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Meloni, la minaccia delle urne nasconde un rischio: ritrovarsi fuori da Palazzo Chigi. Retroscena

La legge elettorale resta appesa a diversi nodi. Nel centrodestra si ragiona sulla data delle Politiche, mentre pesa l’incognita Vannacci

Meloni, la minaccia delle urne nasconde un rischio: ritrovarsi fuori da Palazzo Chigi. Retroscena

Elezioni, primavera o ottobre? Il voto divide la maggioranza. E Meloni teme un governo senza FdI

La riunione di maggioranza sulla legge elettorale si è conclusa con pochissime novità, qualche accantonamento (del ballottaggio) e qualche rinvio (la soglia di sbarramento). Insomma, nulla di dirimente, con la data del 28 settembre decisa per l’arrivo in Aula alla Camera del provvedimento, se subirà modifiche al Senato.

“Una discussione necessaria ma poco utile” l’ha definita un parlamentare che si sta occupando della legge elettorale con la promessa dell’anonimato. “Lo spauracchio del voto anticipato sta condizionando la discussione, si deciderà tutto all’ultimo”, continua il parlamentare. Gennaio, aprile, maggio o scadenza naturale del mandato a ottobre: tutte le ipotesi della data del voto sono sul tavolo, al momento.

I ministri Lollobrigida e Ciriani hanno aperto al voto in primavera, motivandolo con questioni pratiche (la legge di bilancio da redigere), ma in realtà profondamente tattico-politiche (l’eventuale accorpamento con le Comunali). Altri ministri di primo piano sono invece per la scadenza di ottobre “soltanto così Vannacci potrà sgonfiarsi, in primavera saremmo troppo a ridosso della fiammata di consenso del Generale”, sostiene un ministro di peso. Un punto di vista non troppo dissimile dal ragionamento di Matteo Salvini: meglio far votare prima le Comunali, Futuro Nazionale si sgonfia non avendo radicamento territoriale e alle Politiche si indebolisce.

Tesi sostanzialmente condivisa, sebbene con accenti diversi, anche dall’altro vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani: “la data giusta è quella di fine legislatura”. Le elezioni anticipate sono anche uno spauracchio usato dalla premier Giorgia Meloni per tenere a bada la maggioranza e in questo senso vanno lette le indiscrezioni sul voto anticipato paventato addirittura a gennaio, se dovessero affossare la legge elettorale.

Ovviamente tutte queste ipotesi non tengono conto del Quirinale, sarà infatti il Presidente della Repubblica a decidere la data di scioglimento delle camere, e conseguentemente delle elezioni anticipate. E questo determina un’ulteriore variabile di incertezza: se la maggioranza andasse in frantumi sulla legge elettorale chi può garantire che non si formi un’altra maggioranza in Parlamento senza Fdi?

Del resto mancherebbero 12 mesi o giù di lì alla scadenza naturale del mandato, compresi 6 mesi necessari ai parlamentari per raggiungere la pensione: “ricordate cosa accadde con Monti per poco più di un anno? Appoggio esterno del Pdl e PD. Una maggioranza di emergenza si trova sempre”, ragiona un politico di lungo corso. E questo salto nel vuoto preoccupa decisamente Giorgia Meloni, almeno quanto la tenuta dei suoi alleati. 

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