Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha scelto di usare per questa trasferta toscana i mezzi pubblici. Prima il treno da Roma per Firenze e poi la tramvia fino a Scandicci per partecipare alla cerimonia inaugurale delle attività di formazione della Scuola Superiore della Magistratura. Ad accompagnarlo il ministro delle Giustizia Andrea Orlando.
Occorre recuperare efficienza nella amministrazione della giustizia, si tratta di un “recupero necessario per rispondere efficacemente al bisogno di legalita’ fortemente avvertito nel Paese”. Parla poco, il capo dello Stato, in quella che sembra essere la cifra del suo settennato: sintesi e gesti dimostrativi. Oggi è il turno della tramvia fiorentina, esempio di trasporto locale ecosostenibile che è servita ad alleggerire quello che era uno dei traffici più caotici d’Italia. Letteralmente: Mattarella prende il tram per andare a lavorare. Quando arriva a villa Castelpulci lo accoglie la classica scolaresca che suona allo xilofono l’inno di Mameli. Dentro lo aspettano il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, il direttore della Scuola, Valerio Onida.
Il presidente ascolta con attenzione i loro interventi, poi si avvicina al microfono e pronuncia una riflessione che riguarda anche lo stato generale dell’amministrazione della giustizia. Senza entrare nei dettagli, ma dando alcune indicazioni molto chiare. Prima fra tutte, in ordine cronologico, la necessita’ di “recuperare l’efficienza”. Si tratta di un “recupero necessario per rispondere efficacemente al bisogno di legalita’ fortemente avvertito nel Paese”. E’ un indiretto appello, un’esortazione che mette in risalto una piaga tradizionale della giustizia italiana. Dietro se ne intravede una seconda: la necessita’ di una “preparazione professionale dei magistrati” che sia al passo con i tempi. Infatti “al magistrato si richiede una costante tensione culturale che trova fondamento in studi e aggiornamenti continui ma si nutre anche di una profonda consapevolezza morale della terzieta’ della funzione giurisdizionale, basata sui principi dell’autonomia e dell’imparzialita’”.
Insomma, il magistrato sia aggiornato anche sui “sempre più importanti principi del diritto e della giurisprudenza europea”, ma soprattutto non dimentichi la dimensione morale e civile del proprio lavoro. Infatti “la giustizia e’ chiamata a definire, ogni giorno, l’equilibrio fra diritti e doveri applicando le regole dettate dalla legge”. E quindi “da un lato la competenza, dall’altro la profonda conoscenza del ruolo dell’etica della professione”. Sono i due pilastri su cui “si regge la capacità del magistrato di svolgere il compito affidatogli dalla Costituzione”. E qui Mattarella precisa: “un compito ne’ di protagonista assoluta nel processo, ne’ di burocratico amministratore di giustizia”. Entrambi i difetti “snaturano la fisionomia della funzione” del magistrato. Laddove, invece, “l’ordinamento della Repubblica esige che il magistrato sappia coniugare equita’ e imparzialita’, fornendo una risposta di giustizia tempestiva per essere efficace, assicurando effettivita’ e qualita’ della giurisdizione”. E’ esattamente quello che chiedono i cittadini.

































