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Politica
Governo, vince l'asse Meloni-Giorgetti. Delusi Salvini e Berlusconi. Inside

Legge di Bilancio, trenta miliardi di euro che per circa tre quarti andranno per le nuove misure contro il caro-bollette e per contrastare l'aumento dell'inflazione


"Con il bilancio che c'è, che cosa possiamo fare? Va bene così". Una fonte governativa ai massimi livelli, molto vicina alla premier Giorgia Meloni, risponde così, laconico, sincero ma sereno, alla domanda di Affaritaliani.it sul rischio che la Legge di Bilancio per il prossimo anno diventi, di fatto, una "manovra mini". Infatti, a differenza delle promesse dei partiti di Centrodestra in campagna elettorale, si va verso un provvedimento abbastanza modesto. Appunto, mini. Trenta miliardi di euro che per circa tre quarti andranno per le nuove misure contro il caro-bollette e per contrastare l'aumento dell'inflazione, che proprio stamattina l'Istat ha certificato essere balzata a ottobre all'11,8% ai massimi dal 1984.

Sono lontane, lontanissime le promesse della campagna elettorale. Di scostamento di bilancio - Matteo Salvini chiedeva 50 miliardi all'ex presidente del Consiglio Mario Draghi - non se ne parla nemmeno più. Con il gioco dei saldi e le stime di crescita per il 2023 ci sarà un piccolo, piccolo margine di manovra. Con il quale varare, oltre agli intervento per fronteggiare il caro-energia, un mini taglio del cuneo fiscale. Il provvedimento per abbattere la pressione fiscale non andrà oltre i 4, massimo 5 miliardi (due terzi per i lavoratori e un terzo per le imprese) e, molto probabilmente, interesserà solamente chi ha un reddito annuo fino a 35mila euro lordi.

Davvero ben poco rispetto a quelle cure choc promesse ed evocate prima del 25 settembre. Anche la flat tax sarà mini, nel senso che l'estensione della platea delle partite Iva che si gioveranno dell'aliquota del 15% sarà decisamente più ridotta rispetto a quanto veniva detto solo qualche settimana fa. La riforma delle pensioni, per evitare il ritorno in vigore della Legge Fornero, che è ancora "in alto mare", riguarderà nel 2023 solo 50-60mila persone. Un mini riforma molto, molto lontana da quota 100 del 2018.

E ancora, la rottamazione delle cartelle esattoriali sarà anche questa mini: cancellate fino a 1.000 euro e scontate del 50% fino a 3.000. Il quadro dovrebbe completarsi con la riforma, e non la cancellazione come promesso in campagna elettorale, del reddito di cittadinanza e con un ritocco, mini anche in questo caso, alle pensioni di invalidità e all'assegno unico (soprattutto per le famiglie più numerose e con bambini o ragazzi disabili). Politicamente la linea della prudenza trova d'accordo tanto Meloni e i suoi fedelissimi quanto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che nei suoi colloqui recenti a Bruxelles ha promesso ai partner Ue massimo rigore nei conti pubblici.

D'altronde la riforma del Patto Ue, con il timore di regole stringenti per i Paesi con debito elevato (Italia in testa) e la questione dei migranti sulla quale serve un accordo europeo per evitare la querelle come quella con la Francia, impone all'esecutivo di non alzare la voce con l'Europa. Resta un po' di delusione e di irritazione in una parte della Lega, Matteo Salvini in testa, e di Forza Italia. Il leader del Carroccio puntava a ben altro sia sulle pensioni sia sulla flat tax sia sulle cartelle. Mentre l'ex Cavaliere aveva promesso in campagna elettorale addirittura l'innalzamento delle pensioni minime a 1.000 euro al mese. Impossibile, almeno per ora. "Va bene così", diceva la fonte meloniana di governo. Appunto, tutto mini.

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