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‘Centro’ di grevità permanente. Alfano, Verdini, Zanetti e… Casini

INSIGHT – L’ultima notizia in ordine di tempo è lo schiaffo di Scelta Civica e dell’Udc al Nuovo Centrodestra. Enrico Zanetti e Pierferdinando Casini non vogliono sentir parlare di fusione con Alfano e respingono al mittente la richiesta avanzata dal ministro dell’Interno

L’ultima notizia in ordine di tempo è lo schiaffo di Scelta Civica e dell’Udc al Nuovo Centrodestra. Enrico Zanetti e Pierferdinando Casini non vogliono sentir parlare di fusione con Alfano e respingono al mittente la richiesta avanzata dal ministro dell’Interno. Richiesta che in realtà ricalca più o meno il progetto, per certi versi più ampio e ambizioso, di Denis Verdini. Il leader di Ala, come ha spiegato il portocavoce D’Anna in una recente intervista ad Affaritaliani.it, vorrebbe far nascere una rassemblement di centro, liberale e cattolico, mettendo insieme gli ex montiani di Sc, l’Udc, Area Popolare-Ncd, la stessa Ala, ma anche Fare! di Flavio Tosi e perfino i Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto, sempre più in rotta con il Centrodestra di Salvini e Berlusconi.

Tutto passa per la legge elettorale. Il progetto centrista avrebbe infatti un senso – come ha ben spiegato lo stesso D’Anna – qualora Renzi accettasse di modificare l’Italicum inserendo il premio alla coalizione e non solo alla lista. In questo modo il rassemblement centrista potrebbe presentarsi alleato del Pd alle prossime elezioni politiche. Ma se la legge elettorale rimane così un centro del 3, 4 o perfino 5% non avrebbe molto senso e soprattutto, oltre che portare pochissimi deputati a Montecitorio, sarebbe del tutto ininfluente visto il premio di maggioranza dato alla prima lista (o partito). Ecco perché l’Udc e Scelta Civica hanno risposto picche ad Alfano, perché sanno che per il momento il premier non ha alcuna intenzione di cambiare l’Italicum e, di conseguenza, è meglio restare tranquilli e trattare quando verrà il momento del voto un ingresso direttamente nelle liste del Partito Democratico. Ipotesi non scartata nemmeno dai verdiniani purché, però, non si tratti dell’attuale Pd ma di un nuovo soggetto politico (il famigerato e sempre smentito – anche da Renzi e Orfini – Partito della Nazione).

Non c’è niente da fare, in Italia, dopo la fine ingloriosa della Democrazia Cristiana, quella del Centro (non necessariamente cattolico) resta una maledizione. Ci ha provato a lungo Casini in passato, ma non è mai andato oltre il 5% e comunque poi ha sempre dovuto tentare improbabili alleanze con Berlusconi e Bossi. Ci ha provato Mastella e prima ancora Dini e Segni. Tutti tentativi falliti. Come l’ultimo di Mario Monti che nel 2013 è arrivato intorno al 10% ma poi ha dovuto subito consegnarsi a Enrico Letta e poi a Matteo Renzi abbandonando la sua creatura, ora guidata dal vice-ministro dell’Economia Zanetti e che nei sondaggi oscilla tra lo 0,2 e lo 0,3%. Anche Bossi tentò la via solitaria, quando attaccava ‘Roma-Polo’ e ‘Roma-Ulivo’, ma dopo aver fatto vincere Prodi nel 1996 ha dovuto tornare ad Arcore. Forse il vero centro, ovviamente ben diverso da quelli tradizionali, sono i 5 Stelle, terzo polo lontano tanto da Salvini quanto da Renzi (come vediamo sulle unioni civili). Ma certamente i grillini non vogliono essere definiti di centro.