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Politica

L'Italia starà col fiato sospeso almeno ancora per 24 ore. Non arriverà infatti stasera il verdetto della Cassazione sul processo Mediaset: anche se nessuno dei difensori dovesse chiedere un rinvio dell'udienza, o se una tale istanza non fosse accolta dai giudici, è molto difficile che la sentenza per Silvio Berlusconi e i suoi coimputati venga emessa nella serata di martedì. E' probabile che arrivi mercoledì, se non addirittura giovedì mattina "Sono assolutamente tranquillo nel lavoro che stiamo facendo, non penso che ci saranno terremoti". Enrico Letta lascia Atene dopo due giorni di colloqui con il collega greco Antoni Samaras e ostenta serenita' alla possibile vigilia della sentenza della Cassazone sul caso Mediaset. Il suo viaggio e' stato scosso dalle tragiche notizie giunte, tra ieri sera e stanotte, da Avellino, tanto che il premier ha preferito saltare tutti gli appuntamenti non istituzionali, come la visita all'Acropoli, previsti dal cerimoniale greco ed e' stato in frequente contatto con Roma e con la prefettura di Avellino. E infine, al rientro a Roma, ha convocato un consiglio dei ministri per proclamare il lutto nazoinale e domattina partecipera' ai funerali delle troppe vittime. Ma se qualcuno si attendeva un atteggamento turbato dall'incognita della sentenza Mediaset, Letta lo ha voluto smentire in tutti i modi. Il suo atteggiamento e' rimasto prennemente rilassato, con grandi sorrisi verso il collega greco Samaras, che con i giornalisti italiani si e' lasciato sfuggire un "Letta mi ha invitato per ottobre" che fa capire come in effetti il premier lavori come se nulla potesse accadere da un momento all'altro. E a palazzo Chigi confermano questa impostazone: si sta lavorando al dossier sui 'cento giorni' del governo, che cadono il 5 agosto, e si stanno preparando le missioni internazionali per i prossimi mesi. Ma guai a chiedere oltre: " "Non sappiamo niente, decidere cosa succedera' da domani in poi non e' nelle nostre possibilita', l'unica cosa che possiamo fare e' lavorare". E nell'entourage di parlamentari vicini al premier si ricordano come un mantra apotropaico le parole del Capo dello Stato di dieci giorni fa: non ci si avventuri a pensare che si possa staccare la spina. 

L'atteggiamento di serenita' di Letta e' apprezzato al Colle, ma alcuni parlamentari che hanno parlato con il Capo dello Stato riferiscono che al presidente non e' stato anticipato nulla di certo sull'atteggiamento che terra' Berlusconi in caso di condanna, "l'atteggiamento e' prudente perche' nessuno in realta' sa che fara' il Cavaliere - riferiscono - e di certo c'e' solo una cosa: decidera' come sempre lui all'ultimo momento". Nel Pd prevale l'ottimismo sul futuro dell'esecutivo. Un po' per valutazione politica, un po' per strategia politica. Chi sostiene il governo con meno dubbi si dice certo che non succedera' nulla. "Se Berlusconi non fa pazzie - spiega un esponente vicino a Franceschini - in caso di condanna ci saranno un po' di manifestazioni in piazza del Pdl, un po' di manifestazioni del Pd sui giornali e poi si fermera' tutto. Berlusconi ha capito che il suo sostegno al governo e' la condizione migliore per 'pareggiare' l'immagine negativa di una eventuale condanna con quella positiva di statista e avere per se' e le sue aziende le condizioni migliori. Del resto sa che altrimenti dovrebbe combattere con il Capo dello Stato e precipitare il Paese al voto, non conviene nemmeno a lui". E oltre a cio' "le condizioni internazionali, economiche e politico-istituzionali che garantiscono la vita dell'esecutivo non sono venute meno". Del resto lo stesso premier ha detto che "la situazione italiana e' molto piu' stabile di come venga rappresentata. Non ho mai commentato le sentenze e non comincero' ora, a ventiquattr'ore dalla sentenza, ma sono assolutamente sereno e lavoro per l'anno prossimo". Anche un esponente dalemiano si dice certo che il governo non sara' toccato da un'eventuale condanna del Cavaliere: "Berlusconi ha tutto da guadagnare a far vedere che e' uno statista, in piu' passerebbe da vittima. Letta lo sa e per questo vive sonni tranqulli".

Qualcun altro, che apprezza un po' meno l'esecutivo, azzarda ipotesi di lungo periodo e vede addirittura un patto Letta-Pdl per giungere al 2015, condanna o assoluzione che sia, per 'resettare' a quel punto il patto di maggioranza e farlo giungere alla fine della legislatura. Di certo il Pd ha deciso di non accettare lo scontro con il Pdl: "loro hanno l'interesse a tenere alta la tensione, per noi ora e' inutile polemizzare con la parte piu' nervosa del Pdl: non ci prestiamo al loro gioco di alzare la tensione". Perche' una parte del Pd, in realta', teme che il Berlusconi condannato che 'accetta' la prigione, possa essere per i democratici un boomerang elettorale terribile in vista delle europee. "Ma se lo condannano, certo il Pd non puo' ritirare la fiducia al governo, ci terremo un po' di mal di pancia" osserva con un paradosso un democrat filo-governativo. Intanto Letta lavora, tesse la sua tela di contatti in vista del semestre di presidenza italiana della Ue, valuta i dossier privatizzazioni, Imu e legge di stablita'. E prima di ripartire per Roma si concede un'unica battuta maliziosa quando i giornalisti lo incalzano per l'ennesima volta chiedendogli se ci saranno ripercussioni sulla vita dell'esecutivo dalla sentenza Mediaset e se il Pd reggera' all'eventuale fibrillazione del Pdl: "non penso che ci saranno terremoti evocati da chi, forse, spera che questo terremoto ci sia... Io lavoro e sono convinto che le cose andranno bene".

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