Giorgia Meloni chiede all’Europa una risposta rapida contro il caro energia e critica l’intesa annunciata da Donald Trump sul gasolio russo. Nelle comunicazioni al Senato prima del Consiglio europeo, la premier conferma il sostegno all’Ucraina e sollecita un ruolo più incisivo dell’Ue nei negoziati con Mosca.
La premier critica l’intesa Usa-Russia sul gasolio e chiede interventi europei sul costo dell’energia
Il costo dell’energia continua a mettere in difficoltà le imprese europee e Giorgia Meloni chiede a Bruxelles di intervenire rapidamente. Nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, la presidente del Consiglio ha indicato nei prezzi energetici uno dei principali ostacoli alla competitività delle aziende, sollecitando una risposta comune e una revisione delle regole europee che rischiano di aumentare ulteriormente i costi.
“La questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia” e sulla competitività delle imprese è il costo dell’energia, ha spiegato Meloni, sottolineando che “nessuno può rispondere efficacemente da solo” e che serve “una risposta coordinata e rapida”. Per la premier, le regole europee “non possono aggravare la crisi”.
“Accanto alla risposta internazionale serve anche il coraggio di guardare a ciò che possiamo fare noi, in Europa. A partire dalla cosa più scontata: evitare che regole pensate in un contesto completamente diverso da quello che viviamo finiscano oggi per aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando”. La presidente del Consiglio ha richiamato anche le difficoltà delle aziende italiane nel competere sui mercati internazionali: “Perché le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti”, ha aggiunto. “E il tempo per correggere la rotta non è infinito. È su questo che l’Italia ha concentrato il proprio lavoro”.
Meloni critica Trump: l’accordo sul gasolio russo favorisce Mosca
Sul fronte internazionale, la premier ha preso posizione contro l’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso da Donald Trump, giudicandola rischiosa per le possibili conseguenze economiche e politiche a favore del Cremlino.
“L’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump è una scelta che considero molto rischiosa”, ha dichiarato Meloni. La presidente del Consiglio ha contestato anche l’efficacia dell’accordo rispetto all’obiettivo di contenere il rincaro dei carburanti: “L’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”.
Meloni teme dunque che l’intesa possa garantire nuove risorse economiche alla Russia e ridurre l’efficacia delle sanzioni occidentali, mentre proseguono gli attacchi contro le città ucraine.
Ucraina, Meloni conferma il sostegno a Kiev e chiede un inviato europeo
La posizione del Governo italiano sull’Ucraina non cambia. La premier ha ribadito che Roma continuerà a sostenere Kiev, mantenendo la pressione su Mosca e lavorando per preservare l’unità tra Europa e Stati Uniti. “Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace: solo una pace giusta può durare e mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi: dunque posizione del governo non cambia. Sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione”.
Meloni ha poi chiesto che l’Unione europea partecipi con maggiore autorevolezza ai negoziati di pace, sollecitando la nomina di un rappresentante con un mandato condiviso da tutti i Paesi membri. La premier si è rivolta in particolare a Francia, Germania e Gran Bretagna, che partecipano ai colloqui nel formato E3. Se i tre Paesi “ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti”.
L’obiettivo, ha spiegato, è “fare in modo che l’Europa non resti a guardare”, chiedendo che “i Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa. E se su un nome non si trova convergenza, siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse”.
Difesa, Meloni replica alle critiche sui fondi per sanità e scuola
Nelle comunicazioni al Senato, la presidente del Consiglio ha affrontato anche il capitolo delle spese militari, contestando l’idea che le risorse destinate alla difesa vengano necessariamente sottratte ai servizi pubblici.
“Abbiamo scelto di non usare tutto il margine di risorse aggiuntive” per le spese per la difesa, ha spiegato Meloni, sottolineando che “non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola, se non li spendessimo per la difesa non potremmo spenderli in altro, chi racconta che più sicurezza vuol dire meno ospedali e risorse sottratte” al welfare “da un governo di guerrafondai mente sapendo di farlo”. La premier ha quindi difeso la gestione delle risorse destinate alla sicurezza, sostenendo che i margini finanziari disponibili per la difesa non possano essere impiegati automaticamente in altri settori.
Il Consiglio europeo di Bruxelles del 15 e 16 ottobre affronterà anche questi temi, insieme alle misure contro il caro energia e al sostegno all’Ucraina. L’Italia porterà al vertice la richiesta di alleggerire i costi per le imprese, mantenere la pressione sulla Russia e rafforzare il ruolo diplomatico dell’Europa.
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