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Politica
M5S: Contiani, Dibba e Dimaiani, squadre per gli Stati Generali

Sono passati solo sette giorni da quando Luigi Di Maio si è dimesso da capo politico del M5S, con la nomina a reggente di Vito Crimi. Ma nel Movimento fondato da Beppe Grillo sono già partite le manovre per decidere la linea da far emergere e da mettere a votazione negli Stati Generali, un appuntamento politico interno reso necessario dopo la “Waterloo” come l’ha definita un grillino storico, il bolognese Max Bugani, del voto regionale in Emilia-Romagna e in Calabria.

Data a parte (è stata ipotizzato il 13 marzo, un circolato rosso nel calendario che però potrebbe già esser spostato per la vicinanza del delicato referendum sul taglio dei parlamentari) su cui non c’è ancora visibilità, iniziano a intravedersi nel M5S i primi gruppi con le diverse tesi congressuali, si direbbe rispolverando un linguaggio politico di altri tempi ma che ben descrive quello che sta succedendo. Secondo quanto ricostruisce il Fatto Quotidiano, la corsa agli Stati Generali vede ai nastri di partenza quattro squadre: Di Maio e i suoi apostoli della ‘Terza via’, Dibba e gli ortodossi, Buffagli e i grillini del Nord e i filo-Dem capitanati da Paola Taverna.

La linea dello schieramento dell’ex capo politico del M5S è opposta a quella tratteggiata dal premier Giuseppe Conte all’indomani del voto emiliano ovvero un ritorno al progetto originale del Movimento equidistante da destra e soprattutto sinistra e non, come chiesto dal presidente del Consiglio, una parte dell’”asse innovatore progressista contro le destre”.

Della linea oltre le ideologie sono i dimaiani doc Laura Castelli, Manlio Di Stefano, Francesco Silvestri e Maria Edera Spadoni. Gruppo alla testa del quale il ministro degli Esteri vorrebbe mettere una segreteria ristretta e due capi: la sindaca di Torino Chiara Appendino e magari Alessandro Di Battista. Ma nella partita degli Stati Generali, Dibba è già una variabile indipendente. Secondo il Fatto, l’ex parlamentare, una delle figure carismatiche dei grillini che era entrato in contrasto con l’ex capo politico per la vicenda Paragone, contrasto poi quasi immediatamente rientrato, vorrebbe rifondare il Movimento sulla base di una proposta fortemente anti-liberista, collocazione molto lontana dal Pd.

Con l’ex parlamentare romano sono l’ex ministra Barbara Lezzi, gli ex sottosegretari Simone Valente e Gianluca Vacca e il segretario d’Aula alla Camera Daniele Del Grosso. Da Bruxelles a Dibba darebbe man forte l’eurodeputato Ignazio Corrao con cui, specifica il Fatto, il legame è quasi simbiotico. Il terzo gruppo congressuale è quello capitanato da Stefano Buffagni, nato come “uomo di Di Maio in Lombardia” e ora non certo ostile all’ex capo e affine alla sua linea di “identità politica” da terza via. Identità che va oltre il classico schieramento destra-sinistra e che vuole farsi promotore, ed è qui che gioca un ruolo la provenienza del viceministro allo Sviluppo economico in cerca di un suo percorso, delle richieste del “Nord abbandonato” come ha sostenuto, rilanciando su imprese e fisco.

Con Buffagni i grillini Jacopo Berti, capogruppo in Veneto e il capogruppo in Lombardia Dario Violi. Infine, i filo-Dem e cioè i parlamentari fautori della rotta contiana a sinistra, proposta che ricorda sempre il quotidiano di Travaglio, che è la linea prevalente fra i ministri grillini come Vincenzo Spadafora e il riformista Stefano Patuanelli. La naturale capocordata è la vicepresidente del Senato Paola Taverna critica in passato con Di Maio su una gestione poco collegiale del Movimento.

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