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Politica
Matteo Renzi è un uomo del passato

di Gianni Pardo
 
Per moltissimi Matteo Renzi rappresenta il nuovo. E ci sono buone ragioni, perché lo si pensi. È un politico di prima grandezza e non ha i soliti cinquanta-sessant’anni; è di sinistra ma osa parlare con la destra e perfino con l’arcidiavolo Berlusconi, dicendone bene e dichiarandolo affidabile; appartiene al Pd e non è spaventato dai sindacati e neppure dalla Cgil. Come dire che non teme nemmeno lo sguardo della Medusa. Insomma qualcuno potrebbe dire che “più nuovo di così si muore”. E invece.
Probabilmente come conseguenza della straordinariamente lunga pace europea – dura da quasi settant’anni – siamo abituati a vedere i politici come signori placidi, riflessivi ed anziani. Conservatori anche quando - per non dire “soprattutto” - chiamano sé stessi progressisti. Le nostre mete sono prosaiche e triviali, anche se oggi si usa l’aggettivo “economiche”. La nostra mentalità è tutt’altro che avventurosa e siamo tendenzialmente dei posapiano. Del resto abbiamo ottime ragioni, per questo. La prima metà del Novecento ce ne ha fornita tanta, di “avventura”, da dare a tutti il desiderio di non correre nessun genere di rischi. Un po’ come le orribili guerre di religione del Cinquecento dettero al nostro Continente una diffusa voglia di pace e stabilità.
Quale che sia la causa, è sicuro che l’età moderna è un’età gerontocratica dominata da una folla di miti borghesi. Perfino quando si fanno delle guerre – basti pensare alla Seconda Guerra del Golfo – si pretende che non muoia nessuno dei nostri. In questo campo gli americani dopo la Seconda Guerra Mondiale hanno anche avuto la lezione del Vietnam, e oggi preferiscono gli aerei da guerra senza pilota, i famosi droni: e spediscono la morte come un’e-mail. Attenzione, non è che si voglia biasimare tutto ciò, né parlando degli americani né parlando di noi: questo immenso rispetto per la vita umana rappresenta sicuramente un progresso, rispetto al passato. Ma ciò non impedisce che la nostra sia una società di vecchi più preoccupati della prostata che della conquista della gloria.
Il passato invece è pieno di grandi uomini che sono stati tali ad un’età in cui oggi si è ancora chiamati “ragazzi”. Oggi essi spesso non si sono ancora sposati, non hanno avuto figli e non hanno ottenuto il lavoro definitivo. Ottaviano invece divenne il padrone di Roma con la battaglia di Azio, quando aveva trentadue anni. Più o meno l’età che aveva Napoleone quando guidava quella campagna d’Italia che gli avrebbe aperto le porte del potere. Mussolini guidò la marcia su Roma a 39 anni, la stessa età di Renzi. Per non parlare di Alessandro, che la sua avventura politica e militare non la cominciò a 33 anni, ma a quell’età la concluse, con la morte.
L’uomo che fa la storia non è un campione di riflessione. Non è un professore di diritto costituzionale o di tattica militare. È uno che intuisce l’azione da intraprendere più di quanto non la studi. Uno che, più che soppesare tutte le scelte, si butta. Soprattutto è qualcuno che, pur comprendendo che quanto ha deciso potrebbe incontrare parecchie obiezioni, magari fondate, tira diritto e proprio perché non esita vince. Berlusconi, che pure è stato visto come un innovatore, non ha mai avuto il coraggio di dire, come ha fatto Renzi, che lui può fallire e andare a casa, ma con lui andranno a casa tutti gli altri, anche quelli che, accigliati, gli rivedono le bucce. Ecco perché, se continua a comportarsi come ha fatto fino ad ora, il sindaco è un uomo del passato. Cioè un grande. Infatti, se riuscirà, lascerà dietro di sé una traccia ben più visibile di quella di tanti altri.
Purtroppo c’è quel “se”. Finché l’azzardo paga, si grida al genio. Se poi si incappa in Waterloo, tutti sono capaci di annunciarci che quella fine era prevedibile e inevitabile. Proprio per questo avremmo tanto voluto che Matteo non esagerasse, con la sua giovanile baldanza. Bastava che promettesse la metà di ciò che ha promesso, e bastava che ne realizzasse un quarto, per gridare al miracolo. Invece osa forse più di quell’Alessandro sulla cui salute mentale, mentre non aveva ancora raggiunto i trentatré anni, nessuno avrebbe giurato.
Si ha dunque ogni ragione di essere pessimisti, sull’esito finale. Ma è bello rendere a Renzi, già da oggi, l’onore delle armi. È comportandosi come lui che si fa la storia. Che poi il risultato finale sia gloriosissimo, come avvenne ad Augusto, o tristissimo, come fu per Napoleone, dipenderà dalla sua saggezza e, direbbe Machiavelli, dalla Fortuna. Una dea che non regala biglietti vincenti a nessuno.

pardonuovo.myblog.it

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matteo renzi
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