Manovra, slitta tutto?
La manovra per il 2027 rischia qualche giorno di ritardo. Il via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge di Bilancio, previsto per il 20 ottobre, potrebbe arrivare il 23, con la trasmissione alle Camere il 28. A pesare è soprattutto il confronto con Bruxelles sulle misure di spesa e sulle coperture degli interventi energetici e ambientali.
Il primo tassello arriva stasera. Alle 19, infatti, il Cdm approverà il Dpb, la sintesi della manovra da inviare alla Commissione europea entro il 15 ottobre. In giornata, invece, le Camere voteranno anche sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e sullo scostamento di bilancio.
Il ritardo, se confermato, sarebbe comunque di pochi giorni e non dovrebbe compromettere i tempi della sessione di bilancio, che va chiusa entro fine anno. Questo il calendario previsto alla luce del possibile slittamento:
- 13 ottobre, ore 19: Consiglio dei ministri sul Dpb
- 23 ottobre: possibile via libera al ddl di Bilancio (inizialmente previsto il 20)
- 28 ottobre: trasmissione del testo alle Camere
- 31 dicembre: termine per l’approvazione definitiva
Come accennato, il rinvio dipende principalmente dalla trattativa sulla clausola nazionale di salvaguardia, che consente di spendere oltre i limiti Ue per energia e difesa. L’8 ottobre la Commissione ha dato parere positivo alla richiesta italiana; ora serve il via libera del Consiglio Ue, atteso entro un mese. In gioco c’è lo 0,6% del Pil l’anno, circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028.
Il nodo è l’uso della quota per l’energia. Bruxelles guarda agli investimenti per la sicurezza energetica, mentre Giorgetti vuole destinarne una parte a sostegni temporanei per famiglie e imprese colpite dai rincari. Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha però escluso nuove flessibilità e chiesto aiuti mirati solo alle fasce vulnerabili.
Sullo sfondo resta un quadro di finanza pubblica che lascia pochi margini. Il Dpfp stima per il 2026 una crescita dell’1%, meglio delle attese di primavera, e un deficit sotto il 3% del Pil. Con la clausola, però, il disavanzo risalirà al 3,5% nel 2027, mentre il debito resterà intorno al 138% del Pil, appesantito dalla lunga coda del Superbonus.
La parola d’ordine in via XX Settembre resta prudenza. Giorgetti, che oggi alla Camera ha parlato di “nuvoloni all’orizzonte”, punta a chiudere la procedura Ue per deficit eccessivo e indica la primavera come possibile via d’uscita. Traguardo, questo, con cui, ha detto in passato, vorrebbe chiudere il proprio mandato.
Ogni nuova misura, dunque, andrà finanziata con risorse fresche. E la lista delle richieste è lunga: l’estensione del taglio Irpef al 33% ai redditi fino a 60mila euro, sgravi per i giovani, più fondi alla sanità. E per far quadrare i conti il governo guarda ancora a banche e assicurazioni.
Al Mef si ragiona su un contributo di 2-3 miliardi, Salvini ne chiede almeno 5, mentre Forza Italia frena su ogni ipotesi di nuova imposizione. L’Abi, dal canto suo, ricorda l’accordo triennale da 10,5 miliardi già sottoscritto lo scorso anno.
Il Documento programmatico di stasera darà una prima indicazione dei numeri. Ma il vero banco di prova arriverà con il testo del disegno di legge: sarà lì che la partita con Bruxelles e quella dentro la maggioranza dovranno trovare una sintesi.
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