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Politica
M5S da biodegradabile a riciclabile. La svolta manda in tilt Wikipedia

La nuova rotta del M5s sembra tracciata. Le parole di Luigi Di Maio nell’intervista rilasciata a Repubblica, in effetti, segnano un vero spartiacque. Quel “Movimento è ora su una linea, moderata, atlantista e saldamente all’interno dell’Ue” sono solo l’ultimo sigillo di una trasformazione che era in corso da tempo. Che Di Maio fosse a suo agio su queste posizioni, in realtà, non lo si scopre certo oggi. A fare specie, casomai, è il voltafaccia di Beppe Grillo. Il fatto che il garante e fondatore, infatti, abbia dato la benedizione a un governo a guida Draghi lascia un po’ interdetti. E non basta come spiegazione la sua battuta sull’ex presidente della Bce grillino. Proprio no. Per carità, tutti hanno diritto di cambiare idea. Ma è anche lecito chiedersi e chiedere a Grillo che fine abbia fatto il Movimento “biodegradabile” di cui andava così fiero. L’interpretazione autentica di quell’espressione non doveva essere che il M5s, nato con la precisa missione di portare avanti delle battaglie e far sì che diventassero patrimonio comune dell’intera collettività, una volta assolto il suo compito, si sarebbe automaticamente “disciolto”?

E, invece, altro che disciolto, verrebbe da dire. Volendo rimanere in ambito ambientalista, una delle cinque stelle più care ai pentastellati, dal biodegradabile sembra si sia passati al compostabile. Al riciclabile. Che, però, applicato alla politica ha tutt’altro che un’accezione positiva. Lo spirito di autoconservazione, insomma, si è impadronito del Movimento. A cominciare dai vertici. Si vede che quel vincolo dei due mandati, fortemente difeso dai grillini alle origini proprio per evitare la deriva del professionismo della politica, non ha funzionato come argine. I buoi sono scappati prima dalla stalla. E in men che non si dica si sono lasciati ammaliare dal sistema. Quindi, la forza dirompente che avrebbe dovuto contagiare il mondo politico ha finito col farsi contagiare. E così il linguaggio popolano di Paola Taverna è stata completamente smacchiato.

A proposito di linguaggio, la normalizzazione che avanza finisce addirittura per avvicinare il M5s a Forza Italia. Le parole usate da Di Maio, infatti, le si trova anche nella definizione che Wikipedia dà del partito azzurro. Nei riferimenti, appunto, alla tradizione moderata e all’europeismo. Ma la cosa buffa è che la creatura di Beppe Grillo è riuscita a mandare in tilt la stessa enciclopedia della rete. Basta digitare le parole Movimento-Cinque-Stelle per vedere come alla voce “ideologia” compaia una sorta di alert che avvisa gli internauti: “Allo stato attuale - si legge -  la voce non dispone della neutralità richiesta da una voce di wikipedia”. Evidentemente, le differenze di posizioni assunte dal M5s hanno a loro volta generato una sorta di entropia di pensieri.

Comunque, ora la nuova strada sembra tracciata. E, con la benedizione di Grillo e dello stesso Di Maio, a guidare il cammino dovrebbe essere Giuseppe Conte, se vorrà. L’ex premier, d’altronde, nel suo ultimo discorso alle Camere, nelle ore difficili del tentativo di dar corpo a un nuovo governo, ne delineava un perimetro chiaro, senza alcuno spazio per sovranismi e populismi. Come finirà? Al momento non è dato sapere. Non è neppure detto che Conte e Di Maio -  che mai come adesso per necessità sembrano essere molto vicini -  continueranno a lungo a fare strada insieme. C’è chi scommette persino che l’ex capo politico diventi catalizzatore di una nuova forza politica, una piattaforma di centrodestra, moderata e liberale. D’altro canto, uno dei suoi primi estimatori, quando il giovane di Pomigliano d’Arco divenne vicepresidente della Camera, fu proprio Silvio Berlusconi. Ma senza andare indietro nel tempo, basta citare Renato Brunetta che in più occasioni ne ha tessuto le lodi. E che dire del senatore ex Cinque stelle Emilio Carelli? Spesso considerato un pontiere verso Berlusconi, Carelli, persino nel momento dell'addio al Movimento, ha continuato a rimarcare la sua stima verso Di Maio. Per ora, comunque, questa è solo una voce sussurrata a Palazzo. Certo è che se fosse nei piani del ministro degli Esteri, sarebbe davvero uno smacco duro per Matteo Renzi. Al leader di Rignano, infatti, l’operazione di svuotare Forza Italia con Italia viva non è mai riuscita. Ma questo è un altro discorso.

Tornando alle capriole Cinque stelle, non resta che aspettare i futuri sviluppi. Una cosa è evidente, però: mentre sono partite le espulsioni per chi ha votato contro il governo Draghi (o si è astenuto), guardando al programma elettorale con cui si sono presentati alle elezioni del 2018, i cartellini rossi fioccherebbero per tutti. Ma, a quanto pare, i pentastellati non hanno tempo per fare autocritica. Rinchiusi nel Palazzo per ora pensano a sopravvivere. Farsi sistema ed entrare di diritto nell’establishment è il must. L’atlantismo è il nuovo passepartout per accedervi. Con buona pace dei meet-up, delle consultazioni della base e delle ormai dimenticate “graticole”. Un tempo, in effetti, i sottosegretari erano sottoposti al giudizio severo dei parlamentari. Ma anche queste sono ormai uno sbiadito ricordo del fu M5s.    

 

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