"Trump? No, il vero tema è il dominio cinese e la competizione globale per il controllo dei mercati e delle risorse" - Affaritaliani.it

Politica

Ultimo aggiornamento: 13:20

"Trump? No, il vero tema è il dominio cinese e la competizione globale per il controllo dei mercati e delle risorse"

Mario Mantovani, eurodeputato di Fratelli d'Italia e Vice-Presidente della Commissione Affari Giuridici

Di Sara Barni

L’occasione d’oro dell’Europa

"L'intervento di Trump in Venezuela e le dichiarazioni su Groenlandia e America Latina hanno provocato un'ondata di commenti e reazioni indignate in Europa. In realtà, narcotraffico, petrolio e lotta alle dittature comuniste sono solo tasselli di una strategia più ampia, che ha un obiettivo chiaro: ridimensionare il crescente strapotere cinese. La Cina è divenuta una superpotenza totale che ha trasformato il primato commerciale in egemonia strategica e militare, ed è giunto il momento di arginarla. E’ questo il tema con cui ci dobbiamo confrontare, non la violazione di un diritto internazionale particolarmente conservativo, in realtà più funzionale a tutelare le dittature che non a facilitarne la caduta". Lo afferma Mario Mantovani, eurodeputato di Fratelli d'Italia e Vice-Presidente della Commissione Affari Giuridici.

"Pechino è diventato il primo partner commerciale del Sud America e controlla circa il 90% delle terre rare essenziali per la difesa occidentale. La Cina sta espandendo la propria economia a scapito dell’intero occidente, delle nostre manifatture, dei nostri distretti produttivi e del nostro benessere. Il disavanzo commerciale tra Cina e UE supera i 300 miliardi di euro e gli investimenti cinesi nelle infrastrutture europee critiche si sono fatti sempre più significativi, evidentemente con il consenso interessato di chi avrebbe dovuto impedirlo".

Oltre la retorica: la corsa alle materie prime
"La questione non è l'espansionismo americano o le dichiarazioni provocatorie di Trump. Il vero tema è il dominio cinese e la competizione globale per il controllo dei mercati e delle risorse che determineranno i futuri equilibri politici. Le terre rare e i minerali critici sono oggi quasi esclusivo appannaggio cinese, una dipendenza che mette a rischio la capacità difensiva non solo degli USA, ma dell'intero Occidente. Secondo gli analisti, senza accesso garantito a questi materiali, gli stessi F-35 potrebbero rimanere a terra, così come il funzionamento dell’intera tecnologia applicata ai sistemi di difesa occidentali potrebbe subire criticità che non ci possiamo permettere.
Venezuela e Groenlandia non sono capricci: sono mosse che nascono da queste criticità e che vogliono riaffermare quel controllo su mercati e risorse strategiche che deciderà chi vince e chi perde. Trump, da negoziatore efficace e diretto qual è, negozia con la brutalità tipica della politica e degli affari. Non chiede permesso, apre trattative. L'Europa, invece di scandalizzarsi, dovrebbe cogliere l'opportunità e comprendere la propria utilità, tutt’altro che marginale, sullo scacchiere internazionale".

La Groenlandia 
"La Groenlandia appartiene alla Danimarca, paese membro dell'Unione Europea. L'Europa possiede un asset di valore inestimabile per la sicurezza americana e occidentale, e non è certo l’unico valore aggiunto che può offrire.
La UE non si nasconda dietro pur giuste dichiarazioni di principio. Trump si è dimostrato forse eccessivamente ingenuo nel dichiarare apertamente il proprio interesse. L'Europa utilizzi questo vantaggio per negoziare un nuovo patto strategico con gli Stati Uniti. Si tratta di affermare che il posizionamento e la gestione di un territorio europeo e delle sue risorse minerarie è questione di sicurezza collettiva occidentale. L'Europa può e deve sedersi al tavolo come partner paritario. Discutiamo con gli USA di Groenlandia ma non della sua cessione, piuttosto di come accrescerne l’utilità, e discutiamo di misure doganali, di una maggiore integrazione dei mercati europeo ed americano, di superare green deal e burocrazia, della condivisione delle tecnologie innovative, e di un rafforzamento effettivo della NATO in cui l'Europa abbia voce sulle strategie e non sia solo contributore finanziario a vantaggio di produzioni americane.
Le terre rare e gli approvvigionamenti energetici devono essere parte di una nuova strategia e di uno sforzo comune dei Paesi occidentali. Dobbiamo trovare forme e piani transatlantici condivisi di approvvigionamento, raffinazione e gestione di quei minerali e di quelle risorse indispensabili alla difesa dell’Occidente. L’esempio della CECA, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio nata sulle rovine della Seconda guerra mondiale, è un termine di paragone che fornisce spunti ancora attuali. Dobbiamo creare meccanismi comuni di sviluppo e partenariato con quelle Nazioni ora alla mercé dei piani di investimento cinesi per sottrarli ad un’influenza dannosa, in primo luogo per loro stessi. Dobbiamo sostenere insieme agli Usa piani di investimento e nuove forme di cooperazione politica, economica e finanziaria con il continente africano, che possano intercettare ed accrescere le dinamiche del Piano Mattei, rafforzandone l’efficacia. L’Africa non è e non dovrà essere il cortile di casa della Cina, che altro non sta facendo che non sfruttarne le risorse, lasciando in povertà i figli sfruttati di un continente ricchissimo, vittime di migrazioni e traffico di essere umani, strumenti di una guerra ibrida voluta e spietatamente attuata contro l’Europa".  

