto aveva reso ampia dichiarazione al gip e ai pm, ricostruendo la versione calunniosa, si è oggi prodigato nel tentativo di arricchire ulteriormente una già incredibile versione attraverso fantasiosi particolari. Vi è una regola non scritta, ma applicata tutti i giorni, perfino alle dichiarazione dei pentiti, per cui chi sa e vuole parlare deve dire tutto e subito, perchè altrimenti non sarà mai creduto. Anche per queste ennesime calunnie, così ampiamente riprese dalla stampa, sarà chiamato a rispondere", conclude Diddi.

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