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Politica
Manifestazione Lega a Roma, i colonnelli a Salvini: "Partito unico con FI"

La manifestazione organizzata Sabato dalla Lega in piazza Bocca della verità, è stata importante non solo perché era la prima grande manifestazione dopo il fermo determinato dalle emergenza pandemica, o per i temi, primo fra tutti quello della giustizia, trattati, ma anche e soprattutto perché era la prima grande prova con il proprio popolo del “nuovo” Salvini in veste da moderato federatore del nuovo centrodestra. La sua presenza ha riscaldato i cuori delle migliaia di sostenitori che da ogni parte d’Italia sono accorsi a Roma, ma non è stato il solito Salvini tutto anima e core che era abituato con grandissima maestria ad accendere l’animo di una folla adorante. Certo la verve polemica non è mancata, sia quando si è parlato di giustizia e sia quando si è parlato di accordi e di strategie future, perché come dice lui dal palco “Dopo il Covid la politica ha il dovere di essere unita, veloce, concreta efficace. Gli italiani ci chiedono questo, non divisioni e litigi.”

Sembra incredibile sentire queste parole da chi ha provocato una crisi di governo a ferragosto e ha passato i mesi della pandemia ad accusare il governo Conte di dittatura sanitaria. Ma quel Salvini evidentemente fa parte del passato. Ora è il tempo di far vedere un altra faccia del poliedrico leader leghista, che comunque è stato in grado di portare un partito ormai allo sfascio a sfiorare il 40% dei voti. D’altra parte Salvini apre e chiude la kermesse, ma non con uno dei suoi discorsi lunghi e pieni di ardore ma anche di livore verso gli avversari politici, ora il suo interesse è quello di unire la sua parte politica per andare a prendersi fra due anni Palazzo Chigi.

Le uniche prole polemiche sono per il presidente dell ANM, Santalucia che aveva lanciato vaghe minacce a chi è promotore di un referendum, che vuole per la prima volta cercare di riformare una giustizia, che ormai mostra a tutti le sue connivenze e le sue troppe contraddizioni che ne fanno sempre più un organo distante dalla gente e troppo autoreferenziale, come mostrano i dati che parlano di un crollo nelle percentuali di italiani che dicono di avere ancora fiducia nella magistratura italiana. La parata di persone che denunciano i troppi torti subiti da una giustizia troppe colte ingiusta, sono momenti toccanti che scaldano la folla, ancora di più delle torride temperature del primo vero week end estivo romano.

Ormai la vera battaglia del nuovo Salvini, che sembra ormai trovarsi molto più a suo agio all’interno dell’esecutivo Draghi di quanto lo siano Pd e cinque stelle, è quella per la giustizia, che come la questione immigrazione rischia di diventare uno dei temi forti dei prossimi mesi. Queste saranno le vere battaglie del nuovo Salvini moderato e federatore, e sicuramente su questi temi, riuscirà a trovare ampio appoggio e consenso sia in Forza Italia ( soprattutto per la giustizia) e sia in Fratelli d’Italia ( sull’immigrazione).

La passerella dedicata al prossimo candidato sindaco di Roma, Enrico Michetti, accompagnato dalla sua vice, proprio un magistrato, Simonetta Matone, ad inizio manifestazione, vuole essere un segnale distensivo verso la sempre più incombente presenza di Giorgia Meloni, che dell’operazione Michetti è stata la progenitrice ( cosa non affatto scontata visto che in Puglia la scorsa estate, Salvini aveva partecipato ad un solo incontro con il candidato governatore di Fdi Raffaele Fitto, ponendo in essere il primo vero strappo nella coalizione di centrodestra, i cui strascichi sono proseguiti poi nei mesi a venire).

"Salvini non è cambiato- dice uno dei suoi colonnelli sotto il palco- ha solo capito che adesso la sua azione deve essere diversa e deve essere quella di federare ed unire e soprattutto di essere il promotore delle riforme fondamentali, come quelle del fisco, della giustizia e della pubblica amministrazione che devono essere fatte nei prossimi anni.”

D’altra parte la mossa del grande vecchio della politica italiana Silvio Berlusconi, che ha proposto invece che un federazione l’idea di un partito unico, ha sicuramente sparigliato il campo, e Salvini, dopo un primo momento di smarrimento, avrà sicuramente capito che quello è forse il porto a cui bisogna approdare, se si vuole incidere davvero nei prossimi impegnativi mesi della politica italiana, a maggior ragione ora che dall’altra parte della barricata, l’alleanza fra Pd e cinque stelle sembra sempre più in salita.

"Ma quale federazione e federazione, bisogna fare un partito unico, almeno con Forza Italia, poi dopo sicuramente dovrà seguirci anche la Meloni. E’ in momenti come questi che bisogna avere il coraggio di osare. Dopo la fusione sarà tutto poi conseguente come l'ingresso nei popolari europei. Non si può pensare di fare il leader restando ai margini in Europa, ma su questo Matteo ne ha già parlato anche con la Le Pen, che sta seguendo un percorso simile a quello di Matteo, in Francia”, dice senza mezzi termini un giovane deputato vicinissimo al leader leghista. Contare di più in Italia per poi contare di più in Europa, e viceversa. La manifestazione di Roma ha rappresentato sia nei simboli che nella forma un cambio di passo rispetto alla vecchia Lega di lotta. Qualcuno ha subito voluto rimarcare le assenze di Zaia e di Giorgetti, forse i due principali precursori nel partito di questa nuova strategia di Salvini, come un tentativo di rimarcare comunque una differenza.

Ma nulla di tutto ciò, si tratta semplicemente della impossibilità di ambedue di partecipare, perché come sostengono in coro i principali esponenti del Carroccio, mai come ora il partito è stato unito e coeso intorno al suo segretario, che proprio da questa compattezza vuole partire più combattivo e sicuro di sé perché come dice lui dal palco, alla chiusura della kermesse “ arriverò all'obiettivo perché sono un testone, torno a chiedere a tutti gli amici del centrodestra di metterci insieme, di lasciar da parte gelosie, egoismi, divisioni e di unirci con una carta fondativa di valori comuni» con al centro «soprattutto la libertà, il futuro, lo sviluppo e la famiglia». Una dichiarazione che a molti potrebbe ricordare l’ ormai celebre ed improvvisato discorso del predellino del Cavaliere nel 2007, per dare il via all’operazione Pdl, che sorprese forse per primi proprio i suoi alleati. Ma questa operazione di Salvini non nasce dalla intuizione che allora ebbe Berlusconi, per uscire dall’impasse a cui lo stavano relegando alleati riottosi, come Fini che sembrava assai interessato a prendere il posto del vecchio leader del centrodestra.

Ma ora le cose sono cambiate, perché in quel caso si trattava di uscire da una situazione di oggettiva difficoltà, mentre qui bisognerebbe più che altro amministrare una situazione di sostanziale e rassicurante vantaggio, per non rischiare di arrivare divisi ai prossimi passaggi elettorali. "Prima viene l'interesse dell'Italia - ribadisce Salvini - dopo quello di partito. Avrete notato che su questo palco non ci sono simboli di partito. Vogliamo salute, lavoro, famiglia, bellezza, sicurezza, che significa che se chiedi il green pass agli italiani smetti di far sbarcare i clandestini". Giusto per far capire che comunque sia, su alcuni temi storici, come quello della immigrazione clandestini, federazione o fusione, il “nuovo” Salvini certo non mollerà di un metro.

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