Le prossime amministrative di Bologna potrebbero essere un passaggio chiave per il M5S. Parla sottovoce Valerio Schonfeld, consigliere del Savena, quartiere popolare e verde di Bologna. E’ una persona pacata, sembra amareggiato da qualcosa che fa fatica a comprendere.
A guardarlo bene, non lo assoceresti neanche alla compagine che Beppe Grillo ha creato con i suoi strali contro potere e partiti. Tutti coloro che la pensano come lui, e che a loro dire sono la maggioranza del Movimento 5 Stelle di Bologna, chiedono da mesi un confronto con i vertici, per decidere se allearsi con il Pd oppure andare da soli: chiedono un voto on line, su una qualche piattaforma, come nella tradizione del M5S. Hanno scritto a Beppe Grillo, a Vito Crimi, a Giuseppe Conte. Ma i vertici non ci sentono. “Non abbiamo ricevuto risposta. Intanto Conte sostiene che debbiamo appoggiare il Pd. Non si fa così”.

Valerio Schonfeld
E racconta ad Affaritaliani.it: “L’’articolo 2 del nostro Statuto riconosce a tutti gli iscritti il diritto di determinare la linea politica del Movimento. Anche i nostri Stati Generali del 2020 hanno sancito che nasciamo come forza alternativa ai partiti. In via eccezionale possiamo allearsi con altre forze politiche, prioritariamente con liste civiche. Ciò può avvenire solo sulla base di accordi chiari e percorsi stabiliti di condivisione di programmi, idee e obiettivi”.
Quindi avete definito le idee, i programmi comuni con Pd?

Schonfeld: “Non c’è nessun dibattito nel movimento di Bologna né altrove. A Bologna non ci si incontra neanche più, altro che programmi comuni. Quando in tanti abbiamo espresso dubbi su questa alleanza strumentale con il PD ci hanno negato qualsiasi tipo di confronto. La mia preoccupazione è che per come siamo ora la gente non ci voti più, non ha motivo. Il movimento così sembra solo attaccato alle sedie”.
Dagli ambienti democratici sembra già pronto un posato in giunta in caso di vittoria del centro sinsitra.
Ma neanche il post su Facebook del Sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia del M5S, all’indomani della vittoria delle primarie del democratic Matteo Lepore, ha ricevuto grande succeso.
Michele D.:“Che pena, che miseria mi vergogno per voi”. Luisella P.: “Dai vostri post attuali mi sembra di leggere le stesse identiche frasi che si leggevano su quelli del Pd o su quelli del centro destra… ‘con lui eviteremo di consegnare la città a’… non una parola per spiegare il programma non una parola su che cosa si farà… non è questo il movimento cinque stelle che ci ha fatto sognare… che pena”
DomNiko S.: “Vergognatevi !!! Una volta eravate l’alternativa a centro destra e centro sinistra… Adesso siete parte del sistema!!!!”

Max A.: “Non vi voto più e con me porterò almeno 3000 persone. A meno che non mi diate un buon motivo”.
“Il rischio è appunto questo”, spiega Schonfeld, “che la gente voti altrove perché non si sa neanche il motivo del perché votare noi. Allearsi col Pd per noi vuol dire la fine. Siamo morti. Ma non pensiamo di avere la verità in tasca. Chiediamo, secondo i nostri statuti, solo di votare tra entrare in coalizione col centro sinistra, appoggiando il candidato sindaco della coalizione guidata dal Pd oppure presentare una propria lista, autonoma ed equidistante da ogni forza politica con un proprio candidato sindaco, aperta a collaborazioni con liste civiche e comitati di cittadini? Agli elettori la scelta.”
Quando gli chiediamo il perché di questo appoggio acritico, senza discussione anche perché è pur vero che il M5S è al governo nazionale col Pd, ci risponde così: “Il movimento sembra arroccato molto sulle posizioni di chi ha una carica. Ormai si rischia di stare attaccati solo alle ‘sedie’ ma questo è un problema. Così non si capisce più il senso di quanto si stia facendo e il perché facciamo politica. Dove è finito il servizio ai cittadini?”.
Il gruppo bolognese si è dato un nome, GAMB, gruppo aperto movimento Bologna. In una delle tante lettere inviate ai vertici o rese pubbliche il gruppo spiega perché non sono dissidenti ma rappresentano la stragrande maggioranza del movimento: “In Emilia Romagna e a Bologna in special modo, il Partito democratico ha una posizione dominante da sempre e ha attuato politiche ambientali e sociali spesso contrarie ai valori del Movimento 5 Stelle, occupando la quasi totalità degli incarichi politico-amministrativi e nelle partecipate. E anche il programma elettorale del centro sinistra per il 2021, al di là delle frasi propagandistiche, non prevede un cambio di passo radicale in tema di mobilità, rifiuti, assetto urbanistico, misure per le fasce deboli e presenta quindi ampie divergenze con la visione che il Movimento 5 Stelle possiede o dovrebbe possedere. Non vogliamo elencare in questa sede tutte le scelte che hanno avuto più una logica clientelare che quella di portare benefici all’intera comunità, ma basti pronunciare solo la parola ‘Passante di mezzo” per farle capire l’enorme distanza che c’è stata e che c’è tra il Movimento 5 Stelle e il Pd, essendo il Passante di mezzo un’opera fortemente osteggiata dal Movimento bolognese, tanto che il 22 luglio 2019, il capogruppo in Comune, Massimo Bugani, definì in un Consiglio Comunale ‘una palata di m….’ la firma dello sblocco dei lavori. Questo è uno delle tante capriole che alcuni consiglieri comunali hanno fatto e stanno facendo a Bologna, dopo anni di battaglie e scontri con il Pd locale”.
Bugani è tra i più fermi assertori dell’appoggio al Pd.
Ma alle prossime amministrative il M5S rischia la sua Caporetto più dura proprio nella città emiliana. Nato nel 2007 con il V day di Bologna, il movimento di Grillo si sta sgretolando velocemente nei consensi, anche perché sembra saltata la base sociale che li ha resi forti. Quei delusi dalla politica che li votavano in massa e che ora si ritrovano proprio alleati con quella politica che tanto disprezzavano. Una disfatta nella città simbolo della sinistra, nel luogo che li ha visti nascere potrebbe segnare un passaggio determinante nell’azzeramento di quella base sempre più spaesata e senza alcuna rappresentanza.