Un nuovo paradigma: l'Europa che negozia
"Decenni di malgoverno e consociativismo hanno ridotto l'Europa a spettatrice della propria storia. Il declino europeo non è colpa di Trump, ma di politiche europee sbagliate che hanno favorito la Cina anziché rafforzare l’Europa, di una classe dirigente accecata da un’ideologia egualitaria e relativistica suicida.
Trump non è un nemico dell'Europa, è un grande leader conservatore e un partner che sa come si tratta e che rispetta chi difende i propri interessi con fermezza.
È tempo che l'Europa archivi politiche fallimentari e metta sul tavolo i propri bisogni, le proprie prospettive, i propri asset e la propria forza. E’ tempo che l’Europa prospetti apertamente a Washington di unire le forze per una difesa comune, per la protezione dei mercati, delle manifatture e dell’industria occidentale dalla concorrenza sleale cinese e per la difesa dei confini occidentali contro le pressioni delle autocrazie. Non con spirito di sottomissione, ma con pragmatismo e la consapevolezza che un Occidente forte ha bisogno dell'Europa, non può farne a meno, a cominciare dalla Groenlandia, e Trump lo sa".

Il momento di Giorgia Meloni
"E in questo scenario, l'Europa ha bisogno più che mai di un leader carismatico che abbia la forza politica, la credibilità internazionale e il rispetto dell’intero Occidente per guidare questo momento storico.
Con tutto il rispetto, ma davvero qualcuno vede queste capacità in Kaja Kallas, Ministra degli Esteri della UE che nessuno conosce, o in Ursula Von der Leyen o in Antonio Costa, Presidente di un Consiglio Europeo la cui utilità sfugge ai più?
Chi, se non Giorgia Meloni, può vantare un rapporto privilegiato con l'amministrazione Trump, una posizione di rilievo in Europa e la capacità di parlare il linguaggio degli interessi nazionali senza cadere nell'isolazionismo? Chi più di Giorgia Meloni può affermare le ragioni dell’Europa ed unire le forze dell’Occidente in questo momento storico dove è più necessario che mai affermare i valori culturali e l’identità storica dell’Europa? Giorgia è il leader ideale per guidare l'Europa verso una nuova fase della propria storia, per coordinare una risposta europea all'altezza della sfida e per un nuovo rapporto con gli Usa e con tutti i leader internazionali. E’ necessario discutere di spazio e difesa, di un nuovo livello di alleanza atlantica, di riaffermare la potenza industriale, commerciale e strategica del continente e dei propri valori fondanti. Non per opporsi agli Stati Uniti, ma per costruire insieme agli USA un Occidente più equilibrato e più forte di fronte alla sfida cinese. E ora più che mai serve una riforma radicale dell’Unione Europea i cui meccanismi decisionali, già farraginosi, non funzioneranno più con 35 Stati membri, quali saranno a seguito dell’allargamento in essere. Devono essere individuate nuove procedure e meccanismi decisionali più efficaci, che permettano a chi lo voglia di andare avanti e di procedere su percorsi più efficienti e moderni, che riconoscano il maggior valore di quelle Nazioni che, come l’Italia, hanno un peso politico, demografico e produttivo maggiore di altri, ed una capacità contributiva più significativa".

Rinascita, non declino
"L'Europa ha tutto ciò che serve per tornare protagonista, ciò che manca è la visione e il coraggio di una nuova generazione di leader che restituiscano al progetto europeo ambizione e visione. 
Trump sta ridefinendo le regole del gioco globale. L'Europa può subirlo o può scegliere di giocare ed evolvere. La scelta è nostra, e il momento è adesso".